domenica, aprile 24, 2005

Un nuovo contributo di Gabri

Innanzitutto grazie della risposta, mi ha dato l'occasione di rifletterci su più approfonditamente.però vorrei precisare una cosa su cui non sono d'accordo:è corretto dire che il tutto comprende la parte, ma non è corretto paragonare il TUTTO all'INFINITO,e quindi dire che l'infinito comprende il finito.mi spiego meglio:con il concetto di TUTTO si esprime appunto la totalità degli elementi, dal primo all'ultimo;ma nell'infinito non esistono il primo e l'ultimo elemento,proprio perchè gli elementi sono infiniti.TUTTO è un concetto che si può utilizzare solamente se si ragiona in un contesto FINITO, LIMITATO.
c'è anche un altro punto da chiarire: il FINITO non può essere parte dell'INFINITO, proprio perchè è destinato ad esaurirsi, a scomparire, mentre l'infinito dura in eterno.quindi se l'INFINITO fosse costituito da elementi FINITI, sarebbe FINITO anch' esso.
secondo me FINITO e INFINITO vanno considerati come su due piani paralleli, come due colori diversi, bianco e nero, in cui non c'è interazione tra i due elementi.
inoltre da sempre si considera dio, in quanto infinito, anche onnipotente:ma quest'ultima è una caratteristica "inventata" dall'uomo: il tempo e lo spazio, pur essendo infiniti, non sono onnipotenti.

un' ultima cosa: da sempre l'uomo tende a dare un significato divino agli elementi che non riesce a spiegare, a comprendere: così,per esempio, gli uomini primitivi veneravano il dio-vulcano, proprio perchè non riuscivano a capire cos'era. probabilmente in futuro l'uomo riuscirà a comprendere il mistero dell' origine di tutte le cose, e non servirà più dio come spiegazione. lo stesso di quel che è successo all'anima.
gabri

Ricordo che sono graditi gli interventi di chiunque!

Tu dici che probabilmente in futuro l’uomo riuscirà a comprendere il mistero dell’origine di tutte le cose, quindi non servirà più Dio come spiegazione. Può essere vero, ma può essere altrettanto vero per quanto riguarda l’origine “scientifica” delle cose. Le probabilità stanno alla pari!
Sulla questione tra finito e infinito tu usci un po’ “allegramente i termini: Se usi “infinito” come sinonimo di Dio, allora è meglio usare anche “eterno” che a sua volta è il vecchio filosofico concetto di Motore Immobile, Causa di Se stesso e di altro, ma non per questo finito.
Il concetto di infinito implica un non inizio e una non fine, quindi non vedo perché non possa essere contenuto il finito che ha un inizio e una fine e non si possa chiamare questo “Tutto”.
Se metti confini a “Tutto”, perché non farlo con “Spazio” e “Tempo” che tu reputi infiniti. “Spazio” potrebbe significare superficie limitata, anche perché scientificamente parlando chi può dire che è illimitato? “Tempo” è la stessa cosa. Chi mi proibisce di parlare di un prima e un poi parlando di “tempo”. Se c’è un prima e un poi, c’è anche un inizio e una fine.

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domenica, aprile 24, 2005

La santa inquietudine di Cristo deve animare il pastore: per lui non è indifferente che tante persone vivano nel deserto. E vi sono tante forme di deserto. Vi è il deserto della povertà, il deserto della fame e della sete, vi è il deserto dell’abbandono, della solitudine, dell’amore distrutto. Vi è il deserto dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell’uomo. I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi.

Benedetto XVI

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mercoledì, aprile 20, 2005
Carissimo Gabri,
Tu asserisci che Dio in quanto infinito e immortale non possa conoscere il concetto di finito, di morte che è proprio delle creature.
Proprio invocando la logica che tu usi, converrai che filosoficamente parlando, il tutto comprende la parte e non viceversa. Per cui l’infinito comprende il finito, Dio conosce la parte, il nascere il morire. Puoi negare che non l’abbia creato ma lo conosce. Io invece credo che proprio perché le sue capacità sono illimitate, in quanto causa prima, possa essere in grado di comprendere e fare tutto.
 
