lunedì, febbraio 28, 2005
Il bene vince un secolo di lotte
Nel suo ultimo libro “Memoria e identità”, Giovanni Paolo II disegna l'eterno combattimento tra il male e il bene, la «grande eruzione» del primo nel XX secolo, la loro coesistenza, anche, secondo l'immagine che ne dà la parabola del grano e della zizzania, ma soprattutto sottolinea il superamento del male da parte del bene. Come in un grande «teatro»  in cui va in scena la storia non solo dell'ultimo secolo, ma dell'umanità intera. Ed è una storia «a lieto fine».
Sì, perché l'elemento che balza subito agli occhi, sfogliando le pagine del libro, è la buona notizia che vi è contenuta. Il male, anche se può sembrare il contrario, ha un limite. Un limite «temporale e ontologico», imposto dalla Redenzione. E dunque, anche di fronte allo scatenarsi di ideologie distruttive non si deve perdere la speranza.
I diversi capitoli vanno letti proprio sotto questa luce. Dalle riflessioni sul marxismo e sul nazismo allo straordinario racconto dell'attentato subito dal Papa. Dall'Europa definita «continente delle devastazioni» alla condanna delle leggi abortiste, anche se votate da Parlamenti liberamente eletti. Dall'approfondimento dei concetti di «nazione» e di «patria», all'Illuminismo, «che non ha prodotto soltanto le crudeltà della rivoluzione francese, ma ha avuto anche frutti positivi come l'idea di libertà, di uguaglianza e di fratellanza, che sono poi valori radicati nel Vangelo». Per giungere, infine, alla menzione delle cosiddette «reti del terrore», che costituiscono una «minaccia costante per la vita di milioni di innocenti» (nel libro sono ricordati gli «anni di piombo» italiani, le Torri Gemelle, la "strage di Beslan" e quella di Madrid).
Si tratta di riflessioni in gran parte elaborate nel 1993 durante i colloqui estivi a Castel Gandolfo con due filosofi polacchi, Jozef Tischner e Krzysztof Michalski e lasciate come a maturare in tutti questi anni. 
Questo è un libro che rimarrà nel tempo.

 

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sabato, febbraio 19, 2005




COS'È IL PORTAPAROLA

Il “Portaparola” è un luogo vivo all’interno della parrocchia sostenuto da animatori della comunicazione e della cultura. Sono loro, insieme al Portaparola, la vera novità richiesta dal momento che ci troviamo a vivere: il loro è un nuovo profilo pastorale destinato a far compiere un salto di qualità alla vita delle comunità parrocchiali.
Il “Portaparola” non è solo un sito fisico, ma anche un punto di riferimento del pensiero e della responsabilità. Dalle cose più semplici, si sa, possono nascere grandi sorprese. E il “Portaparola” può mettere in moto idee, relazioni e iniziative, con la sua veste inedita e la sua duttilità, che chi vuole può sperimentare mettendosi in contatto con gli uffici preposti ai recapiti indicati nell’ultima facciata. Questo rinnovato “punto” parrocchiale, che rilancia la gloriosa avventura delle Buone Stampe dentro un contesto culturale ormai profondamente trasformato, è la leva concreta del cambiamento. Andrà animato, occorrerà che nasca per la convinzione che non si può tardare a questo appuntamento, bisognerà lasciargli il tempo di crescere e di esprimere le sue potenzialità, che saranno diverse in ciascun ambiente: ma con il “Portaparola” si può imprimere una piccola grande svolta.
Qui potranno essere diffusi Avvenire, Il Piccolo e i periodici cattolici; qui verrà fatta conoscere l’ormai ricca programmazione di Sat 2000, l’emittente satellitare televisiva dei cattolici italiani, oggi ripresa anche da numerose antenne locali, insieme a quella della gemella radio BluSat, da cui ha preso vita il nuovo circuito nazionale InBlu, che collega 200 radio locali. Il lancio del “Portaparola” potrebbe essere effettuato in qualche occasione particolare, come una festa, una giornata speciale, o la pubblicazione sul quotidiano di servizi di particolare interesse, o nell’ultima domenica del mese, quando ad affiancare il quodiano c’è il magazine per la famiglia “Noi genitori e figli”. Il primo martedì di ogni mese esce invece insieme a “Luoghi dell’Infinito”. Ogni giovedì e ogni sabato “Avvenire” è affiancato da “Popotus”, l’unico giornale di attualità per ragazzi esistente in Italia.

