GLI STATI DELLO TSUNAMI
MALAYSIA
Federazione di 13 stati, la Malaysia è formata da due regioni che sono separate da 700 chilometri di Mar Cinese Meridionale: la parte meridionale della penisola della Malacca, nella quale vive l’80% della popolazione, e una vasta zona settentrionale del Borneo.
Sotto il governo del premier Badawi il paese si è spostato da una linea filo-occidentale verso il non allineamento con accenni critici nei confronti degli Stati Uniti.
I cinesi, che rappresentano il 25% della popolazione, sono il gruppo economicamente più forte.
Metà dei malesi sono musulmani, gli induisti sono circa il 7%, cristiani e buddisti il 6%.
BIRMANIA (MYANMAR)
La Birmania è uno dei paesi al mondo più chiusi verso l’esterno con conseguenti povertà e mancanza di libertà.
La popolazione stimata è di quasi 45 milioni di abitanti (buddisti 85,3%, musulmani 6,8%, cristiani 2,2%), in questa Repubblica che ha cambiato nome in Myanmar e vive sotto il tallone di una giunta militare da decenni alla guida di un regime socialista – asiatico.
L’economia è essenzialmente agricola, anche se il paese ha risorse minerarie notevoli.
L’indipendenza dalla Gran Bretagna fu raggiunta nel 1948.
I generali presero il potere nel 1962.
Famosa in tutto il mondo è la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyl, premio Nobel per la pace, più volte arrestata e ancora oggi sotto il controllo di polizia.
ISOLE MALDIVE
Sono un arcipelago situato a sudovest dell’India, che si incunea nell’Oceano Indiano con 20 atolli per complessive 1087 isole, 220 delle quali abitate.
La popolazione residente (composta da indiani – cingalesi – arabi, di prevalente religione musulmana) contava 244.644 abitanti secondo l’ultimo censimento.
La capitale è Male.
Indipendenti dal 1965, dopo un accordo con la Gran Bretagna di cui erano protettorato dal 1887, la fama delle Maldive è dovuta alla bellezza delle sue spiagge e la limpidezza delle sue acque.
Si tratta infatti di isole piatte che non superano in nessun punto i 6-7 metri di altezza, quasi sempre circondate da barriere o scogli corallini, che chiudono lagune incantevoli.
Anche la favorevole legislazione fiscale della Repubblica (in cui non esistono partiti politici) ne fa un luogo molto frequentato dagli stranieri
THAILANDIA
La Thailandia con le spiagge della regione peninsulare meridionale, è una delle mete turistiche più popolari del sud est asiatico.
L’antico Regno del Siam vanta con orgoglio il fatto di non essere mai stati colonizzato da alcuna potenza occidentale.
Se il passato è glorioso, il presente non è tutto oro. La crisi finanziaria abbattutasi nel 1997 ha inferto un duro colpo all’economia. L’industria del turismo è rigogliosa ma presenta una faccia oscura, correlata al mercato del sesso.
Una galassia che coinvolge, da una parete clientela occidentale e dall’altra “lavoratori” di ambo i sessi, e non di rado minorenni che confluiscono a Bangkok e a Phuket dalle province povere del nordo e dalla Cambogia. Le ricadute socio sanitarie fanno della Thailandia una delle nazioni asiatiche più colpite dall’epidemia del virus Hiv – Aids (570 mila gli adulti o bambini sieropositivi o con Aids conclamato).
Accanto ad aree fiorenti come quelle del sud, il paese ha anche province meno sviluppate, a nord, dove sono stanziate popolazioni appartenenti a etnie immigrate dai vicini Laos e Myanmar.
Sempre a nord le anfetamine di produzione sintetica hanno soppiantato l’oppio. Le pastiglie vengono contrabbandate in Thailandia dal confinante Myanmar e, con ampie connivenze, vanno ad alimentare il mercato di Bangkok.
Il governo ha dichiarato guerra alla droga con campagne di repressione e moralizzazione.
Oggi si trova però a far fronte con un nuovo nemico: i movimenti islamici terroristici di 4 province del sud.
INDONESIA
Da un punto di vista demografico l’Indonesia è il primo paese musulmano del pianeta: ufficialmente i cittadini che professano il credo islamico sono l’88% di una popolazione che supera i 220 milioni di abitanti.
