venerdì, maggio 13, 2005
Il testo integrale del discorso rivolto il 12 maggio 2005 dal Papa al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede.
Eccellenze, signore e signori,
sono felice di incontrarvi oggi, a poco meno di un mese dall’inizio del mio servizio pastorale come successore di Pietro. Sono grato per le parole che mi ha appena indirizzato a vostro nome, sua eccellenza il professor Giovanni Galassi, decano del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, e apprezzo l’attenzione di tutti i diplomatici nei riguardi della missione che la Chiesa compie nel mondo. Porgo a ciascuno di voi così come ai vostri collaboratori, i miei cordiali saluti e i migliori auguri, ringraziandovi delle vostre attenzioni durante i grandi eventi che abbiamo vissuto nello scorso mese di aprile e per il lavoro che svolgete quotidianamente.
Nel rivolgermi a voi, il mio pensiero va anche ai Paesi di cui siete i rappresentanti ed ai loro responsabili. Penso anche a quelle nazioni con cui la Santa Sede non intrattiene ancora delle relazioni diplomatiche. Alcune fra loro, hanno partecipato alle celebrazioni nell’occasione della morte del mio predecessore e della mia elezione sulla Cattedra di Pietro. Avendo apprezzato tale gesto, desidero oggi esprimere la mia gratitudine ed indirizzare un saluto deferente alle autorità civili di quei Paesi, formulando il desiderio di vederli al più presto rappresentati presso la Sede apostolica. Da questi Paesi, soprattutto quelli in cui le comunità cristiane sono numerose, mi sono pervenuti messaggi che ho particolarmente apprezzato. Vorrei dire quanto queste comunità e l’insieme delle popolazioni alle quali esse appartengono mi sono care, e assicurare loro che sono presenti nella mia preghiera.
Vedendovi, come non evocare il lungo e fruttuoso ministero dell’amato papa Giovanni Paolo II! Infaticabile missionario del Vangelo nei numerosi Paesi che ha visitato, ha anche reso un servizio unico alla causa dell’unità della famiglia umana. Ha indicato il cammino verso Dio, invitando tutti gli uomini di buona volontà a ravvivare senza sosta la loro coscienza e ad edificare una società di giustizia, di pace, di solidarietà, nella carità e nel perdono vicendevole. Non si possono dimenticare i suoi innumerevoli incontri con capi di Stato, capi di governo ed ambasciatori qui, in Vaticano, nel corso dei quali ha sempre difeso la causa della pace. Da parte mia, vengo da un Paese dove la pace e la fraternità sono care al cuore di tutti gli abitanti, specialmente per coloro che, come me, hanno conosciuto la guerra e la divisione tra fratelli appartenenti alla stessa nazione, a causa di ideologie devastatrici ed inumane che, sotto l’apparenza di sogni e illusioni, hanno fatto pesare sugli uomini il giogo dell’oppressione. Comprendete dunque che sono particolarmente sensibile al dialogo fra tutti gli uomini, per superare tutte le forme di conflitti e di tensioni, e per fare della nostra terra una terra di pace e di fraternità. Tutti insieme, unendo le loro forze, le comunità cristiane, i responsabili delle nazioni, i diplomatici e tutti gli uomini di buona volontà, sono chiamati a realizzare una società pacifica, per vincere la tentazione di scontri tra culture, etnie e mondi differenti. Per questo, ogni popolo deve attingere dal suo patrimonio spirituale e culturale i migliori valori di cui è portatore, al fine di andare incontro agli altri senza paura, accettando di condividere le proprie ricchezze spirituali e materiali a beneficio di tutti.
Al fine di proseguire in tal senso, la Chiesa non smette di proclamare e difendere i diritti umani fondamentali, purtroppo ancora violati in diversi Paesi della Terra, ed opera affinché siano riconosciuti i diritti di tutta la persona umana alla vita, al nutrimento, a un tetto, al lavoro, all’assistenza sanitaria, alla protezione della famiglia e alla promozione dello sviluppo sociale, nel rispetto della dignità dell’uomo e della donna, creati a immagine di Dio. Siate certi che la Chiesa cattolica continuerà, coi modi che le sono propri, a offrire la sua collaborazione per la salvaguardia della dignità di tutti gli uomini e per il servizio del bene comune. Essa non domanda alcun privilegio per se stessa, ma unicamente le condizioni legittime di libertà e d’azione alla sua missione. Nell’insieme delle nazioni, la Chiesa desidera sempre favorire l’accordo tra i popoli e la cooperazione fondati su un atteggiamento di lealtà, discrezione e cordialità.
Vi chiedo infine di rinnovare ai vostri governi i miei ringraziamenti per la loro partecipazione alle celebrazioni in occasione della morte di papa Giovanni Paolo II e della mia elezione, così come i miei saluti rispettosi e cordiali, che accompagno con una preghiera speciale affinché Dio ricolmi voi e le vostre famiglie, così come i vostri Paesi e tutti coloro che vi abitano, dell’abbondanza delle sue benedizioni.
 
postato da: religioneascuola alle ore 19:26 | Permalink | commenti
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