E’ vero, come tu dici, che l’uomo non può comprendere appieno il concetto di infinito. E questo è vero perché la parte non può comprendere il tutto. Noi possiamo solo lambire il mistero di Dio. Possiamo averne motivi di credibilità, perché Dio non può essere un assurdo per la nostra mente, ma non possiamo conoscerlo appieno perché la nostra finitezza ce lo impedisce. Per questo usiamo la fede… che comunque non può essere un assurdo per la mente perché diverrebbe fideismo cieco e questo il cristianesimo non lo ammette. Il cristianesimo non crede ciò in cui crede perché qualcuno ci dice che quello che dobbiamo credere è così e basta..
 
Dici anche che il concetto di infinito è assurdo perché la nostra mente non lo comprende. Come ti ho detto sopra il concetto di infinito non può essere un assurdo per la nostra mente e nemmeno per la nostra fede. Semplicemente non ne abbiamo esperienza diretta e chiara perché siamo esseri finiti.
 
Il dilemma Dio - Big Bang ce lo trascineremo per sempre (è nato prima l’uovo o la gallina?). Si può pensare, come dice la scienza, che dal nulla parta la vita, o che, come dice la religione, la vita parta da un Creatore che crea ogni cosa e creatura e le crea buone in quanto la loro bontà è partecipazione del Sommo Bene
 
Credo, in definitiva che il bello dell’uomo, credente e non credente, sia la ricerca, il non smettere di cercare, di domandarsi il senso ultimo delle cose, di avere speranza. Credo che per fare questo serva l’apporto di tutti: del credente per non far fossilizzare l’ateo nelle sue convinzione, dell’ateo per  permettere al credente di cercare ogni giorno il motivo per cui per lui è importante Dio.
Ciao e grazie per i tuoi preziosi stimoli.
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martedì, aprile 19, 2005

BENEDETTO XVI

19 aprile 2005
 
Annuntio vobis gaudium magnum;
habemus Papam:
Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum,
Dominum Josephum
Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Ratzinger
qui sibi nomen imposuit Benedictum XVI
Elezione Benedetto XVI 
 
  • Benedizione Apostolica "Urbi et Orbi"

    Cari fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore.
    Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere.
    Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre starà dalla nostra parte. Grazie.

