La Madonna della Salute e il suo Santuario (Solarolo)
La storia della nostra immagine di ceramica ingabbiata (una versione più economica della maiolica) parte da una bottega faentina del 1683. Il tipo d'immagine è molto diffuso nella zona e in alcune case solarolesi ancor oggi se ne trovano di "sorelle". Il prototipo è forse un marmo di Benedetto da Maiano, artista conosciuto che ha lavorato a Faenza, datato attorno al 1470 e ora nella National Gallery of Art di Washington. Maria guarda verso sinistra, con il capo reclinato, l'espressione è insieme dolce, soave e triste. Non guarda però il Figlio, guarda noi. È rappresentata vestita nella versione "povera" degli abiti tradizionali. Il manto che raccoglie e protegge madre e figlio da blu diviene bluastro. Il vestito da rosso (colore che identifica in lei la Regina) diviene rossiccio-arancione. Il tutto è reso più grazioso da decorazioni filanti che ricordano forme di fiori. La veste è racchiusa dalla cintura e dal nastro a ferro di cavallo, un richiamo alla sua verginità. La manica colorata di verde termina nel bianco della mano, che stacca l'indice dal medio e nasconde il pollice sotto il lembo opposto del mantello tirato fin sotto il piede di Gesù. Le due dita separate dalle altre tre potrebbero richiamare in una sorta di benedizione la duplice natura umana e divina del Figlio, insieme al mistero della Trinità divina su cui poggia fisicamente il piedino destro di Gesù, la sua realtà di Uomo e Dio e teologicamente la nostra fede in Lui. Il Bimbo è raffigurato nudo nell'innocenza dell'infanzia ma anche nella perfezione dell'uomo alla cui immagine tutti noi siamo stati creati. Come Maria anche il bambino ha un giro di perle al collo la cui funzione è forse solo figurativa, per aiutare a leggere i volti che rischiano di perdersi nel bianco. I due volti si sfiorano, mentre la mano sinistra di Gesù poggia sul collo di Maria, e viceversa. L'abbraccio è totale e forma una spirale che si apre verso di noi invitandoci a entrare. Nel mese di novembre del 1683 la Compagnia dell'Annunziata aveva comprato la formella e l'aveva donata alla Chiesa arcipretale al cui interno era stata esposta. Nell'anno seguente l'arciprete don Nicola Baldassarri l'aveva trasferita portandola in processione alla celletta Bindelli e lì era rimasta. La celletta sorgeva sulla vecchia strada che dalla Rocca di Solarolo portava a Lugo. Rispetto all'attuale Santuario, la costruzione si trovava qualche decina di metri verso sud (verso Solarolo). Dopo un primo periodo di devozione, alla morte di don Baldassarri, la celletta cadde in oblio. Avrebbe forse fatto la fine di altre simili testimonianze di fede, diroccate dal tempo o magari depredate da chi nel nostro secolo ha scoperto il valore commerciale delle madonnine che ornavano architravi, pilastri e cellette. Ma la Provvidenza aveva scritto altre parole nel suo futuro.
Verso la fine del 1729, Ludovico Cassani di Mordano, sarto, dovendo visitare un suo podere nei pressi di Solarolo, si trovava nel primo pomeriggio a passare nei paraggi della celletta. Aveva lasciato a casa la moglie e i due figli molto malati, un terzo, diacono, era pure ammalato in seguito ad un'epidemia che dall'estate imperversava nel ravennate. Preso anch'egli da brividi di febbre rivolse preghiere all'immagine di Maria, come usualmente faceva. Queste ebbero su di lui un effetto di grande consolazione spirituale e fisica, e giunto a casa ebbe la bella sorpresa d'essere accolto dalla moglie convalescente e dai figli, anch'essi guariti. Attribuirne il merito a Maria e diffonderne la voce nei paesi intorno, soprattutto a Solarolo, fu probabilmente questione di un attimo.