 

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sabato, febbraio 19, 2005
Parolaccia di Jena
Luciana Littizzetto è una donna ingegnosa, che non ha bisogno di dire parolacce e volgarità per apparire spiritosa. E poiché più ne spara a raffica e più applaude il colto pubblico, torna l’annoso interrogativo su chi abbia maggiori responsabilità, se la TV o noi spettatori. Ma siccome la TV si adegua al gusto degli spettatori attraverso l’Auditel…
 
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martedì, febbraio 15, 2005
Nuova iniziativa
Diventare un portaparola
Promuoverà il Piccolo e la stampa cattolica
Quante volte, entrando nelle nostre chiese, ci siamo imbattuti nelle espositori della “buona stampa”. Per lo più collocati in fondo all’edificio sacro, colpiscono per la mole di fogli, riviste, bollettini che qualche buona persona lascia a disposizione di un possibile lettore, unitamente alle pubblicazioni proposte dalla Parrocchia. Per tanti anni questo è stato uno dei veicoli privilegiati della diffusione della “nostra” stampa, unitamente alla presenza di qualche donna (ricordiamo a Bagnacavallo la signorina Lisetta) che “zelava” sia in favore delle attività della parrocchia che di “questi giornali che fanno tanto bene all’anima”. Oggi occorre una nuova sensibilità. Non si può pensare che sia sufficiente mettere a disposizione la stampa perché questa venga letta o , se letta, diventi strumento per costruire un lettore attento e affezionato. Occorre un incontro personale, un animatore volenteroso e preparato capace di presentare le peculiarità di Famiglia Cristiana, di Avvenire e de Il Piccolo.
Queste pubblicazioni sono cambiate nel tempo: hanno perso la loro caratteristica “clericale”, hanno rinnovato la grafica e i contenuti, cercando di avvicinarsi a un  lettore sempre più distratto in maniera accattivante senza, però, rinunciare alla propria identità. Le nostre pubblicazioni (a parte Famiglia Cristiana) non possono competere  con i grandi gruppi editoriali, con le loro risorse e i loro gadget, che in molti casi sono l’unico motivo per cui viene acquistato il giornale. Possono avere qualche speranza se entrano nelle coscienze dei singoli, nel locale, senza scadere nella sterile cronaca. Possono crescere, anche a livello di vendite, se sostengono le scelte quotidiane di un cristiano (oggi minoritario) che non rinuncia ad essere lampada sopra il moggio secondo il dettame evangelico. Non sono strumenti perfetti! Non sono immuni da critiche come ad esempio quello di non essere perfettamente imparziali per ciò che riguarda la politica o di non occuparsi sempre e solo di ciò che riguarda il mondo ecclesiale, ma sono comunque uno strumento importante che può diventarlo sempre più con il sostegno convinto, critico ed economico dei lettori.
Ecco allora il compito dell’animatore a Bagnacavallo. Cerchiamo persone disposte a presentare e diffondere, durante la S. Messa alla quale partecipa, Famiglia Cristiana, Avvenire e Il Piccolo. Cerchiamo persone convinte dell’utilità di queste pubblicazioni, amanti della carta stampata, desiderose di leggere e di far leggere ad altri la società nella quale vive in senso cristiano. Cerchiamo persone che credono che la proposta della verità sia una forma alta di carità verso il prossimo. Cerchiamo un “portaparola” che, cominciando da chi conosce, desideri scambiare idee e fare opinione anche a Bagnacavallo. Cerchiamo una persona che da tempo desidera fare qualcosa, ma non ha trovato una collocazione che lo soddisfi all’interno della sua comunità. Per chi lo desidera o è titubante perché si sente inadeguato, offriamo anche la possibilità di incontri per una migliore lettura personale o per meglio presentare il settimanale o il quotidiano.
Per informazioni: Michele Tarlazzi (0545 64305 – micheletarlazzi@libero.itwww.ilpiccolobagnacavallo.splinder.com)
 
