venerdì, marzo 26, 2004

Missione. Dal diario di Maddalena

Viaggio nel cuore dell’India

Contraddizioni e povertà di un grande paese

Maddalena Guazzolini è una ragazza come se ne vedono tante a Bagnacavallo. Inpegnata in parrocchia e a livello di volontariato ha accettato l’invito dell’Associazione Internazionale Missionaria, che ha una sede a Faenza, per vivere un’esperienza a contatto con la povertà e le contraddizioni dell’India. Quello che pubblichiamo di seguito è ciò che è scaturito dopo questa particolare esperienza.

“Solitamente quando si dice India, il nostro cervello proietta l’immagine di un posto esotico, palme, religioni e persone “strane”, ma anche qualcosa di proibitivo. Così rimane nella nostra mente qualcosa di affascinante, un desiderio curioso e irraggiungibile.

Per qualcuno parla di Madre Teresa di Calcutta, di lebbrosi, di milioni di persone che vivono in baracche, e purtroppo anche questo rientra nel nostro immaginario e la prima reazione da buoni cristiani è provare quel giusto, ma pericoloso senso di inadeguatezza che ci porta ad essere caritatevoli per mettere a tacere la nostra coscienza.

Non vi posso nascondere che tute queste cose all’inizio sono state il motore della mia decisione di partire.

La possibilità mi è stata offerta dall’Ami nella quale bazzicavo da un po’. Non è un’agenzia viaggi, infatti l’anno scorso (quando è arrivata la proposta) ho iniziato con loro la preparazione: per quasto viaggio, che è andato al di là del semplice viaggio turistico, occorre avere almeno un’idea di quale cultura vai ad incontrare, quali religioni, ma anche sapere che non di va a fare del volontariato per “essere a posto”.

E ciò che si è aperto ai nostri occhi è un mondo nuovo, è stato un incontro coinvolgente e significativo con un’altra cultura e religione così profondamente spirituali e contemplative. Accolti dalle missionarie appartenenti all’associazione abbiamo potuto andare negli “slum” (quartieri di baracche) e il dispensario medico in cui loro operano.  La povertà e la sofferenza non hanno scorciatoie, ti lasciano a nudo i inerme, con il cuore sanguinante ed è allora che prende corpo il passo della prima lettera di Paolo ai Corinzi in cui si parla della carità che, per citare Paolo VI, “è operosa speranza”. Ma ovviamente non è necessario dover andare fino in India per poterlo scoprire.

L’India è comunque un paese immenso, grande quanto l’Europa, ed è il caos: prendete Napoli con il suo traffico, Bologna con le sue persone, Milano con i suoi uffici e Roma e infilatelo in un frullatore e quello che otterrete ancora non rende l’idea. E’ facile innamorarsi dell’India: delle persone che ti sorridono se incontri i loro sguardi e che ti danno l’impressione di essere così sereni, della loro religione così profondamente diversa, ma che offre tanti punti di incontro e ci impegna a un confronto dal quale non possiamo che uscire arricchiti di un po’ di quella capacità di essere contemplativi che abbiamo dimenticato. Qui il vecchio e il nuovo coesistono: ad esempio mentre costruiscono una strada sopraelevata tu puoi vedere tutti i passaggi della costruzione, da quelli che tagliano le pietre con lo scalpello per fare il cemento fino a chi finisce di erigere i giganteschi pilastri.

Non va dimenticato inoltre che l’India è sede delle multinazionali del software che qui agiscono da indisturbati sovrani convogliando nelle loro attività operai, terre e mezzi, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze di certe loro azioni.

Così siamo tornati alla nostra quotidianità fatta di un apparente ordine, che superbamente pretende di essere il riflesso di ciò che ci portiamo dentro, dove mi ritrovo a vivere con rinnovato entusiasmo e ad operare con la consapevolezza che c’è qualcosa che va oltre il mio naso.

L’AMI offre, tramite il Gruppo Mese, la possibilità di fare un’esperienza di un mese come volontari in Eritrea (a Disga gestisce un ospedale). Ovviamente si riproporrà l’esperienza in india”.

Chi fosse interessato chiami il numero 0546 29846.

 

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lunedì, marzo 22, 2004

Siamo responsabili del futuro

Sazi di tutto e distaccati da Dio

 

A pensarci tante cose riempiono le nostre case, ma non più la nostra mente e la nostra vita. Cose che, troppo di frequente sottraggono spazio ai sentimenti, agli affetti autentici e agli obiettivi di senso che renderebbero interessante la vita.