(fine prima parte)
Fu immediato il fiorire di visite, preghiere, tante delle quali furono esaudite, al punto che la gente iniziò a portare doni e la Confraternita provvide ad aprire una porta sul davanti della celletta e poi ad aggiungere un piccolo portico. Intanto le febbri scomparvero rendendo possibile ad ancora più persone l'accorrere alla celletta, al punto che il nuovo arciprete don Campione Pontelunghi mandò alcuni chierici e sacerdoti perché guidassero nei giorni festivi le preghiere che vi venivano innalzate. Al medesimo arciprete dobbiamo la felice intuizione di attribuire ufficialmente all'immagine il titolo di "Madonna della Salute", accogliendo probabilmente la denominazione popolare sorta e diffusasi spontaneamente.
Già l'anno successivo iniziò l'uso di portare l'immagine in processione durante le Rogazioni, nella settimana precedente l'Ascensione. È simpatica la narrazione, di molto successiva, della discussione popolare sull'opportunità o meno di staccare la formella da muro, o segarlo, o fare altro. Ognuno a Solarolo disse con pareri discordanti. Alla fine s'impose don Pontelunghi: che ordinò al muratore di battere con forza sullo scalpello e l'immagine si staccò, integra, cadendo nelle sue mani. Abbiamo le narrazioni della straordinaria devozione che caratterizzò queste prime Rogazioni. Aumentarono le grazie e l'afflusso dei pellegrini, al punto che il servizio dei sacerdoti solarolesi divenne quotidiano e per favorirlo fu costruita una stanza sulla sinistra della celletta. Da qui alla proposta di costruire un Santuario il passo fu breve. Già il 27 novembre del 1730 il Vescovo autorizzò i lavori. Gli scavi iniziarono nel maggio del 1731 ed il 6 giugno mons. Lomellino, vescovo di Faenza, pose la prima pietra della nuova Chiesa su progetto dell'architetto faentino Carlo Cesare Scaletta. Raccontano le cronache che i solarolesi ebbero dal vescovo il permesso di raccogliere offerte in tutte le parrocchie della diocesi di Faenza e forse anche di Imola. L'altare maggiore fu realizzato su disegno di Giovanni Fuschini di Ravenna, forse ispirato all'altare maggiore di S. Maria dell'Angelo in Faenza.
Il Santuario fu inaugurato nel settembre del 1736, mentre le celebrazioni iniziarono il 16 con il trasferimento dell'immagine nella chiesetta dell'Annunziata, per culminare con la benedizione impartita alla nuova chiesa dall'arciprete con il permesso di mons. Lomellino, cui seguì la celebrazione eucaristica solenne. La vecchia celletta era stata intanto demolita, per aprire il piazzale di fianco alla chiesa. Le cronache del tempo ricordano festeggiamenti così solenni ed una tale partecipazione da far mancare i generi alimentari nei negozi. Di questo episodio si stabilì di celebrarne la ricorrenza ogni IV domenica di settembre.
Inizia così la storia della Madonna della Salute nel suo Santuario. Una storia fatta di intercessioni per la salute degli uomini, come fu per l'epidemia di colera del 1855 dalle quali il paese fu risparmiato, non completamente ma pur tuttavia in modo significativo. Ciò avvenne anche per la salute degli animali, in particolare nelle ricorrenti epidemie di febbri epizootiche. Alle intercessioni comunitarie si accompagnarono le grazie individuali ben testimoniate dai quasi duecento ex-voto (alcuni dei quali trafugati o dispersi negli anni), le targhe per grazia ricevuta, i racconti di prodigiose guarigioni raccolte da vari testimoni, le donazioni grazie alle quali il Santuario si ritrovò abbellito. Rilevanti per la storia del Santuario furono le peripezie successive all'occupazione francese avvenuta nel 1796 che portò l'anno successivo alla soppressione di tutte le Congregazioni. I beni della Confraternita passarono all'Agenzia Municipale che poi divenne Comitato di Pubblica Beneficenza. Il Santuario passò invece alla Nazione dalla quale si tentò inutilmente negli anni successivi di recuperare il tutto, cosa che fu possibile solo con il ristabilimento delle Congregazioni di Carità da parte degli austriaci nel 1814 e poi definitivamente da Pio VII nel 1821. La Congregazione divenne poi Opera Pia e come tale passò di proprietà al Comune di Solarolo, al quale tutt'oggi il Santuario appartiene, nonostante sia affidato alla Parrocchia.
