venerdì, dicembre 24, 2004
 


 
 
 

A

chi

ama

dormire

ma si sveglia

sempre di buon

umore, a chi saluta

ancora con un bacio, a

chi lavora molto e si diverte di

più, a chi va di fretta in auto ma

non suona ai semafori, a chi arriva

in ritardo ma non cerca scuse, a chi spegne

la televisione per fare due chiacchiere, a chi è

felice il doppio quando fa a metà, a chi si alza presto

per aiutare un amico, a chi ha l’entusiasmo di un bambino

e pensieri da uomo, a chi vede nero ma solo quando è buio

a chi non aspetta Natale

per salutare

gli amici

Un augurio di Buon Natale e di un sereno 2005

 

 



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mercoledì, dicembre 22, 2004

Il Messia o i valori?

Richiamo all’identità cristiana

In una società multietnica e pluralista diventa sempre più urgente avere piena consapevolezza di sé e delle proprie caratteristiche.

Questo non allo scopo di alzare steccati che impediscono il dialogo e la convivenza pacifica, ma al contrario per far uscire tutti dalla confusione e dalla disinformazione che, facilitando l’indifferenza, finiscono per non riconoscere ai singoli l’identità personale e ai gruppi e/o movimenti le caratteristiche peculiari.

Il Natale è nato come la festa tipica della comunità cristiana. Resta inteso che ciascuno è libero di viverlo come vuole, soprattutto in ossequio al pluralismo che consente di far riferimento alle più varie tradizioni antiche e/o moderne, indigene o importate, ma che non può avocare a sé una primogenitura che non ha.

In questi ultimi secoli infatti il Natale ha acquisito il ruolo di occasione per sottolineare i valori: dalla famiglia (Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi), alla Pace (pace in terra agli uomini di buona volontà), alla solidarietà (l’opera buona, il regalo, il dono, l’elemosina che fanno sentire più buoni). In questo pluralismo di valori, tutti buoni e meritevoli di apprezzamento e attenzione, come spiegare l’origine del Natale ad. Esempio a un musulmano o anche ai nostri bambini?

Dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: ci sono due misteri/verità che sono i più importanti della fede cristiana, uno afferma: “Gesù Cristo si è incarnato, ha patito, è morto per noi e poi è risorto”. Ecco spiegata l’importanza del Natale: è una festa nata per celebrare, e cioè manifestare anche pubblicamente, una delle principale convinzioni della comunità cristiana: il Figlio di Dio è nato col nome di Gesù di Nazareth, in lui Dio ha voluto venire a condividere la nostra avventura umana.

Sarebbe improprio e decisamente riduttivo, non rispettoso della storia del nostro paese, insegnarlo e tramandarlo solo come occasione di esaltazione e/o recupero di qualche valore; si potrà spiegare invece che quei valori sono scaturiti dal cammino che il cristianesimo ha compiuto nei secoli nel nostro paese, non senza la collaborazione di tante persone di buona volontà.

Come festeggiamo la nostra nascita, quella dei figli, dei genitori, fratelli, sorelle, parenti e amici, altrettanto festeggiamo tutti assieme e pubblicamente la nascita di questo grande personaggio della nostra storia che i cristiani considerano Figlio di Dio ed è tanto importante per noi perché ha voluto condividere fino in fondo la nostra condizione umana.

La gioia del natale è una esperienza forte del cristiano, che richiama e rinnova tutte le motivazioni della sua esistenza, ben diversa dai sentimenti collegati all’uno o all’altro dei tanti valori che col tempo ad esso sono scaturiti e ad esso oggi si volgiono collegare.

Auguro a tutti questa gioia. Buon Natale!

don Luigi Guerrini

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sabato, dicembre 18, 2004

Il presepe secondo Kinder

 

In un’ Italia che fa sondaggi su tutto, figuriamoci se scampava il Natale! Così veniamo a sapere che la quasi totalità di noi fa l’albero di Natale e che sempre meno persone, in uno stato con il 81,7% di cattolici, prepara il presepe.

Scopriamo che l’allestimento del presepe non è più un’attività della famiglia, che è sempre più piccolo e sempre più relegato in un angolino della casa che invece accoglie con tutti gli onori il più sfavillante e appariscente abete natalizio.