Cenni biografici

Il Card. Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Pontificia Commissione Teologica Internazionale, Decano del Collegio Cardinalizio, è nato in Marktl am Inn, in diocesi di Passau (Germania) il 16 aprile 1927. Il padre, commissario della gendarmeria, proveniva da una antica famiglia di agricoltori della Bassa Baviera.
Trascorsi gli anni dell'adolescenza a Traunstein, venne richiamato negli ultimi mesi del secondo conflitto mondiale nei servizi ausiliari antiaerei.
Dal 1946 al 1951 - anno in cui, il 29 giugno, veniva ordinato sacerdote ed iniziava la sua attività di insegnamento - studiò filosofia e teologia nella università di Monaco e nella scuola superiore di Filosofia e Teologia di Frisinga. Del 1953 è la dissertazione "Popolo e casa di Dio nella Dottrina della Chiesa di Sant'Agostino", con la quale si addottorava in Teologia. Quattro anni dopo otteneva la libera docenza con un lavoro su "La Teologia della Storia di San Bonaventura".
Conseguito l'incarico di Dogmatica e Teologia fondamentale nella scuola superiore di Filosofia e Teologia di Frisinga, proseguì l'insegnamento a Bonn, dal 1959 al 1969, Münster, dal 1963 al 1966, e Tubinga, dal 1966 al 1969. In quest'ultimo anno divenne professore ordinario di Dogmatica e di storia dei dogmi nell'università di Ratisbona e Vice-Presidente della stessa università. Intanto già dal 1962 acquistava notorietà internazionale intervenendo, come consulente teologico dell'Arcivescovo di Colonia Cardinale Joseph Frings, al Concilio Vaticano II, al quale diede un notevole contributo.
Tra le sue numerose pubblicazioni un posto particolare occupano l'Introduzione al Cristianesimo, raccolta di lezioni universitarie sulla professione di fede apostolica, pubblicata nel 1968; Dogma e rivelazione, un'antologia di saggi, prediche e riflessioni dedicate alla pastorale, uscita nel 1973. Ampia risonanza ottenne pure la sua arringa pronunziata dinanzi all'Accademia cattolica bavarese sul tema "Perché io sono ancora nella Chiesa?", nella quale affermava: "Solo nella Chiesa è possibile essere cristiani e non accanto alla Chiesa". Del 1985 è il volume Rapporto sulla fede, del 1996 Il sale della terra.
Il 24 marzo 1977 Paolo VI lo nominava Arcivescovo di München und Freising. Il 28 maggio successivo riceveva la consacrazione episcopale, primo sacerdote diocesano ad assumere dopo 80 anni il governo pastorale della grande Diocesi bavarese.
Creato Cardinale da Papa Paolo VI nel 1977, è stato Relatore alla V Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi (1980) sul tema: "I compiti della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo" e Presidente delegato della VI Assemblea sinodale (1983) su "Riconciliazione e penitenza nella missione della Chiesa".
Il 25 novembre 1981 è stato nominato da Giovanni Paolo II Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Pontificia Commissione Teologica Internazionale.
Il 5 aprile 1993 è entrato a far parte dell'Ordine dei Cardinali Vescovi, del titolo della Chiesa Suburbicaria di Velletri-Segni.
Il 6 novembre 1998 è stato eletto Vice-Decano del Collegio Cardinalizio. Il 30 novembre 2002, il Santo Padre ne ha approvato l'elezione, fatta dai Cardinali dell'ordine dei Vescovi, a Decano del Collegio Cardinalizio.
È stato Presidente della Commissione per la Preparazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, che dopo sei anni di lavoro (1986-1992) ha potuto presentare al Santo Padre il nuovo Catechismo.
Il 10 novembre 1999 è stato insignito della Laurea ad honorem in Giurisprudenza dalla LUMSA.
Dal 13 novembre 2000 è Accademico onorario della Pontificia Accademia delle Scienze.
Da Paolo VI creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 27 giugno 1977, già del Titolo di S. Maria Consolatrice al Tiburtino, dei Titoli della Chiesa Suburbicaria di Velletri-Segni (5 aprile 1993) e della Chiesa Suburbicaria di Ostia (30 novembre 2002).
È Membro:
  • del Consiglio della II Sezione della Segreteria di Stato;
  • delle Congregazioni: per le Chiese Orientali, per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, per i Vescovi, per l'Evangelizzazione dei Popoli, per l'Educazione Cattolica;
  • del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani;
  • della Pontificie Commissioni: per l'America Latina; "Ecclesia Dei".
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martedì, aprile 19, 2005

Seconda e terza riflessione di Gabri.

Ricordo che chiunque voglia intervenire è liberissimo di farlo

ci tenevo a scrivere ancora una mia riflessione.
l'uomo, essere mortale e quindi finito, non riesce a comprendere appieno il concetto di infinito, e non è mai riuscito a creare qualcosa di infinito: persino i numeri sono soltanto una rappresentazione dell' infinito, non l'infinito stesso.
ammettendo l'esistenza di un dio-essere cosciente esistito da sempre, è logico pensare che dio, in quanto infinito e immortale, non possegga e non abbia mai posseduto il concetto di finito e di morte, e che quindi sia assurdo pensare che abbia creato degli esseri finiti, gli uomini, totalmente estranei alla sua natura.

inoltre l'uomo è a conoscenza dell' infinito, ne ha una vaga idea, in quanto lo percepisce attorno a sè, intuisce che il tempo è infinito, così come lo spazio.
ma dio non era immerso in un "ambiente finito", non poteva avere neanche quella vaga idea di cosa fosse.
l'uomo creato da dio equivale a dire che l'infinito ha creato il finito, cosa assurda.
mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni a riguardo. gabri

