domenica, aprile 25, 2004

Il Concorso degli Insegnanti di Religione cattolica

Come molti sanno sono da poco terminate le prove scritte del concorso per l’immissione in ruolo degli insegnanti di religione cattolica. Ho detto che “molti sanno” ma non ho visto sul nostro giornale in questi giorni alcuna notizia in merito, non ho ricevuto un augurio da parte della Cei (se non da una suora “assistente di studio” e da un sacerdote), neppure una misera benedizione da qualsivoglia Vescovo, nemmeno un incoraggiamento da parte della Diocesi e del clero. Non figuro, come insegnante di religione, neppure nell’elenco di coloro ai quali il Vescovo fa gli auguri in occasione delle festività sul giornale diocesano. Mi spendo per il Vangelo in tre scuole ma rischio ogni anno di lasciare il posto al sacerdote per “motivi pastorali”. Sono formato, professionale, creativo, non lavoro solo per i soldi e nonostante questo sono anonimo per la Chiesa che amo, non per i genitori e i ragazzi e questo mi basta. Direte voi: “Non ti preoccupare, riceverai il centuplo lassù” e io aspetto fiducioso anche perché non mi conviene aver fede e speranza nei cambiamenti terreni.

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giovedì, aprile 15, 2004

Le “Benedizioni pasquali”

Da qualche giorno sono terminate le visite alle famiglie da parte dei sacerdoti della parrocchia: abbiamo chiesto a loro alcune impressioni.

La campagna è ancora molto accogliente. Il prete è atteso non solo per la benedizione rituale ma soprattutto in quanto latore dell’annuncio pasquale. La visita permette di incontrare gli anziani e gli ammalati, ma anche coloro che desiderano un incontro personale e profondo che sfocia anche nellaconfessione. Altri scambiano volentieri due chiacchiere, anche quelli che si considerano poco praticanti. Sulle dita di una mano si contano i casi di rifiuto esplicito ad incontrare il sacerdote.

I sacerdoti lamentano però che è sempre più difficile incontrare tutti i membri della famiglia (in aumento le convivenze). In casa ci sono gli anziani e gli ammalati. Molti hanno un concetto strano della visita pasquale, considerata come utile per via della benedizione “perché in questo periodo ne ho bisogno” o assolutamente obsoleta ma accettata “perché male non fa”.

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sabato, aprile 10, 2004

Dal “Vangelo” secondo Mel Gibson

La passione di Gesù raccontata da Mel Gibson non è raccontata per edificare o suscitare buoni sentimenti. Vuol essere un pugno nello stomaco dello spettatore perché si renda conto della realtà tremenda del peccato e si converta a Dio.

Non ci si può aspettare altro da un cattolico tradizionalista come Gibson, per il quale la Chiesa del dopo Concilio è scesa a patti con la cultura secolarizzata, consumista e atea di oggi.

Altre cose che imputa alla Chiesa: di professare un fede troppo “buonista”, pigra, rassegnata, paurosa e una morale facile al compromesso. Di fare celebrazioni troppo piatte e noiose e parlate nella lingua con cui si va al mercato, ragion per cui cadrebbe il senso del mistero. Questo atteggiamento porterebbe a un lento e inesorabile tramonto della Chiesa cattolica, col rischio di essere spazzata via dall’arrivo di altre religioni più combattive.

Cosa propone: una fede più coraggiosa, più chiara e definita. Una morale rigorosa in cui il male si chiama male senza mezzi termini. La celebrazione della Messa in latino. Una chiesa combattiva. Una lettura “fondamentalista2 cioè alla lettera del Vangelo (senza tenere conto del contesto. E dello sviluppo che i testi hanno avuto nel corso della storia.

Pregi del film

Non presenta la solita Passione alla quale siamo abituati.

Il film ci mette faccia a faccia con il costo enorme della Redenzione.

Gesù, alla Mamma che gli si avvicina mentre è schiacciato sotto il peso della croce, dice: “Guarda madre io faccio nuove tutte le cose”.

La scelta di usare la lingua del tempo: I soldati parlano un latino scadente, mentre gli ufficiali e Pilato usano un bel latino.

Il diavolo così lontano dalla nostra iconografia.

Giuda, la sua personalità e la sua fine.

I flashback che Gibson utilizza all’interno di scene lunghe e creude.

Gesù striscia con le ultime forze che ha per mettersi da solo sulla croce (Gison sottolinea così che la morte di Gesù sulla croce è volontaria).

Il film è antisemita?

Assolutamente no. Coloro che ne escono peggio sono i romani che a tratti si mostrano apertamente antisemiti..

Difetti

Per lo più sono cinematografici (all’inizio e alla fine)

Durante gli interrogatori di Gesù, l’evangelica “piccola folla” è un po’ troppo abbondante nel film. Di qui la possibilità di malumori da parte del popolo ebraico (ma è anche vero che mentre Gesù sale al Calvario sono molte di più le persone che protestano per il trattamento inumano riservato al condannato).

