Missione. Dal diario di Maddalena
Viaggio nel cuore dell’India
Contraddizioni e povertà di un grande paese
Maddalena Guazzolini è una ragazza come se ne vedono tante a Bagnacavallo. Inpegnata in parrocchia e a livello di volontariato ha accettato l’invito dell’Associazione Internazionale Missionaria, che ha una sede a Faenza, per vivere un’esperienza a contatto con la povertà e le contraddizioni dell’India. Quello che pubblichiamo di seguito è ciò che è scaturito dopo questa particolare esperienza.
“Solitamente quando si dice India, il nostro cervello proietta l’immagine di un posto esotico, palme, religioni e persone “strane”, ma anche qualcosa di proibitivo. Così rimane nella nostra mente qualcosa di affascinante, un desiderio curioso e irraggiungibile.
Per qualcuno parla di Madre Teresa di Calcutta, di lebbrosi, di milioni di persone che vivono in baracche, e purtroppo anche questo rientra nel nostro immaginario e la prima reazione da buoni cristiani è provare quel giusto, ma pericoloso senso di inadeguatezza che ci porta ad essere caritatevoli per mettere a tacere la nostra coscienza.
Non vi posso nascondere che tute queste cose all’inizio sono state il motore della mia decisione di partire.
La possibilità mi è stata offerta dall’Ami nella quale bazzicavo da un po’. Non è un’agenzia viaggi, infatti l’anno scorso (quando è arrivata la proposta) ho iniziato con loro la preparazione: per quasto viaggio, che è andato al di là del semplice viaggio turistico, occorre avere almeno un’idea di quale cultura vai ad incontrare, quali religioni, ma anche sapere che non di va a fare del volontariato per “essere a posto”.
E ciò che si è aperto ai nostri occhi è un mondo nuovo, è stato un incontro coinvolgente e significativo con un’altra cultura e religione così profondamente spirituali e contemplative. Accolti dalle missionarie appartenenti all’associazione abbiamo potuto andare negli “slum” (quartieri di baracche) e il dispensario medico in cui loro operano. La povertà e la sofferenza non hanno scorciatoie, ti lasciano a nudo i inerme, con il cuore sanguinante ed è allora che prende corpo il passo della prima lettera di Paolo ai Corinzi in cui si parla della carità che, per citare Paolo VI, “è operosa speranza”. Ma ovviamente non è necessario dover andare fino in India per poterlo scoprire.
L’India è comunque un paese immenso, grande quanto l’Europa, ed è il caos: prendete Napoli con il suo traffico, Bologna con le sue persone, Milano con i suoi uffici e Roma e infilatelo in un frullatore e quello che otterrete ancora non rende l’idea. E’ facile innamorarsi dell’India: delle persone che ti sorridono se incontri i loro sguardi e che ti danno l’impressione di essere così sereni, della loro religione così profondamente diversa, ma che offre tanti punti di incontro e ci impegna a un confronto dal quale non possiamo che uscire arricchiti di un po’ di quella capacità di essere contemplativi che abbiamo dimenticato. Qui il vecchio e il nuovo coesistono: ad esempio mentre costruiscono una strada sopraelevata tu puoi vedere tutti i passaggi della costruzione, da quelli che tagliano le pietre con lo scalpello per fare il cemento fino a chi finisce di erigere i giganteschi pilastri.
Non va dimenticato inoltre che l’India è sede delle multinazionali del software che qui agiscono da indisturbati sovrani convogliando nelle loro attività operai, terre e mezzi, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze di certe loro azioni.
Così siamo tornati alla nostra quotidianità fatta di un apparente ordine, che superbamente pretende di essere il riflesso di ciò che ci portiamo dentro, dove mi ritrovo a vivere con rinnovato entusiasmo e ad operare con la consapevolezza che c’è qualcosa che va oltre il mio naso.
L’AMI offre, tramite il Gruppo Mese, la possibilità di fare un’esperienza di un mese come volontari in Eritrea (a Disga gestisce un ospedale). Ovviamente si riproporrà l’esperienza in india”.
Chi fosse interessato chiami il numero 0546 29846.