Giustamente affermi che ogni effetto è il prodotto di una causa: ci sono quindi due possibili interpretazioni: la concatenazione di cause ed effetti è sempre esistita; la concatenazione di cause ed effetti ha avuto origine da una causa-dio che è sempre esistita.
dici che la prima interpretazione è assurda perchè presuppone il concetto di infinito:partendo da un effetto e andando a ritroso di causa in causa non si arriva mai ad un origine (come nei numeri, partendo dallo zero si può contare fino all'infinito, sia con i numeri positivi che con quelli negativi senza arrivare ad un inzio o ad una fine).
ma ragionando in questo modo anche la seconda interpretazione risulta assurda, in quanto presuppone l'esistenza di una causa-dio iniziale esistente da sempre, e che quindi non ha avuto origine, esattamente come nella prima interpretazione. a mio parere le due interpretazioni sono sullo stesso piano,il problema è solo spostato, perchè si basano entrambe sul concetto di infinito, che per la mente umana risulta assurdo, incomprensibile.
in ogni caso anche ipotizzando l'esistenza di un dio-origine di tutto, non vedo cosa possa avere a che fare con l'uomo: sarebbe una sorta di BIG-BANG prima del big-bang, un fenomeno e non un entità cosciente.
potresti chiarirmi il significato dell'ultima frase, quella sul bene?
grazie di tutto, gabri.
utente anonimo
21:35, 17 aprile, 2005   IP: 213.140.6.127
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domenica, aprile 17, 2005

Ho ricevuto un interessante contributo da Gabri che postula la non esistenza di Dio. Che ne dite di aprire un dibattito partendo da ciò che sostiene? Il suo intervento è motivato da ciò che potete leggere nel post del 25 marzo.

Ciao,sono un ragazzo di 19 anni e ci tenevo a dire la mia opinione sull'argomento.innanzitutto devo dire che vengo da una famiglia credente,e quindi ho avuto un'educazione cristiana.ora sono ateo,ma non come dici tu perchè i giovani di oggi rifiutano di farsi domande di senso,bensì il contrario,ponendomi queste domande sono arrivato alla conclusione che secondo me dio non esiste.da bambino mi hanno sempre insegnato la distinzione tra l'uomo e gli altri animali,che consiste nella presenza,nell'uomo,di un'anima;ora scientificamente non si può provare l'esistenza dell'anima,essendo un'entità incorporea,ma si può spiegarne la non-esistenza tramite un semplice ragionamento: in passato si credeva che l'anima fosse l'essenza di una persona, l'insieme dei suoi sentimenti e pensieri, il concetto di "io"; con il progredire delle scoperte scientifiche si scopre che tutte queste funzioni risiedono in un altro organo, il cervello, e che per esempio i nostri pensieri e i nostri sentimenti sono reazioni chimiche ed elettriche che non hanno niente di spirituale. l'anima perde quindi le sue funzionalità; ammettendo che esista comunque e che sia immortale, dopo la morte tutto quello che rimarrebbe di noi sarebbe questa entità, si verrebbe a perdere il concetto di "io", e saremmo quindi anime immortali non coscenti di esistere, incapaci di provare alcun sentimento. ha più senso pensare che l'anima sia stata inventata dall'uomo in passato per tentare di dare una spiegazione al mistero del pensiero umano e del suo funzionamento, e che quindi in realtà non esista. non esistendo l'anima l'unica differenza tra noi e gli altri animali è la capacità di ragionare, dovuta al nostro cervello maggiormente evoluto e sviluppato.
l'uomo è l'unico animale dotato di razionalità, e per questo è l'unico animale cosciente di esistere e cosciente di dover morire, quindi smettere di esistere; la vita dell'uomo non ha un senso ultimo, nè più nè meno che quella di un cane. se vogliamo il suo fine è quello di riprodursi e garantire la conservazione della specie. ma l'uomo, essendo dotato di intelligenza, ha paura della morte, e ha bisogno di credere che vivrà per sempre: è proprio questo bisogno che spinge inconsciamente l'uomo ad inventarsi un dio, una religione ed una vita ultraterrena. le alternative alla "scelta" di credere in un dio sono due: il vivere senza porsi domande sulla propria esistenza o l'accettare il fatto che siamo destinati a smettere di esistere e che quindi la nostra vita non ha senso. l'accettare questa idea porta l'uomo all'autodistruzione, sotto forma per esempio della distruzione delle risorse naturali che citi tu. vorrei che tu provassi per un attimo a non dare per scontata l'esistenza di dio, e scopriresti che il mio ragionamento fila alla perfezione. fammi sapere la tua opinione al riguardo, grazie.
gabri