Giacarta estende la sua sovranità su un arcipelago frastagliatissimo dal punto di vista geografico (17 mila isole di varie proporzioni, di cui 6 mila disabitate) e linguistico ( vi si parlano 300 idiomi diversi).
Questa morfologia contribuisce ad alimentare tensioni e istanze centrifughe in varie aree dell’Indonesia.
E’ così che, dopo 15 anni di strenua resistenza alle pressioni internazionali, nel 1999 Giacarta ha perso quella che considerava la sua ventisettesima provincia Timor Est (a maggioranza cristiana), nazione sovrana, in seguito al referendum sull’autodeterminazione, dal maggio 2002.
Aceh è il lembo settentrionale della grande isola di Sumatra.
Vi agisce una guerriglia denominata “Movimento per una libera Aceh”.
Nel 2002 aveva raggiunto un accordo di pace con il governo centrale, ma poi le buone intenzioni sono svanite e il 19 maggio 2003 la presidente Megawati Sukarnoputri ha proclamato nella provincia la legge marziale, rimettendo il territorio sotto la tutela dei militari come era accduto nel decennio 1989-1998.
L’esercito afferma di avere eliminato in 18 mesi 2000 ribelli, ma chi si occupa di diritti umani sostiene che tra le vittime vi siano molti civili.
Resta il fatto che nel novembre 2004 il governo ha deliberato di prorogare per altri 6 mesi la legge marziale.
SRI LANKA
Il principale ostacolo allo sviluppo del piccolo stato insulare dell’Asia meridionale (circa 20 milioni di abitanti) è la guerra civile che lo affligge da due decenni.
Il conflitto si è acceso nel 1983 quando la minoranza di etnia tamil, stanziata in prevalenza nelle aree settentrionali e orientali dell’isola, diede vita a un movimento: le Tigri per la liberazione della nazione tamil.
In tutti questi anni, la guerriglia e le truppe regolari del governo centrale di Colombo si sono scontrate in modo aspro, contendendosi il controllo del territorio.
Contando le vittime civili delle molte azioni terroristiche messe in atto dalle Tigri, il conflitto ha prodotto oltre 65 mila morti.
Decine di migliaia di persone sono state costrette a sfollare dai propri villaggi per la paura e per evitare il costante ricorso all’arruolamento forzato di minori da parte della guerriglia.
Risultato: persistenti emergenze umanitarie e un’assenza di sicurezza che ha strozzato come un cappio l’economia del paese.
Il 68,4% della popolazione è buddista, il 9,4% è cristiano.
INDIA
E’ la seconda nazione dell’Asia e del mondo in ordine demografico.
Col suo miliardo di abitanti incalza la Cina (un miliardo e 300 milioni) e potrebbe anche superarla nel giro di qualche decennio, per via di una politica di contenimento delle nascite meno rigorosa di quella di Pechino. Pur non crescendo a tappe forzate come quella cinese, anche l’economia indiana ha decisamente imboccato la strada del libero mercato ed eccelle in settori come quello dell’informatica e della ricerca.
Gli stati sudorientali colpiti da quest’ultima catastrofe naturale (Tamil Nadu, Andhra Pradesh, Kerala e il piccolo territorio di Pondicherry) non sono nuovi a fenomeni del genere, sebbene di proporzioni ridotte; ogni anno la stagione dei monsoni nel Golfo del Bengala e nell’Oceano indiano presenta minacce di entità più o meno grave agli insediamenti costieri.
Il 74,5% degli indiani sono induisti, il 12% musulmani, i cristiani sono il 6%.
ISOLE ANDAMANE E DI NICOBAR
Sconosciute a noi, sono invece popolari tra gli indiani, che le conoscono come “le isole di smeraldo”.
Il distretto fa parte del territorio indiano ed è situato in mezzo al Golfo, in posizione quasi ravvicinata alle coste di Myanmar.
Le isole contano una popolazione, in gran parte indigena, di circa 300.000 persone.
La lussureggiante vegetazione costituisce una delle principali risorse economiche delle isole (legname e spezie).
Nel secolo scorso sulle isole si è stabilita una consistente minoranza cristiana proveniente dall’area di Ranchi, capitale dell’attuale Jharkhaland.