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sabato, febbraio 05, 2005

Con voto bipartisan il Parlamento italiano ha approvato, nella primavera dell’anno scorso, l’istituzione di una giornata nazionale in ricordo, come recita il testo della legge, “della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Data scelta per la commemorazione: il 10 febbraio, in corrispondenza al giorno in cui nel 1947 fu siglato a Parigi il Trattato di Pace tra Italia e forze alleate. Quel trattato, in cui l’Italia dovette riconoscere di aver intrapreso una guerra di aggressione, aveva clausole di carattere punitivo, tra le quali la cessione dell’Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia. Tale cessione provocò l’esodo forzato di oltre 350 mila italiani. Inoltre i partigiani delle formazioni slave, si resero responsabili dell’omicidio di migliaia di italiani, bollati come “nemici del popolo” i cui corpi vennero gettati in profondità carsiche chiamate foibe e dimenticati poi per anni dalla storia ufficiale del nostro paese.




 
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sabato, febbraio 05, 2005



L'invettiva dello storico Goldhagen rivela il suo anticattolicesimo
Pio XII non è mai stato antisemita
Se questo è un uomo, si domanda Goldhagen a proposito di Pio XII. Se questo è uno storico, ci si può piuttosto domandare di fronte alla sua invettiva. Goldhagen mette da parte infatti ricostruzioni storiche e documenti per manipolare i fatti. Per esempio, è un falso grossolano - e segno di ignoranza della struttura e del funzionamento della Chiesa cattolica - sostenere che gli istituti religiosi abbiano salvato gli ebrei contro la volontà del papa. Goldhagen attribuisce poi alla Chiesa di Pio XII un «feroce antisemitismo», senza dire su quali prove sia basata un'affermazione di tale gravità. Come è noto, non esistono prove di alcun tipo che il tradizionale antigiudaismo cristiano sia sfociato in un consenso e in un appoggio all'antisemitismo dei nazisti. Ma è invece proprio sulla base di questo pregiudizio che egli pretende di ricostruire e giudicare le vicende storiche di questo periodo e i loro protagonisti, rivelando in questo modo solo il suo anticattolicesimo. Nel suo furore, Goldhagen va anche contro il senso comune: se davvero la Chiesa avesse sottratto tanti bambini ebrei alle loro famiglie, come mai in tutti questi anni nessuno ha protestato? Sarebbero forse i figli meno importanti del denaro depositato presso le banche svizzere e per riottenere il quale sono state avviate tante cause e istruttorie internazionali?

Goldhagen riprende la polemica diffamatoria orchestrata contro Pio XII a partire dagli anni Sessanta per cui sul Pontefice pesa la diffusa tendenza a giudicare senza tenere conto del contesto storico in cui operava. Questo non era certo antisemita - la Chiesa poi antisemita non lo è mai stata, semmai antigiudaica, cosa molto diversa che Goldhagen sembra ignorare - ma non aveva nei confronti degli ebrei la nostra stessa sensibilità. Ci siamo infatti resi conto solo lentamente, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, della mostruosità e dell'entità del crimine perpetrato dai nazisti contro gli ebrei. Subito dopo il conflitto gli ebrei non erano considerati vittime speciali - come avviene oggi - ma vittime tra le altre degli orrori della guerra. Pio XII ha agito di conseguenza, forse frenato anche dal temperamento personale e dalla sua formazione che lo portavano a preferire le tradizionali vie diplomatiche. Insomma, la spaventosa tragedia della Shoah e il modo - tardivo, ma talvolta esasperato - con cui ne abbiamo preso coscienza ci rendono difficile esprimere giudizi equilibrati e scevri da passioni. Tanto più sarebbe opportuno non cadere nella tentazione dello scoop anticipando brani di documenti che avrebbero bisogno di essere approfonditamente studiati.

