martedì, novembre 30, 2004

Le profezie dell'Avvento

 

Il tempo d’ Avvento è un tempo fatto apposta per cercare i segni che ci preannunciano il Messia.

E’ un tempo fatto apposta per sfidare il vuoto di valori di questo mondo, per darci speranza, per aiutarci a vedere la straordinaria luce del Messia che si intravede fra le tenebre che ci circondano.

Siamo un popolo che veglia e cerca la verità?

Come gli antichi Magi abbiamo il Libro della Parola di Dio che contiene i segni attraverso i quali riconosceremo il Messia. La Bibbia è la mappa che ci indica la strada per entrare nel mistero e avere occhi per vedere l’invisibile.

Ma chi è questo Messia. Che cosa può portare a noi che abbiamo tutto. Prima di tutto la pace.

Sentite il profeta Isaia:

“Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Trasformeranno le loro spade in aratri per lavorare e vivere in pace, le loro lance in falci per mietere il grano. Un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo e non si eserciteranno più nell’arte della guerra”.

Quando il Messia verrà succederanno cose che ora per noi sono incredibili.

Ascoltate ancora il profeta Isaia:

“Il lupo dimorerà insieme all’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il giovane leone pascoleranno assieme e un fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli e il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il neonato giocherà sopra la tana del serpente velenoso e lui non lo attaccherà”.

Si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno le orecchie ai sordi. Lo zoppo salterà come un cervo e griderà di gioia la lingua del muto”.

Il Messia non verrà solo per fare cose grandi, per compiere miracoli; farà ancora di più: ci salverà. Come faremo a riconoscerlo con certezza?

Sentiamo ancora Isaia:

“ Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele che vuol dire Dio con noi.

Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, Spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di conoscenza e di timore del Signore.

“Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i poveri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese.La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra farà perire il malvagio. Cintura dei suoi fianchi sarà la fedeltà”.

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sabato, novembre 27, 2004
 

Vivere l'Avvento

 

Per fortuna che l'Avvento inizia anche se non lo vogliamo. Attraverso la liturgia di quelle alcune settimane si respira un'aria nuova: deve arrivare Qualcuno, Uno che è atteso da sempre, c'è da preparare l'accoglienza, chissà cosa porterà di nuovo...

Poter sperare è la risorsa più bella della vita, soprattutto perché si tratta di una speranza sicura: attendiamo Uno che è già qui tra noi, ma che deve essere accolto di nuovo. "Venne tra i suoi, ma i suoi non lo accolsero..." è ancora valido. Anche per noi è troppo facile dimenticarlo, nasconderlo, vergognarci di Lui, fare conto che non ci sia. Invece abbiamo bisogno di Lui più che dell'aria che respiriamo; abbiamo bisogno che Cristo ricuperi il posto che Gli spetta nella nostra vita.

L'Avvento è una opportunità perché questo avvenga. Dipende da noi; la liturgia è la grande risorsa per aiutarci nella sterzata che ci rimette in carreggiata. Di domenica in domenica saremo guidati in un percorso di avvicinamento alla venuta di Gesù. Ogni domenica ha un messaggio preciso: "il signore verrà"; "convertitevi perché il regno dei cieli è vicino"; "sei tu colui che deve venire?"; "Dio con noi, noi con Dio".

A Natale vogliamo poter guardare Gesù Bambino negli occhi, e capire che Lui sa che non Lo prendiamo in giro.

Poi, certo, il Natale verrà con tutte le sue ambiguità culturali, commerciali, turistiche; ma non facciamo l'errore di dimenticarci proprio del Festeggiato, cominciando a togliere di mezzo Gesù, per farne la festa della luce, dei bambini, della pace... Gesù fa bene per tutte queste cose, e fa bene anche a coloro che non ci credono o lavorano contro. In fondo è molto bello che il Natale per un motivo o per l'altro sia la festa più conosciuta nel mondo; anche questo è motivo di speranza.

Vieni, signore Gesù, vieni e non tardare.

+ Claudio Stagni

Vescovo di Faenza - Modigliana

 

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sabato, novembre 20, 2004

E’ SEMPRE PIU’ DIFFICILE

VOLERCI BENE

Diceva S. Francesco di Sales: “Si può essere persone molto devote ed essere cattivi cristiani. Si possono dire molte preghiere, si può frequentare la Chiesa e i Sacramenti, ma non si è cristiani se non si ama il prossimo.

Alcuni casi concreti, d’ogni giorno:

I Non ha amore per gli altri chi si fa strada sul tram, per la via, spingendo gli altri che gli stanno attorno e… pestando i piedi.

I Non ha carità per gli altri l’indifferente che non si preoccupa se le sue parole, i suoi movimenti incomodano o no i suoi vicini

I Non ha carità per gli altri chi non dà la precedenza ad un lavoratore che porta un peso; chi non cede il posto al più anziano.

I Non ha carità per gli altri chi spende e spande in cose superflue e mette in mostra abiti, macchine costose, quando potrebbe aiutare bambini che hanno fame e anziani abbandonati.

