Missione. Il diario di Roberto Galegati
Tre mesi in Burkina Faso
Acqua, scuola e agricoltura per costruire il futuro
Roberto Galegati è un agricoltore di Bagnacavallo che da un po’ di tempo trascorre le sue “vacanze”invernali in Burkina Faso nella missione di Alberto Longanesi, il nostro concittadino da 30 anni presente in questo povero paese africano.
Nei tre mesi trascorsi in Africa, Galegati si è occupato dei progetti già realizzati o in via di realizzazione, senza trascurare l’aspetto “didattico” dell’essere agricoltore in una regione dove l’agricoltura è vita nel vero senso della parola.
“Ho pure cercato di spiegare – dice Galagati - che esiste una relazione diretta tra ordine in campo e resa delle colture, facendo loro capire (spero) che tenendo tutto in ordine il loro reddito avrebbe potuto essere superiore. Altra cosa importante è stata quella di fare un po’ di formazione sull’uso degli antiparassitari. Ho loro vietato (almeno quando sono lì io) di usare Ddt, Endosulfan e Lindano.Ho poi spiegato cosa è la rotazione delle colture, pianificando le piantagioni future in modo da evitare ristoppio, molto dannoso soprattutto per le solanacee. Infatti il loro problema più grande è quello di una malattia sul pomodoro, che con ristoppi ripetuti (come fanno di solito) rende la coltura assolutamente improduttiva.
Alla data della mia partenza avevano in produzione kombo, fagioli, fagiolini, piselli, pomodori, zucchini, cipolle e cetrioli. Per non dimenticare la vite, che qui dovrebbe riuscire a compiere almeno 2 cicli annuali.
Le stesse cose le ho ripetute a Donse ai produttori associati all’ASK. Questa associazione raggruppa gli agricoltori di molti villaggi (circa 40) e barrage.
Anche nel Seminario di Fabre, che è il più grande del Burkina Faso, vorrei realizzare un impianto goccia a goccia sull’orto che utilizzano per produrre da mangiare. La cosa sarebbe interessante in quanto riuscirebbero a ridurre notevolmente le spese per la cucina”.
Nel suo viaggio in Burkina Faso, Galegati non si è occupato solo di agricoltura.”Mi sono messo in contatto con le suore dell’Immacolata Concezione di questo paese, in modo da creare - se possibile - un rapporto duraturo di scambio. Hanno creato, circa un anno e mezzo fa, un orfanotrofio che ora raccoglie circa 60 bambini. La maggior parte di questi sono orfani di entrambi i genitori, e se non avessero avuto questo orfanotrofio probabilmente sarebbero morti. Come operatrici ed educatrici, oltre alle suore, sono presenti donne rimaste vedove con figli che si sono rifiutate di seguire la tradizione tribale che le vuole sposate con il fratello del marito defunto divenendone a tutti gli effetti sue schiave. Questo rifiuto della tradizione le porta però ad essere completamente abbandonate e ignorate dalla loro famiglia. In questo modo invece, possono fare qualcosa e avere una loro vita”.
Solidarietà e agricoltura devono andare di pari passo con l’educazione se si vuole essere veramente utili a questi paesi. Solo così si esce dalla logica del mero assistenzialismo e si aiuta veramente l’africano ad essere artefice principale della proprio sviluppo.
“Sono in contatto con il parroco di Ziniarè per vedere di riuscire a instaurare pure qui un rapporto di scambio e corrispondenza magari tra scuole, nella speranza di aiutarli in modo che riescano a fare frequentare la scuola anche a chi non ha i mezzi economici per farlo.
Si eviterebbe così che questi bimbi debbano andare al lavoro e si darebbe loro la possibilità di apprendere
qualcosa, quantomeno imparare a leggere, scrivere e fare un po’ di conti.
Qualche considerazione finale: Sono rimasto colpito in particolare dall’Orfanotrofio e dalla Scuola, anche nel rendermi conto di quanto stanno facendo con i pochi fondi che hanno, per bimbi che non hanno
nulla (ma nulla in assoluto). Pensate alla differenza che c’è. Noi usciamo a mangiare una sera e spendiamo quanto necessita a un bimbo per frequentare un anno di scuola. Facciamo un week-end di vacanza e spendiamo più di quello che necessita a un orfanello in un anno (scuola, mangiare, vestiti, tutto insomma)
Spesso mi vergogno di avere cosi tanto e fare cosi poco.
Rivolgo allora un appello a coloro che mi leggono: rinunciamo ogni tanto a qualcosa per donarlo a questi bimbi. Potete fare avere il vostro contributo in parrocchia o a me personalmente: vi terrò informati, anche attraverso questo giornale”.