Scopriamo che molti bambini non lo amano perché “triste”, che molte mamme ne boicottano la costruzione per evitare di sporcare, che molti genitori preferiscono acquistare una natività “soprammobile” da collegare alla presa più vicina che si possa rimuovere velocemente al termine delle festività.

Da circa un anno, però, riscontriamo piccoli segnali di ripresa grazie… agli ovetti Kinder. Sì, cari lettori, il rilancio del presepe si deve alla scatola-capanna con nove ovetti contenenti le statuine del presepe messa sul mercato dalla Ferrero alla modica cifra di 7,50 euro.

Non occorrerà più impegnarci a presentare le tappe dell’Avvento, basterà semplicemente aprire un uovo, mangiare la cioccolata e collocare il personaggio prodigiosamente uscito grazie al fato e non all’ anno liturgico. Alla fine avremo un delizioso presepe, un bimbo non certo ripieno di spirito natalizio e una mamma che smetterà di brontolare a causa del muschio e della segatura sparsi per tutta la casa.

Evitiamo, però, di colpevolizzare troppo queste povere famiglie!

In fin dei conti chi spiega ancora il valore di questa sacra rappresentazione? Chi dedica tempo ed energie a spiegare i segni e i simboli tanto cari al cristianesimo se non gli insegnanti di religione?

Il supermarket, d’ora in poi, sostituirà la catechesi noiosa, chiassosa e spesso inconcludente? La cassiera diverrà mediatrice di spiritualità fai da te, non troppo dissimile da ciò che certi catechisti “allestiscono” cinque minuti prima di incontrare i ragazzi?

Parliamo senza paura ai nostri ragazzi di ciò che sta alla base della nostra identità di cristiani e di italiani. Ma attenti alle parole. Da adesso in avanti non potremo più usare, senza essere fraintesi, frasi come: “Gesù è il dono più bello fatto da Dio a tutti noi”. I bambini correrebbero a cercare Gesù negli ovetti, non certo nel Vangelo.

Pensiamo un po’ anche a questo, immersi nelle mille cose da pensare per questo Natale.

 

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venerdì, dicembre 17, 2004

Il Corano dedica a Gesù, sua madre e ai suoi discepoli 3173 parole, pari al 4,1% di quelle contenute in tutto il Libro sacro dell'Islam. Noi facciamo fatica ad accettare un presepe nelle scuole.

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giovedì, dicembre 09, 2004
 

 

Fate il presepe, non offende i ragazzi islamici

Natale può diventare la festa condivisa da cristiani e musulmani. Cominciando dalle scuole IL PRESEPE
Allam Magdi