I Non ha carità per gli altri chi pretende d’essere servito, e non si sforza di provare il suo amore a Dio aiutando i suoi fratelli in maniera attiva e intelligente.

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giovedì, novembre 18, 2004

Mai più guerre in nome di Dio! Mai più violenza! Mai più terrorismo! Mai più guerra!

In nome di Dio ogni religione porti sulla terra giustizia e pace, perdono, vita  e amore!

Giovanni Paolo II

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giovedì, novembre 11, 2004
Zapatero e il suo sperimentalismo sociale

Sotto tiro ora in Europa il fondamentalismo laicista

Luigi Geninazzi da Avvenire 6/11/2004

Sembra proprio che l'Europa debba riscoprire l'America. Con la vittoria di Bush è balzato agli onori della cronaca un "mondo" che il vecchio continente aveva ultimamente ignorato, o, per meglio dire, aveva fatto finta di non conoscere per evitare di prenderlo sul serio. Dell'America pensavamo di conoscere tutto. Anche per questo noi europei, nonostante comuni radici e le alleanze politico-militari tra le due sponde dell'Atlantico, abbiamo sempre rivendicato una sorta di superiorità culturale nei confronti degli Stati Uniti. Un ruolo di cui si è fatta spesso portavoce la Francia e che recentemente ha trovato in Chirac uno degli interpreti più intransigenti. All'America "decisionista" si è contrapposta anche la Germania di Schröder, il quale è tornato a ribadire ad esempio il suo netto rifiuto ad un coinvolgimento militare in Iraq. Ma l'asse franco-tedesco ha perso alquanto la sua carica polemica e rischia di riprodurre in modo rovesciato l'unilateralismo che aveva caratterizzato il primo quadriennio di Bush alla Casa Bianca. Un cambiamento di rotta oggi è più che probabile, con il conseguente riavvicinamento tra Washington e quelle capitali europee che si erano legittimamente opposte alla guerra in Iraq. Fra l'America "figlia di Marte" e l'Europa "figlia di Venere", secondo la famosa definizione di Kagan, resteranno profonde divergenze. Ma non è questo il punto. Oggi l'Europa è chiamata a prendere posizione davanti all'America profonda, quella che ha sancito l'inaspettato trionfo popolare di Bush. È l'America che si riconosce nei valori morali e religiosi della propria tradizione, dice no allo sperimentalismo sociale, alla precarietà dei valori che ancorano l'esistenza. È l'America «su cui è facile fare la caricatura - ha detto Karl Rove, lo stratega della vittoria elettorale di Bush - Ma sono i vostri vicini di cas a, quelli che vanno in chiesa la domenica e la cui prima preoccupazione sono i valori familiari e religiosi». È l'America che, ha notato ironicamente Buttiglione, «non passerebbe l'esame dell'euro-parlamento di Strasburgo». Non è un caso, allora, se oggi in Europa la bandiera dell'anti-americanismo è passata nelle mani di Zapatero, il giovane premier che sta sommergendo la Spagna con una raffica di provvedimenti ultra-permissivi dal divorzio-lampo all'aborto facilitato, alle adozioni omosessuali, alla ricerca sulle staminali embrionali, fino all'eutanasia. Appare questa l'ultima spiaggia della sinistra europea. Un progressismo votato al nulla, un'idea di democrazia che coincide con l'indifferentismo radicale dove non ci sono valori che valgono per se stessi benché abbiano accomunato generazioni e generazioni, ma esistono soltanto desideri dei singoli e interessi di lobby agguerrite.
Zapatero, congratulandosi con Bush per la sua rielezione, ha espresso l'augurio di una nuova stagione di dialogo tra Spagna e Stati Uniti ma ha ribadito che «ogni Paese ha diritto ad essere rispettato per quanto riguarda la scelte e i principi a livello nazionale». Come a dire che le vicende americane non possono avere contraccolpi sulla politica interna spagnola. Al poco elaborato "conservatorismo" di Bush ecco che Zapatero contrappone il suo "fondamentalismo laicista". Sarebbe questa la superiorità dell'Europa?



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lunedì, novembre 08, 2004
SCUOLA
DON GIOSUÈ TOSONI SPIEGA I POSSIBILI MOTIVI DEL DISIMPEGNO


UN’OCCASIONE FORMATIVA
CHE NON VA SPRECATA


Per essere una materia facoltativa i risultati sono buoni, anche se a volte prevale la voglia di avere un’ora libera.

«La percentuale degli studenti che si avvalgono dell’Irc (Insegnamento della religione cattolica) mostra un’ottima tenuta. In fondo si tratta di una disciplina curriculare, ma lasciata alla libera scelta delle famiglie e degli studenti. Mi piacerebbe tanto poter verificare che cosa succederebbe se tutte le altre materie fossero altrettanto facoltative!». È netto il giudizio di don Giosuè Tosoni, responsabile del Servizio nazionale per l’insegnamento della religione cattolica, istituito presso la Conferenza episcopale italiana.