 

Credo che prima di tutto occorra fermarsi un attimo su Dio e la sua esistenza. Gabri lo vede come qualcosa che non esiste, inventato per non cadere nella disperazione di una vita senza un perché o per lenire la paura di un salto nel nulla, nel vuoto dopo la nostra morte. Chiede di non dare per scontato la sua esistenza. OK! Partiamo di lì e partiamo basso.
 
Nel mondo vi è una continua mutazione; molte cose sono in moto, ma nessuna si trova in moto se non viene mossa, perché niente passa da sé dal poter essere qualche cosa all’atto di essere quel qualche cosa (un ferro che può diventare caldo non si dà il calore da sé perché allora dovrebbe essere freddo per diventare caldo e caldo per darsi il calore). Se dunque tutto ciò che si trova in moto viene mosso, non ha senso però risalire all’infinito, perché ciò equivarrebbe a rimandare la spiegazione senza mai darla. Occorre quindi ammettere un primo motore non mosso.
 
Aggiungiamo anche che ciò che vediamo è termine di una serie di cause efficienti; nessuna cosa poi è causa di se stessa, perché allora dovrebbe non esistere per ricevere l’esistenza e esistere per darsela.
 
Ciò che si forma e poi si dissolve è un ente contingente: può esistere e anche non esistere (prima poi non esisterà e una volta non esistette). Se tutti gli esseri, quindi, sono contingenti una volta nulla sarebbe esistito e nulla esisterebbe se non ci fosse ciò che non può non esistere.
 
Nelle cose create c’è il bene. La sua quantità dipende dalla partecipazione al sommo bene
 


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sabato, aprile 16, 2005
Le chiavi consegnate da Gesù a san Pietro, nel XV secolo sono diventate l’insegna ufficiale della Santa Sede. Lo stemma della sede vacante (quello che vedrete adesso se provate a visitare il sito del Vaticano, www.vatican.va) è formato da due chiavi decusse (cioè incrociate) sotto il Gonfalone, l’ombrello papale, chiuso. Quella d’oro allude al potere sul regno dei cieli, quella d’argento indica l’autorità spirituale del papato in terra; gli ingegni (si chiamano così i dentelli che si inseriscono nella serratura) sono in alto verso il cielo e le impugnature in basso, ovvero nelle mani del Vicario di Cristo.

Il cordone rosso con le nappe che unisce le impugnature delle chiavi allude al legame dei due poteri. Lo stemma di Giovanni Paolo II è uno scudo azzurro con una croce d’oro e la «M» di Maria in basso a destra. Lo stemma è decorato in alto dalla tiara, il copricapo papale, e dalle chiavi d’oro e d’argento.
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giovedì, aprile 14, 2005

Samaritani della Memoria

 

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giovedì, aprile 14, 2005

QUEL GRIDO: «SANTO, SANTO»

La folla immensa. I Grandi della Terra silenziosi, quasi smarriti. 
E un vento misterioso che sfoglia il Vangelo e amplifica le voci che lo vogliono agli onori degli altari.


Il vento sfoglia il Vangelo sulla bara del Papa durante i funerali.
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lunedì, aprile 04, 2005
Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà!
Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera! 
Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! 
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa! 
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna.
Giovanni Paolo II 22 ottobre 1978
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sabato, aprile 02, 2005
Riposa in pace, Padre Santo
postato da: religioneascuola alle ore 22:27 | Permalink | commenti
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venerdì, aprile 01, 2005

Il Signore sta spalancando le porte del cielo al Papa.

Ciao Karol, grazie per avermi incontrato nel 1989 e grazie per tutto quello che sei stato per me in questi anni. Grazie di tutto!

postato da: religioneascuola alle ore 21:47 | Permalink | commenti
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