Forse i presidi e gli insegnanti che nel nome del relativismo culturale hanno ritenuto opportuno abolire il presepe, l' alberello e Babbo Natale nelle scuole italiane, per non urtare una supposta suscettibilità degli studenti musulmani, non conoscono i versetti del Corano (Sura III 45-46) che recitano: «E quando gli angeli dissero a Maria: O Maria, Dio t' annunzia la buona novella d' una Parola che viene da Lui, e il cui nome sarà il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell' altro e uno dei più vicini a Dio. Ed egli parlerà agli uomini dalla culla come un adulto, e sarà dei Buoni». Perché se lo conoscessero saprebbero che l' Islam, al pari del cristianesimo, venera Gesù e Maria e riconosce il dogma dell' immacolata concezione. Capirebbero che proprio la festa del Natale potrebbe rappresentare uno straordinario momento di condivisione spirituale, di partecipazione religiosa e di intesa umana tra cristiani e musulmani. E che proprio la scuola, la sede istituzionale e ideale dove si forgiano la mente e l' animo delle future generazioni, dovrebbe esaltare la festa di Natale rendendolo un passo saliente verso il traguardo della comune civiltà dell' uomo. La condivisione della spiritualità è un dato di fatto tra le tre grandi religioni monoteiste rivelate dal momento che credono negli stessi profeti. A Hebron le tombe di Abramo, Isacco e Giacobbe sono venerate da ebrei, cristiani e musulmani, anche se vi accedono da due ingressi separati. Due portoni distinti erano presenti anche nella chiesa di Damasco dove è custodita la reliquia di San Giovanni Battista, venerata da cristiani e musulmani, prima che si trasformasse interamente nella moschea Omayyade dove nel maggio 2001 papa Wojtyla entrò per la prima volta raccogliendosi in meditazione affiancato dalle maggiori autorità islamiche siriane. In Egitto esistono una decina di santuari mariani, edificati nei luoghi dove si ritiene abbiano sostato Gesù, Maria e Giuseppe durante la loro fuga dalla Terra santa, e dove annualmente si recano in pellegrinaggio cristiani e musulmani. Ebbene anche il Natale, proprio nella culla del cattolicesimo, potrebbe trasformarsi nella festa probabilmente più significativa della condivisione spirituale tra cristiani e musulmani. Ci sono degli esempi illuminanti. A Nazareth i musulmani preparano l' albero di Natale per condividere la festa dei loro fratelli cristiani. Nel 1995 Yasser Arafat che era un fervente musulmano praticante, dopo il matrimonio con la cristiana Suha al Tawil, partecipò alla messa di Natale nella chiesa della Natività a Betlemme. E quando gli integralisti islamici lo criticarono, lo stesso mufti (massima autorità giuridica islamica) dei palestinesi, lo sheikh Al Alami, disse che i musulmani possono partecipare alla messa di Natale. E non a caso è Feras Jabareen, l' imam della moschea di Colle Val d' Elsa, un palestinese con cittadinanza israeliana, un musulmano praticante con un radicato rispetto per la fede altrui, a sottoscrivere l' iniziativa della festa del Natale condivisa da cristiani e musulmani: «Gesù e Maria fanno parte della nostra religione e della nostra devozione. Il Natale deve diventare un momento di incontro, di riflessione e anche di integrazione». Aggiunge una puntualizzazione: «Ritengo doveroso che i musulmani partecipino con i loro fratelli cristiani alla gioia del Natale come festa tradizionale, ovvero che registra un evento, non come festa religiosa poiché nel Corano si specifica che le feste religiose sono due, l' Id al Fitr che segna la fine del Ramadan e l' Id al Adha dopo il pellegrinaggio alla Mecca». Un altro imam illuminato italiano, Yahya Pallavicini, si spinge oltre ammettendo che «esiste un limite culturale che impedisce di considerare il Natale come una festa anche musulmana», ma che questo limite potrebbe essere superato proprio dalle comunità islamiche d' Europa. Un tentativo fatto dal premio Nobel per la letteratura, l' egiziano Nagib Mahfuz, nell' incantevole racconto breve Il Paradiso dei bambini scritto nel 1969 (tradotto in italiano nel volume L' Altro Mediterraneo, Antologia di scrittori arabi del Novecento a cura di Valentina Colombo, Mondadori). Una bambina musulmana confessa ai genitori la sua passione per la compagna di classe Nadia, una cristiana, lamentando il fatto che vengono separate nell' ora di religione. Ingenuamente chiede: «Se mi faccio cristiana sto sempre con lei?». Il padre risponde: «Ogni religione è buona. I musulmani adorano Dio, i cristiani pure». E lei: «Perché lei lo adora in una stanza e io in un' altra?». Il papà taglia corto: «Chi lo adora in un modo, chi lo adora in un altro». Ma alla fine, dopo un serrato e logorante interrogatorio su Dio, Gesù, la vita e la morte, la bambina musulmana conclude irremovibile: «Voglio stare sempre con Nadia!». E chiarisce: «Anche nell' ora di religione!». E' in definitiva il trionfo dell' umanità sul dogmatismo, dell' illuminismo sul fanatismo. Ed è questo lo spirito che dovrebbe ispirare la percezione del Natale come festa condivisa da cristiani e musulmani. Nel rispetto di una tradizione millenaria che salvaguarda un' identità cristiana autoctona e recependo un' interpretazione riformista dell' islam all' insegna della cultura della vita e della pacifica convivenza.

Magdi Allam www.corriere.it/allam

 
Dal Corriere della sera 2 dicembre 2004

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lunedì, dicembre 06, 2004

 

I nove perché del Natale

Quando a scuola chiedo ai ragazzi il perché di ciò che si fa a Natale, constato che praticamente nessuno sa dire qualcosa. Al massimo la risposta generica è: “perché si è sempre fatto così”. Cerchiamo allora di colmare queste lacune, alcune delle quali veramente gravi!

E’ nato il 25 dicembre? Dai racconti evangelici non si hanno indicazioni per conoscere la data di nascita di Gesù, nemmeno il mese e la stagione.