Lucetta Scaraffia



 
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giovedì, febbraio 03, 2005

Da Panorama

 

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giovedì, febbraio 03, 2005


«Pronto famiglia» L'aiuto va in rete
Da oggi è attivo il numero verde. L’iniziativa varata dalla Fondazione «Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi» dopo due anni di preparazione coinvolge alcune centinaia di operatori in 180 diocesi
Nasce un «call center» nazionale che offre informazioni non solo sul fronte del disagio familiare ma anche su tutto ciò che ruota intorno a genitori e figli

Da Roma Pier Luigi Fornari

Un telefono che può fare la differenza. Da oggi è attivo il call-center nazionale che moltiplicherà l'efficacia dei servizi già esistenti a favore della famiglia e della persona. È Pronto Famiglia, realizzato dopo due anni di lavoro dalla Fondazione Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, i coniugi proclamati beati da Giovanni Paolo II il 21 ottobre del 2001, in collaborazione con 180 diocesi italiane. «Pronto Famiglia - spiega Livio Augusto Del Bianco, presidente della Fondazione che porta il nome dei due beati - sarà una risorsa per la società. Non sarà un telefono amico o un numero di pronto intervento per il disagio, ma un servizio di informazione raggiungibile da tutti gratuitamente. In molti, infatti, non sanno che l'associazione, la cooperativa o il consultorio che cercano è vicino casa e per disinformazione rischiano di non utilizzare mai i servizi utili e magari gratuiti. L'obiettivo è proprio questo: aiutare le persone a conoscere meglio il proprio territorio, a capire dove rivolgersi per risolvere un problema». Si avrà di fatto a disposizione una rete di servizi pronti a intervenire sui problemi e della famiglia e della persona chiamando il numero verde gratuito 800.436.040, oppure il 06/69388345 (per chi chiama dai cellulari o vuole sostenere il costo della chiamata). Il call-center sarà in funzione dalle 10 alle 13 e dalla 16 alle 19, dal lunedì al venerdì (si punta in futuro a un servizio senza interruzioni dalle 9 alle 19, comprendendo anche il sabato). I volontari che risponderanno alla chiamata indirizzeranno al centro operante nel territorio del richiedente, in grado di dare risposta a quella specifica domanda. Il call-center sarà in grado di dare informazioni adeguate sui servizi mediante una banca dati nata due anni fa e in continua fase di arricchimento, che cataloga, in base al territorio e agli ambiti di intervento, enti, istituti o associazioni che operano attivamente a favore della persona e della famiglia. «Pronto Famiglia - aggiunge Del Bianc o - sarà uno strumento utile e prezioso per le istituzioni e le amministrazioni». Infatti sarà in grado di fornire un quadro dettagliato delle esigenze delle famiglie, zona per zona. Il progetto del call-center è incentrato sulla persona: riguarda, ad esempio, anche chi non ha famiglia e la vuole costruire ma non ci riesce magari per problemi economici e chi l'aveva ed è rimasto vedovo. Gli ambiti di competenza dei centri a cui sarano indirizzati i richiedenti andranno da quello pastorale al giuridico, dal socio-assistenziale al sanitario, dai problemi di lavoro a quelli matrimoniali. Non si occuperà solo di disagio (tossicodipendenza, gravidanze a rischio, cancro, problemi di coppia, disagio mentale, sette sataniche, ecc) ma anche di tutto ciò che può migliorare la qualità della vita della famiglia, come indicare al nucleo con figli una casa per ferie dove trascorrere le vacanze o informare sulle associazioni che possono aiutare per pratiche di adozione e affido, assistenza e orientamento per la ricerca del lavoro. Un ruolo di interfaccia quindi quello di Pronto Famiglia, evidenzia Del Bianco, «che cercherà di avvicinare la rete di servizi ai nuclei con figli e le persone, con un reciproco miglioramento: infatti sulla base delle richieste si potrà migliorare la qualità del servizio. Diocesi per diocesi si potrà operare una mappatura delle esigenze emerse, adeguando così i servizi alle necessità del territorio». La presenza dei volontari che rispondono alle chiamate è garantita dal Forum delle associazioni familiari del Lazio. «Famiglie che aiutano altre famiglie: questa è la cifra identificativa del nostro contributo», ha sottolineato il presidente del forum regionale, Ciro Intino. Inoltre ognuna delle 180 diocesi interessate ha nominato una coppia di referenti, in grado di raccogliere un'informazione dettagliata su i servizi presenti sul loro territorio e i rispettivi campi di intervento. Per i due tipi di volontariato è stato studiato un progetto di formazione a d hoc. Il sociologo responsabile del progetto è Giuseppe Vitale. Presto sarà possibile interpellare Pronto Famiglia anche on-line.

È comunque già in funzione il sito www.prontofamiglia.it. 
 da Avvenire 2 Febbraio 2005

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