lunedì, marzo 28, 2005
Buongiorno… sono Dio
Quando ti sei svegliato questa mattina ti ho osservato e ho sperato che tu mi rivolgessi la parola, anche solo poche parole. Chiedendo la mia opinione o ringraziandomi per qualcosa di buono che era accaduto ieri.
Però ho notato che rri molto occupato a cercare il vestito giusto da metterti per andare a lavorare.
Ho continuato ad aspettare ancora mentre correvi per la casa per vestirti e sistemarti e io sapevo che avresti avuto del tempo anche solo per fermarti qualche minuto e dirm: “Ciao”.
Però eri troppo occupato. Per questo ho acceso il cielo per te, l’ho riempito di colori e di dolci canti di uccelli per vedere se così mi ascoltavi, però nemmeno di questo ti sei reso conto.
Ti ho osservato mentre ti dirigevi al lavoro e ti ho aspettato pazientemente tutto il giorno.
Con tutte le cose che avevi da fare, suppongo che tu sia stato troppo occupato per dirmi qualcosa.
Al tuo rientro ho visto la tua stanchezza e ho pensato di farti bagnare un po’ perché l’acqua si portasse via il tuo stress.
Pensavo di farti un piacere perché così tu avresti pensato a me ma ti sei infuriato e hai offeso il mio nome. Io desideravo tanto che tu mi parlassi, c’era ancora tanto tempo.
Dopo hai acceso il televisore, io  ho aspettato pazientemente, mentre guardavi la tv, hai cenato, però ti sei dimenticato nuovamente di parlare con me, non mi hai rivolto la parola.
Ho notato che rri stanco e ho compreso il tuo desiderio di silenzio e così ho oscurato lo splendore del cielo, ho acceso una candela; in verità era bellissimo, ma tu non eri interessato a vederlo.
Al momento di dormire credo che fossi distrutto.
Dopo aver dato la buona notte alla famiglia sei caduto sul letto e quasi immediatamente ti sei addormentato.
Ho accompagnato il tuo sogno con una musica, i miei animali notturni si sono illuminati, ma non importa, perché forse nemmeno ti rendi conto che io sono sempre con te.
Ho più pazienza di quanto immagini.
Mi piacerebbe pure insegnarti ad avere pazienza con gli altri.
Ti amo tanto che aspetto ogni giorno una preghiera.
Bene, ti stai svegliando di nuovo e ancora una volta io sono qui e aspetto senza niente altro che il mio amore per te, sperando che oggi tu possa dedicarmi un po’ di tempo.
Buona giornata!
 
Tuo papà DIO
 
 
 
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venerdì, marzo 25, 2005
Siamo responsabili del futuro
Sazi di tutto e distaccati da Dio
A pensarci tante cose riempiono le nostre case, ma non più la nostra mente e la nostra vita. Cose che, troppo di frequente sottraggono spazio ai sentimenti, agli affetti autentici e agli obiettivi di senso che renderebbero interessante la vita.
Progettiamo, costruiamo tante cose e con celerità sconosciuta alle generazioni passate, fino a rasentare la frenesia… dell’azione. Ma poco o nulla costruiamo che abbia a che fare con obiettivi che diano senso alle cose che facciamo; valori da tramandare in eredità alle generazioni che prenderanno il nostro posto.
Soprattutto, consumiamo. Non per nulla, ino dei tanti slogan della nostra società, è proprio quella di “civiltà dei consumi”.
Abbiamo inquinato la terra e i fiumi e i mari con i nostri rifiuti, perfino l’aria che respiriamo.
Consumiamo decisamente troppo e troppi scarti inquinano la terra che non riesce più a smaltirli. Le discariche traboccano di tonnellate di rifiuti: testimoni eloquenti della nostra vita di spreconi!
Non siamo più capaci di contemplare, di stupirci, di essere felici con poco. Neppure i bambini provano più stupore di fronte ad un giocattolo nuovo: ne hanno troppi. Sono sazi! Ma il possesso delle cose non può saziare il bisogno d’infinito che è nell’uomo. L’inquietudine di tanti, uomini e donne talvolta alla deriva, che si sono inoltrati in surrogati alienanti e distruttivi della vita, ne sono la conferma.
E tutto è così precario “ a tempo indeterminato”.
Siamo poveri di ideali e siamo poveri di sentimenti umani. Diversamente non si spiegherebbero le tante assurdità del nostro tempo, le tante violenze nel mondo ma anche quelle della porta accanto.
Si parla troppo, si pensa poco. Anche il linguaggio si è impoverito, specialmente nelle fasce più giovani.
E siamo sazi, però, anche di guerre e di morti e di violenze di ogni genere… Forze che Dio ci ha creati per farci guerra l’un l’altro, per opprimere, per torturare, per vendere i più indifesi al mercato dissennato delle orge umane?
Urge trovare una via d’uscita al disagio delle nostre generazioni. Noi siamo i testimoni operanti di quest’epoca che va a completare il progetto di Dio sull’uomo di tutti i tempi. Ognuno di noi è un tassello di questo progetto; tassello che può liberare dinamiche positive o negative verso il futuro. Possiamo affermare che, in qualche modo, noi siamo responsabili del futuro… per questo c’è un bisogno immenso di ancorare le nostre vite a dio che trascende i nostri poveri orizzonti umani e le nostre effimere sazietà.
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venerdì, marzo 25, 2005
Dalle rivelazioni di Gesù Cristo a S. Gemma Galgani
Nelle famiglie dove su una parete c’è la mia immagine, io le colpe di quella famiglia, anche se sono tante, non le vedo più, non le ricordo più.
C’è il perdono in quella casa dove io domino da qualsiasi parete. Però non in una sola stanza. Le vorrei in tutte.
 