Perché proprio il 25 dicembre? Il solstizio era diventato la festa agricola di saturno e la festa del Sole divinizzato: questo raffigurava anche l’imperatore che pretendeva un culto divino. Celebrare il solstizio significava ormai inchinarsi alla divinità imperiale. I cristiani, perciò, trasformarono questa festa facendola diventare la celebrazione della nascita del vero Sole Invincibile. Così, in occidente, il 25 dicembre diventò il “Natale del Signore.

Perché a Betlemme? Il profeta Michea, contemporaneo di Isaia, annuncia che il Messia sarebbe nato a Betlemme. Giuseppe era originario di quella piccola e sconosciuta borgata distante 8km da Gerusalemme. Con Maria partì da Nazareth per il censimento ordinato da Augusto.

Quando è nato il presepe? Ufficialmente fu S. Francesco nel 1223 a Greccio a promuovere una sacra rappresentazione vivente della nascita di Gesù. Comunque la raffigurazione del presepe più antica è nelle catacombe di S. Sebastiano (380 circa d.C).

Che senso ha l’albero di Natale?  Dopo l’anno Mille comincia ad entrare nelle chiese del nord l’uso di mettere in scena i “misteri” o “sacre rappresentazioni”. Uno dei più popolari in tempo d’Avvento era quello della Creazione. Il “Giardino dell’Eden” era simboleggiato da un albero carico di frutti. Data la stagione, era logico che si trattasse di un sempreverde e, data la regione, di un abete. I frutti con l’andare del tempo si trasformarono prima in candele, poi in palline colorate.

Cosa significa la corona dell’Avvento?. E’ un anello di foglie di abete o d’alloro attorno al quale sono fissati 4 ceri che si accendono durante le settimane d’Avvento. Il primo è il cero dei profeti, il secondo quello di Betlemme, il terzo quello dei pastori, l’ultimo quello degli angeli.

Perché ci scambiamo gli auguri?  Nel mondo romano esistevano gli “àuguri”, indovini che cercavano di conoscere il futuro osservando il volo degli uccelli. Il verdetto si chiamava “augurio” e avveniva nel solstizio d’inverno, cioè all’inizio del nuovo anno.

Che significato hanno i doni? Dalle feste saturnali dell’abbondanza resta l’uso di scambiarsi doni, arricchito dai cristiani con nuovi significati biblici: Gesù è il grande dono di dio all’umanità. Nelle diverse regioni i doni arrivano in tempi diversi dell’Avvento: S.Lucia (13 dicembre), S.Nicola (6 dicembre), la notte del 24 dicembre.

Cos’è l’Epifania?. Le chiese orientali vollero festeggiare la “manifestazione” di Dio all’umanità e fissarono al 6 gennaio una grande festa in cui si celebravano contemporaneamente tre avvenimenti: la nascita di Gesù e la sua “manifestazione” ai pastori. La “manifestazione” ai magi, cioè ai popoli pagani. La “manifestazione” a Giovanni Battista e al popolo d’Israele con il battesimo nel fiume Giordano.

 

Il significato delle statuine del Presepe

 

Gesù bambino. I primi cristiani lo hanno rappresentato avvolto dalle fasce, così come si legge nel Vangelo di Luca. Successivamente verrà rappresentato appena velato nella sua nudità, con le braccia protese che accolgono e al tempo stesso chiedono accoglienza.

 

La Madonna. Viene adorata sia come Vergine che come Madre. Quando si mostra come Vergine indossa un manto azzurro o celeste, quando invece appare come Madre il suo manto è purpureo (il porpora era il colore della dignità regale e della spiritualità oppure di colore rosso (colore della sofferenza e dell’amore.

 

Giuseppe.  Viene raffigurato spesso in età matura e porta in mano il simbolo della sua purezza e della sua obbedienza al comando divino: un bastone fiorito che nei preeepi è semplificato in bastone da viaggio. Questo attributo deiva dai vangeli Apocrifi che riferiscono il prodigio della fioritura del bastone di Giuseppe, segno divino che loindicava come sposo prescelto dalla Vergine.