Progettiamo, costruiamo tante cose e con celerità sconosciuta alle generazioni passate, fino a rasentare la frenesia… dell’azione. Ma poco o nulla costruiamo che abbia a che fare con obiettivi che diano senso alle cose che facciamo; valori da tramandare in eredità alle generazioni che prenderanno il nostro posto.

Soprattutto, consumiamo. Non per nulla, ino dei tanti slogan della nostra società, è proprio quella di “civiltà dei consumi”.

Abbiamo inquinato la terra e i fiumi e i mari con i nostri rifiuti, perfino l’aria che respiriamo.

Consumiamo decisamente troppo e troppi scarti inquinano la terra che non riesce più a smaltirli. Le discariche traboccano di tonnellate di rifiuti: testimoni eloquenti della nostra vita di spreconi!

Non siamo più capaci di contemplare, di stupirci, di essere felici con poco. Neppure i bambini provano più stupore di fronte ad un giocattolo nuovo: ne hanno troppi. Sono sazi! Ma il possesso delle cose non può saziare il bisogno d’infinito che è nell’uomo. L’inquietudine di tanti, uomini e donne talvolta alla deriva, che si sono inoltrati in surrogati alienanti e distruttivi della vita, ne sono la conferma.

E tutto è così precario “ a tempo indeterminato”.

Siamo poveri di ideali e siamo poveri di sentimenti umani. Diversamente non si spiegherebbero le tante assurdità del nostro tempo, le tante violenze nel mondo ma anche quelle della porta accanto.

Si parla troppo, si pensa poco. Anche il linguaggio si è impoverito, specialmente nelle fasce più giovani.

E siamo sazi, però, anche di guerre e di morti e di violenze di ogni genere… Forze che Dio ci ha creati per farci guerra l’un l’altro, per opprimere, per torturare, per vendere i più indifesi al mercato dissennato delle orge umane?

Urge trovare una via d’uscita al disagio delle nostre generazioni. Noi siamo i testimoni operanti di quest’epoca che va a completare il progetto di Dio sull’uomo di tutti i tempi. Ognuno di noi è un tassello di questo progetto; tassello che può liberare dinamiche positive o negative verso il futuro. Possiamo affermare che, in qualche modo, noi siamo responsabili del futuro… per questo c’è un bisogno immenso di ancorare le nostre vite a dio che trascende i nostri poveri orizzonti umani e le nostre effimere sazietà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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giovedì, marzo 04, 2004

Kamikaze martiri?

Non vi pare che per un cristiano sia intollerabile sentire parlare di un kamikaze come “martire”.

I martiri cristiani morivano e muoiono per la loro fede… ma senza far del male a nessuno.

 

Digiuno e Quaresima

La Chiesa non ha inventato il digiuno, ma ha ripreso e sviluppato usanze presenti nel mondo greco-romano e soprattutto dal giudaismo.

Il digiuno quaresimale è stato introdotto dal Concilio di Nicea nel 325 in vista della Pasqua.

E’ sempre stato considerato come un cammino spirituale per avvicinarsi a Dio e mai come autopunizione ( infatti è inscindibile dalla preghiera).

La Costituzione “Poenitemini” emanata da Paolo VI nel 1966 inserisce il digiuno nell’impegno più vasto fatto di preghiera e carità, oltre che di privazione.

Il digiuno classico, degli alimenti è divenuto ambiguo nella nostra società. La forma più necessaria e significativa di digiuno per noi oggi si chiama sobrietà. Privarsi volontariamente di piccole o grandi comodità, di quanto è accessorio o inutile, e solidarietà con la povertà di tutti.

Meglio perciò:

Astenersi dal fumo

Eliminare bevande alcoliche

Leggere libri che innalzino la mente e lo spirito

Capire l’uso e il valore del denaro

Frenare la lingua

Non guardare “Bisturi” e tagliare un po’ di Tv

Frenare la gelosia

Eliminare comportamenti violenti

Eliminare il pregiudizio

Lasciar perdere il “Grande Fratello” e occuparsi del fratello della porta accanto

Spegnere la TV quando si mangia (ci si accorgerebbe di quanti si è a tavola)

 

Ognuno aggiunga quello che vuole con un post e vediamo quello che ne viene fuori

 

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