 
I difetti di Gesù
Non ha una buona memoria
Non conosce la matematica
Non conosce la logica
Sembra essere un avventuriero
Non conosce l’economia e la finanza
E’ amico dei pubblicani e dei peccatori
E’ accusato di essere un mangione e un beone
Sembra matto
Ama i piccoli numeri
E’ l’insuccesso continuo
E’ un professore che ha rivelato il tema dell’esame
Ha troppa fiducia negli altri
E’ molto imprudente
E’ povero
Gesù ha questi difetti perché è amore!
F.X.N.Van Thuan
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sabato, marzo 19, 2005
ROMERO MARTIRE

Il 24 marzo di 25 anni fa, monsignor Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, veniva assassinato durante la Messa. Era un lunedì. Nella cappella dell’ospedale della Divina Provvidenza, Romero aveva appena terminato l’omelia, incentrata sulla parabola evangelica del chicco di grano che muore per dare frutto, quando si udì uno sparo e l’arcivescovo stramazzò a terra nel suo sangue.
Monsignor Gregorio Rosa Chavez, oggi vescovo ausiliare di San Salvador, 25 anni fa era rettore del seminario e molto amico di Romero. Ricorda che il cerchio si stava stringendo attorno all’arcivescovo a causa delle coraggiose e dettagliate denunce che ogni domenica faceva della repressione inflitta al popolo dall’oligarchia e dalle forze armate.
«Domenica 23 marzo 1980», dice monsignor Rosa Chavez, «l’arcivescovo supplica, intima ai soldati di mettere fine alla repressione. Io avevo l’abitudine di ascoltare le sue omelie domenicali, diffuse dalla nostra radio, mettendomi con carta e penna nel mio ufficio di rettore del seminario. Quando ascoltai quelle parole piene di forza, sussultai e pensai: "Questa è la sua sentenza di morte". Il mio presentimento si concretizzò il giorno dopo»

Un momento della cerimonia per l'anniversario dell'assassinio dell'arcivescovo l'anno scorso a San Salvador.