 

I Magi. Sono saggi venuti dall’Oriente e rappresentano tutto ciò che è estraneo al mondo degli ebrei. Il viaggio che compiono per conoscere il Re dei Giudei è stato sempre interpretato come il riconoscimento da parte dei pagani della divinità di cristo e della conferma del valore universale della nuova fede. Il loro numero, suggerito dal Vangelo di Matteo, dai doni che portano con sé (oro, incenso e mirra) si presta a farli discendere dai tre figli di Noeè: Sem, Cam e Jafèt.

Sono considerati ambasciatori delle tre razze umane, semitica, camitica e giapetica e vengono solitamente raffigurati come un giovane, un uomo maturo ed uno anziano e quindi rappresentano tutta l’umanità. La loro figura ci presenta il tema del viaggio intesa come ricerca e abbandono di ciò che è noto per ciò a cui si aspira.

Portano in dono l’oro (con il quale riconoscono Gesù come Re), l’incenso (con il quale lo adorano come Dio) e la mirra (con la quale riconoscono che Gesù morirà per la salvezza dell’umanità).

Poco sappiamo di loro. L’enagelista Matteo non precisa né il numero, né il ruolo che hanno, né il significato dei doni. Secondo studi recenti i Magi sarebbero originari della Persia e sacerdoti di Zarathustra. Non erano re ma sapienti di corte ricercati per la loro sapienza come consiglieri.

L’idea che i Magi fossero re risale agli inizi del Medioevo. Le prime immagini che li raffigurano con la corona in capo sono del VII secolo. Inizialmente indifferenziati nell’aspetto, vengono identificati con un nome intorno al IX secolo.

Re Mago Baldassarre. Viene rappresentato come un giovane Moro, a volte con una fotta barba, che rappresenta l’Africa. Generalmente, nelle statuine del presepe, è rappresentato in piedi che offre incenso.

Re Mago Melchiorre. Secondo i Vangeli Apocrifi sarebbe il re dei Persiani. Rappresenta l’età matura. Viene dall’Asia e porta in dono la mirra.

Re Mago Gaspare. E’ il più vecchio dei tre, è di razza bianca e rappresenta l’Europa. Porta in dono l’oro.

Bue e asino. La presenza dei due animali nel presepe deriva dalle profezie di Isaia e Abacuc. Il bue rappresenta gli Ebrei che portano il giogo della Legge, mentre l’asino rappresenta i pagani che soffono sotto il peso dell’idolatria.

 

L’Angelo. Gli angeli, dagli Ebrei già al tempo della nascita di Gesù, erano considerati come spiriti buoni che aiutavano gli uomini. Il loro compito è quello di messaggeri della volontà di Dio.

 

I pastori.Rappresentano le persone comuni che rispondono alla chiamata di Dio.  

 

IL DECALOGO PER IL PRESEPIO

 

Non costruire il presepio in modo trasandato

 

Non costruirlo solo allo scopo di primeggiare nel concorso della parrocchia.

 

Non costruirlo per dimostrare agli altri la tua abilità tecnica e non essere geloso dei tuoi segreti con gli amici.

 

Non costruire presepi strani o soltanto simbolici. All’albero di Natale preferisci sempre un presepio. Anche se povero e piccolo manifesta meglio il mistero del Natale di Gesù.

 

  Non costruirlo soltanto allo scopo di contestare i mali che affliggono l’umanità: il Figlio di Dio si è fatto uomo per donare pace e gioia ad ogni uomo

 

Costruiscilo ricordando sempre che stai compiendo un gesto di vera testimonianza evangelica perché esprimi pubblicamente la tua fede nella verità del “Figlio di Dio che si è fatto uomo per la nostra salvezza”.

 

Non costruirlo per denaro.

 

Non costruirlo solo con le mani, ma con il cuore che vuol dire con le disposizioni delle virtù cristiane: la fede, la speranza, la carità e il vivo desiderio che susciti negli altri bontà e serenità.

 

Non aspettare gli ultimi giorni per costruirlo, “cosa affrettata è sicuramente trascurata”

 

Quando lo costruisci non essere mai completamente soddisfatto, se non quando, guardandolo, senti di essere sinceramente e profondamente commosso al pensiero di quel Bambino che si è fatto per amore, mentre tanti uomini, 2002 anni dalla sua nascita ancora non lo conoscono.

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domenica, dicembre 05, 2004

"Chi ci ha creato senza di noi, non ci salverà senza di noi"

S. Agostino

postato da: religioneascuola alle ore 19:59 | Permalink | commenti
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