  • Non siete preoccupati per la situazione "a macchia di leopardo" che si riscontra nelle diverse zone del Paese?

«Certamente, tanto che abbiamo da tempo avviato un’azione diretta, sul campo, per dialogare con gli studenti e con le famiglie per comprendere le motivazioni del loro disimpegno. Non di rado quello che si manifesta è il piacere di avere un’ora di tempo libero in più, piuttosto che il rifiuto dell’insegnamento di religione. Ed è per questo che lo Stato si trova sollecitato a preoccuparsi dell’ora alternativa, in modo che lo studente non perda un’occasione educativa e sia posto davvero di fronte a una scelta».

  • In qualche modo il leggero incremento dei "non avvalentisi" è dovuto anche alla maggiore percentuale di studenti immigrati, di religione islamica od orientale?

«La mia percezione è diversa. Molto spesso i ragazzi che appartengono ad altre religioni hanno compreso meglio dei nostri quale sia il vero senso dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola, tanto che lo scelgono per comprendere meglio la cultura e la storia all’interno della quale si trovano oggi a vivere».

Tabella.

  • Il concorso per l’immissione in ruolo degli insegnanti di religione ha risposto agli obiettivi che lo avevano motivato?

«Credo di sì, perché ha sanato una vicenda paradossale che andava avanti da vent’anni. La media nazionale dei non ammessi è stata del 3 per cento nelle secondarie e del 7 per cento nelle primarie. Ma anche in questo caso la situazione è apparsa variegata: in certe regioni, come il Veneto e l’Emilia-Romagna, abbiamo avuto una forte percentuale di respinti, al contrario di altre, come il Lazio e la Puglia, nelle quali quasi tutti sono stati promossi. E questo certamente non è dipeso dalla diversa preparazione dei docenti».

  • E per gli esclusi, invece, che cosa accadrà?

«Quello che conta davvero è la fiducia del vescovo nei riguardi degli insegnanti, riconosciuta mediante l’idoneità. Posso garantire che, là dove le cose a livello diocesano funzionano bene, nessuno resterà a casa, perché si attueranno i recuperi all’interno della fascia del 30 per cento di cattedre generalmente attribuite a sacerdoti e religiosi».

  • Non c’è però da parte vostra il timore che un po’ di insegnanti, oggi immessi in ruolo, tra qualche tempo possano optare per cattedre di altre materie?

«Chi ne avrà i requisiti, potrà ovviamente fare le proprie scelte, rispettando le norme ministeriali. Ma la sensazione che ho è che ciò non avverrà, sia perché occorrono specifici requisiti, sia perché quanti hanno scelto di insegnare religione sono molto motivati. La sicurezza giuridica non ha fatto altro che confermarli nel loro intento di svolgere con serietà questo lavoro».

Saverio Gaeta
 
Tratto da famiglia Cristiana del 24/10/2004










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giovedì, novembre 04, 2004

L'Ora di religione
Nove studenti su dieci scelgono ancora di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, anche se la realtà è "a macchia di leopardo".
I più recenti dati sull’Insegnamento della religione cattolica (Irc), relativi all’anno scolastico 2003-04, mostrano una sostanziale tenuta complessiva: la media nazionale degli studenti che se ne avvalgono è il 92,7 per cento, rispetto al 93,5 per cento di dieci anni fa. A livello locale emerge una fotografia "a macchia di leopardo", con una significativa disomogeneità fra le diverse zone d’Italia: nel Nord la media di adesione è dell’88,2%, nel Centro è del 91,5% e nel Sud è del 98,5%. Più in particolare, a regioni che nell’ultimo biennio manifestano un trend lineare, come la Campania (che oscilla sempre attorno al 99% di adesioni), o che addirittura hanno visto aumentare la partecipazione, come l’Emilia-Romagna (passata dall’87% al 90,4%), si affiancano altre, come la Lombardia, dove dall’89,2% del 2002-03 si è passati all’87,3 dello scorso anno. Si conferma invece la graduale perdita di alunni nel corso dell’itinerario scolastico, con un tracollo soprattutto fra le medie inferiori e superiori: nelle prime c’è il 94,1% di studenti che si avvalgono, contro l’86,5% delle superiori. Dinanzi alle sfide che ovviamente vengono proposte da tali cifre, c’è da segnalare il progressivo miglioramento nella qualità dei docenti, che proprio negli ultimi mesi hanno affrontato il tanto atteso concorso per l’immissione in ruolo, che li parifica giuridicamente agli insegnanti delle altre discipline. Sono più di 15.000 le cattedre assegnate. E la metamorfosi avvenuta nel corpo docente è evidente se si pensa che i laici sono passati dal 63,4% del 1993-94 all’attuale 81,8%, di cui due terzi sono donne.

Saverio Gaeta

tratto da Famiglia Cristiana 24/10/2004



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