Un momento della cerimonia per l’anniversario dell’assassinio
dell’arcivescovo l’anno scorso a San Salvador (foto AP).
Un monumento sulla tomba
Per il venticinquesimo anniversario dell’uccisione di Romero si svolgeranno celebrazioni a San Salvador, a Roma e in altri luoghi. Nella capitale salvadoregna si terranno conferenze nella cripta della cattedrale dove Romero è sepolto e un convegno teologico internazionale all’Università Cattolica delle Americhe. Le celebrazioni culmineranno il 2 aprile. La mattina, una Messa con i vescovi del Paese, durante la quale sarà benedetto un monumento, opera in bronzo di Paolo Borghi.
Il monumento, voluto dall’arcidiocesi e dalla Postulazione della causa di beatificazione di Romero, sarà posto sulla tomba del vescovo ucciso. La sera del 2 aprile, in una grande piazza di San Salvador, il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras), presiederà una messa alla quale parteciperanno migliaia di giovani. Il rito si concluderà con una fiaccolata fino alla cattedrale.
La memoria recuperata
«A San Salvador, il ricordo di Romero è stato offuscato per anni», afferma monsignor Rosa Chavez. «Ma dopo il 2000, quando vi furono straordinarie celebrazioni per il ventesimo anniversario della sua uccisione, il popolo è andato recuperando la memoria. Bisogna capire che siamo stati molto divisi a causa della guerra interna, e si sa che la guerra è la massima rottura del tessuto sociale. Le ideologie hanno marcato la gente e prodotto disinformazione, tanto che molti pensavano che Romero fosse stato ucciso per ragioni politiche e non come pastore che difendeva il suo popolo. Quando il Papa venne a trovarci la seconda volta, nel febbraio 1993, noi vescovi di San Salvador scrivemmo che egli visitava un Paese che aveva firmato la pace, ma che non viveva quotidianamente la pace. Indicavamo tre segni di conflitto: l’aumento della povertà, la disoccupazione crescente, la violenza che genera insicurezza».
Per passare a un vera riconciliazione, secondo Rosa Chavez sono necessari tre passaggi. «Anzitutto bisogna cercare la verità sul passato conflitto. Ma si ha paura di questa ricerca. Anche la gerarchia cattolica, nella sua maggioranza, pensa che non sia il caso di riaprire le ferite. Ma le ferite sono ancora aperte: bisogna curarle bene perché guariscano. Dopo la verità, c’è bisogno di fare giustizia. Ultima tappa, il perdono».
Monsignor Gregorio Rosa Chavez è convinto che la testimonianza di Romero aiuti i salvadoregni a intraprendere il cammino d’una vera pacificazione. «Sono anche convinto», aggiunge, « che tale testimonianza acquisterà maggiore efficacia con la beatificazione del martire Romero. Spero avvenga presto».

    (Da Famiglia Criatiana)

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lunedì, marzo 07, 2005
Al primo posto la natura umana, non l’ideologia
“La folle corsa della scienza e del mercato ci pone domande cui non dobbiamo sfuggire. Dobbiamo occuparci della tutela della vita, della difesa del vivente. Io sono un comunista creaturale: al primo posto non c’è l’ideologia, ma la creatura umana. Stretta dalla tenaglia tra l’integralismo e il suo gemello mercantile: il laicismo. Io diffido degli opposti dogmatismi di chi vorrebbe congelare la storia e di chi rifiuta di porre limiti alla modernità. Rilancio la provocazione di Bertinotti sulla fine della proprietà privata, nel campo della vita: no alla mercificazione, alla brevettizzazione, alla privatizzazione della vita. Altrimenti quel che un tempo portava il vento verrà catturato dal mercato”.
Anche l’embrione è per lei vita, Vendola?
“Ci sono temi su cui coltivo pensieri, non parole. Per secoli noi uomini abbiamo preteso di parlare anche per l’altro genere, le donne. Oggi dobbiamo costruire una cultura dell’accoglienza della vita, della responsabilità”.
Nichi Vendola, Partito della Rifondazione comunista
(Corriere della sera, 5 marzo 2005)
 
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sabato, marzo 05, 2005
Dopo 3 anni e mezzo non sono identificate 1161 vittime delle Torri Gemelle
Tre anni e mezzo dopo l’attentato alle Torri Gemelle, gli esperti americani di medicina scientifica hanno dovuto arrendersi: Per 1161 vittime è risultata impossibile l’identificazione, le loro famiglie dovranno rassegnarsi a porre una lapide su una tomba vuota. La caccia ai nomi è dunque stata dichiarata conclusa. I rsti non identificati finiranno in un’urna che verrà posta nel memoriale sotterraneo che sorgerà sull’area del World Trade Center. Se un giorno la scienza offrirà nuovi metodi di individuazione la ricerca continuerà.
 
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