(fine seconda parte)
La devozione portò all'attribuzione di grazie particolari da parte della Santa Sede. La prima fu la concessione da parte di Pio VI nel 1798 di ottenervi in perpetuo la Santa Indulgenza della Porziuncola. La seconda fu la solenne incoronazione che ebbe luogo il 18 maggio del 1879 per mano di mons. Folicaldi. La terza fu il riconoscimento il 12 aprile 1904 nel primo giubileo dell'incoronazione su pressante preghiera di tutta la popolazione della Madonna della Salute quale Patrona e Protettrice di tutto il Comune e il territorio di Solarolo. I festeggiamenti organizzati dall'arciprete mons. Raffaele Bettelli che si celebrano ogni anno la domenica in Albis intendono festeggiare proprio questa ricorrenza. Lo stesso arciprete è per noi molto importante perché fu anima del lavoro dello storico faentino mons. Francesco Lanzoni, che raccolse e pubblicò le testimonianze circa la Madonna e il Santuario. Furono poi pubblicate prima a puntate nel "Bollettino Solarolese", poi insieme in un volumetto. Alcune delle fonti sono poi andate perdute, per cui l'opera del Lanzoni è insostituibile. Nel 1929 furono fatti solenni festeggiamenti per il II centenario dall'inizio della venerazione e nel 50° dell'incoronazione, ad opera di mons. Giuseppe Babini, l'allora arciprete e redattore del giornalino "Nostra Salus" dedicato alla Madonna. Durante la II Guerra Mondiale l'immagine fu trasferita nella Chiesa Arcipretale in Solarolo per difenderla da ogni eventuale sfregio. Disgrazia volle che nel 1945 al passaggio del fronte i tedeschi fecero saltare il campanile che, crollando sulla chiesa la distrusse riducendo in briciole la formella di ceramica. Era il 10 aprile, data che i Solarolesi ricorderanno per sempre anche perché fu fatta saltare la rocca, che crollando su alcune case adiacenti causò 35 morti. I frammenti dell'immagine furono raccolti dal cappellano don Stefano Ceroni e ricomposti con l'aggiunta di scagliola. L'immagine fu ridipinta nelle parti mancanti e, in seguito, ritoccata fino al restauro compiuto nel 1990-91 a opera dall'Istituto Statale di Ceramica d'Arte di Faenza. Il restauro fu a sua volta lievemente corretto e completato definitivamente dalla prof. Castellari nel 2001, accogliendo l'indicazione di rendere l'immagine più leggibile ai fedeli.
Per quanto riguarda l'iconografia della Madonna della Salute una simpatica diceria nacque l'11 settembre 1787. Un pittore, Giuseppe Padovani di Argenta si mise al lavoro per farne una copia su carta. Tuttavia, ogni volta che si guardava la Madonna o il Bimbo, essi apparivano diversi, come se si fossero spostati. Tentò anche il padre cappuccino Francesco Maria da Mirandola (che ci ha lasciato questo racconto) ma senza riuscire. Fin a quando non si pregò Gesù Bambino affinché convincesse la Madre a lasciarsi ritrarre e fu allora possibile compiere l'opera, seppur con risultati insoddisfacenti. Sono testimoniate invece varie stampe e riproduzioni, la più nota delle quali è ancora disponibile essendo stata riproposta nel giubileo del 1979. Esistono anche copie in ceramica di diversa fattura proposte in tempi diversi da alcune botteghe faentine e solarolesi.