Manca la Speranza della Resurrezione anche se Gibson ha dichiarato che il suo è un Film sulla Passione. La resurrezione di Gesù, nel film, sembra un affare privato.

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venerdì, aprile 09, 2004

Missione. Il diario di Roberto Galegati

Tre mesi in Burkina Faso

Acqua, scuola e agricoltura per costruire il futuro

Roberto Galegati è un agricoltore di Bagnacavallo che da un po’ di tempo trascorre le sue “vacanze”invernali in Burkina Faso nella missione di Alberto Longanesi, il nostro concittadino da 30 anni presente in questo povero paese africano.

Nei tre mesi trascorsi in Africa, Galegati si è occupato dei progetti già realizzati o in via di realizzazione, senza trascurare l’aspetto “didattico” dell’essere agricoltore in una regione dove l’agricoltura è vita nel vero senso della parola.

“Ho pure cercato di spiegare – dice Galagati - che esiste una relazione diretta tra ordine in campo e resa delle colture, facendo loro capire (spero) che tenendo tutto in ordine il loro reddito avrebbe potuto essere superiore. Altra cosa importante è stata quella di fare un po’ di formazione sull’uso degli antiparassitari. Ho loro vietato (almeno quando sono lì io) di usare Ddt, Endosulfan e Lindano.Ho poi spiegato cosa è la rotazione delle colture, pianificando le piantagioni future in modo da evitare ristoppio, molto dannoso soprattutto per le solanacee. Infatti il loro problema più grande è quello di una malattia sul pomodoro, che con ristoppi ripetuti (come fanno di solito) rende la coltura assolutamente improduttiva.

Alla data della mia partenza avevano in produzione kombo, fagioli, fagiolini, piselli, pomodori, zucchini, cipolle e cetrioli. Per non dimenticare la vite, che qui dovrebbe riuscire a compiere almeno 2 cicli annuali.

Le stesse cose le ho ripetute a Donse ai produttori associati all’ASK. Questa associazione raggruppa gli agricoltori di molti villaggi (circa 40) e barrage.

Anche nel Seminario di Fabre, che  è il più grande del Burkina Faso, vorrei realizzare un impianto goccia a goccia sull’orto che utilizzano per produrre da mangiare. La cosa sarebbe interessante in quanto riuscirebbero a ridurre notevolmente le spese per la cucina”.

Nel suo viaggio in Burkina Faso, Galegati non si è occupato solo di agricoltura.”Mi sono messo in contatto con le suore dell’Immacolata Concezione di questo paese, in modo da creare - se possibile - un rapporto duraturo di scambio. Hanno creato, circa un anno e mezzo fa, un orfanotrofio che ora raccoglie circa 60 bambini. La maggior parte di questi sono orfani di entrambi i genitori, e se non avessero avuto questo orfanotrofio probabilmente sarebbero morti. Come operatrici ed educatrici, oltre alle suore, sono presenti donne rimaste vedove con figli che si sono rifiutate di seguire la tradizione tribale che le vuole sposate con il fratello del marito defunto divenendone a tutti gli effetti sue schiave. Questo rifiuto della tradizione le porta però ad essere completamente abbandonate e ignorate dalla loro famiglia. In questo modo invece, possono fare qualcosa e avere una loro vita”.

Solidarietà e agricoltura devono andare di pari passo con l’educazione se si vuole essere veramente utili a questi paesi. Solo così si esce dalla logica del mero assistenzialismo e si aiuta veramente l’africano ad essere artefice principale della proprio sviluppo.

“Sono in contatto con il parroco di Ziniarè per vedere di riuscire a instaurare pure qui un rapporto di scambio e corrispondenza magari tra scuole, nella speranza di aiutarli in modo che riescano a fare frequentare la scuola anche a chi non ha i mezzi economici per farlo.

Si eviterebbe così che questi bimbi debbano andare al lavoro e si darebbe loro la possibilità di apprendere

qualcosa, quantomeno imparare a leggere, scrivere e fare un po’ di conti.

Qualche considerazione finale: Sono rimasto colpito in particolare dall’Orfanotrofio e dalla Scuola, anche nel rendermi conto di quanto stanno facendo con i pochi fondi che hanno, per bimbi che non hanno

nulla (ma nulla in assoluto). Pensate alla differenza che c’è. Noi usciamo a mangiare una sera e spendiamo quanto necessita a un bimbo per frequentare un anno di scuola. Facciamo un week-end di vacanza e spendiamo più di quello che necessita a un orfanello in un anno (scuola, mangiare, vestiti, tutto insomma)

Spesso mi vergogno di avere cosi tanto e fare cosi poco.

Rivolgo allora un appello a coloro che mi leggono: rinunciamo ogni tanto a qualcosa per donarlo a questi bimbi. Potete fare avere il vostro contributo in parrocchia o a me personalmente: vi terrò informati, anche attraverso questo giornale”.

postato da: religioneascuola alle ore 13:32 | Permalink | commenti
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