venerdì, dicembre 30, 2005
INCHIESTA
DIECI MILIONI DI ITALIANI VITTIME DELL’ASTROLOGIA

UN POPOLO DI CREDULONI

Maghi, riviste, libri e segni zodiacali che popolano perfino la Rai: un mercato che vale 5 miliardi di euro. I consigli degli esperti per sottrarsi alla schiavitù dell’oroscopo.


Dimmi che segno hai e ti dirò chi sei. Non c’è conversazione che non tiri in ballo l’oroscopo, soprattutto in questi giorni di passaggio da un anno all’altro. E così ben 10 milioni di italiani creduloni affidano alle stelle il loro futuro, anzi a circa 22.000 astrologi e maghi che attirano 25.000 "vittime" ogni giorno. Una moltitudine di donne (56 per cento), di uomini (40 per cento) e perfino bambini e ragazzini (4 per cento) che sperano di risolvere "magicamente" i loro problemi, molto spesso con effetti drammatici su tante famiglie (3 milioni in tutto) per i grossi debiti contratti per pagare costosi "consulti". Soldi che alimentano un gigantesco giro d’affari stimato in 5 miliardi di euro, per la maggior parte (98 per cento) "esentasse".

Si tratta ovviamente di stime al ribasso, perché, stando alla Lega consumatori (Acli), solo il 5 per cento delle vittime di questi raggiri sporge denuncia per reati che vanno dalla truffa alla circonvenzione d’incapace, dall’estorsione, anche aggravata, fino all’esercizio abusivo della professione medica e psicologica, per citarne solo alcuni. Senza dimenticare che basta fare un giro in libreria e cercare nel reparto "astrologia" o "esoterismo" per verificare che il mercato tira bene: sono infatti ben 40 gli editori che si occupano esclusivamente o prevalentemente di astrologia e che inondano gli scaffali con un migliaio di titoli (dei quali oltre 30 usciti solo nell’ultimo anno). Cui si aggiungono 15 riviste specializzate, ben infarcite di pubblicità che reclamizzano ogni sorta di indovini e maghi, per non parlare dei tanti oroscopi diffusi quasi in tutta la stampa e perfino nella Tv di Stato.


Una pura invenzione

Ma com’è possibile che l’astrologia possa avere una presa di massa? E quali basi scientifiche ha? Sgombriamo subito il campo dalla pretesa scientificità (vedi intervista al fisico Antonino Zichichi). Alla voce "astrologia" e "zodiaco" dell’Enciclopedia dell’Astronomia e della Cosmologia della Garzanti si legge: «L’interpretazione dell’oroscopo per dedurre il destino dell’individuo è un’operazione totalmente arbitraria», e che «chiunque abbia un po’ di confidenza con l’astronomia (che, invece, è la scienza che studia i corpi celesti) non può avere alcun dubbio sul fatto che l’astrologia è un’assurdità». Anche la legge (articolo 121 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) nega il diritto di cittadinanza ai maghi, codificandoli, in termini perentori ma chiarissimi, come "ciarlatani" e vietandone il mestiere.

E allora perché continuano ad agire indisturbati, proponendo i loro "servigi" pubblicizzati addirittura sulle Pagine Gialle alla voce "astrologia", o sul servizio Televideo della Rai, su Mediavideo di Mediaset e in una miriade di Tv locali e nazionali (anche se una recente sentenza del Tar del Lazio vieta, finalmente, le trasmissioni di astrologia, cartomanzia e pronostici tra le 23 e le 7)?


Un telefono per difendersi

Lo denuncia senza soste, ormai da anni, Giovanni Panunzio, storico fondatore di Telefono Antiplagio (telefono 338/83.85.999; sito: www.antiplagio. org): «Nonostante svariate volte la Polizia amministrativa sia intervenuta per sanzionare i maghi e disporre la chiusura dell’attività, i ciarlatani continuano a operare, perché sono leggi che non fanno paura. Occorrerebbero norme più severe in ambito penale. Ritengo sia grave anche il fatto che il servizio pubblico Rai dia spazio e dignità agli astrologi, inserendoli addirittura in pianta stabile all’interno di trasmissioni televisive, redazioni e giornali radio, e retribuendoli. Un insulto per chi paga il canone e le tasse. Ci appelliamo alla Rai affinché sia garantita almeno la par condicio», aggiunge Panunzio: «ogni volta che interviene un astrologo, sia data la parola anche a un astronomo o a uno scienziato. Se non lo fa il servizio pubblico, chi lo fa?».

L’oroscopo», prosegue Panunzio, «è utilizzato non solo dagli astrologi ma anche dai maghi, che lo usano per acquisire notizie sul patrimonio della vittima. Poi passano alla loro "specialità": pendolino, carte, sedute spiritiche e così via». L’astrologia quindi è un fenomeno sociale che oscilla tra costume e criminalità. Ma la preoccupazione riguarda, ovviamente, anche il piano religioso.

Padre Francesco Bamonte, sacerdote dei Servi del Cuore Immacolato di Maria ed esorcista a Roma, afferma che l’astrologia, priva di qualsiasi fondamento scientifico, presume di descrivere le predisposizioni alle malattie di una persona o la sua psicologia o addirittura di predire un futuro già scritto nelle stelle. «È assolutamente falso credere che gli unici responsabili del bene e del male – sia quello fisico, sia quello morale – sarebbero stelle e pianeti», dice padre Bamonte.


Dieci milioni di clienti

Chiediamo se tra quei 10 milioni di creduloni ci sono anche dei credenti. «Un cristiano non può accettare l’idea che il proprio futuro sia inscritto in anticipo nelle stelle, perché ciò porterebbe a negare all’uomo libertà e responsabilità. L’uomo è un essere libero. Noi orientiamo il nostro avvenire su questa terra e la vita dopo l’esistenza terrena, con gli atti, le scelte, le decisioni e gli impegni quotidiani. La vita umana non è soggetta inesorabilmente a una fatalità cieca e senza speranza: Dio ci ha creati liberi, anche se pesano su di noi numerosi condizionamenti».

Conoscere il futuro non è solo un desiderio degli adulti. In tempi di incertezze anche economiche, con scarse e malpagate possibilità di impiego, i giovani che tipo di atteggiamento hanno verso l’oroscopo? Carlo Climati, giornalista, da anni impegnato a confrontarsi anche personalmente con i ragazzi in dibattiti e conferenze e autore di alcuni libri che trattano in modo agile, ma approfondito i rischi che essi corrono con il mondo dell’occulto, risponde: «L’oroscopo, i segni zodiacali, la voglia di conoscere il futuro sono tra gli elementi più presenti tra i ragazzi. C’è chi crede profondamente nell’astrologia, chi non prende l’oroscopo troppo sul serio, ma comunque lo segue su giornali e riviste e chi utilizza i segni zodiacali come argomento per socializzare o per fare bella figura. Ho conosciuto, ad esempio», racconta Climati, «un ragazzo molto timido che aveva l’abitudine di portare con sé, alle feste, le tavole per calcolare l’ascendente. Utilizzava questo sistema per fare nuove amicizie». Esistono forme di oroscopo particolari per i giovani? «Il problema dell’oroscopo è che, purtroppo, può rappresentare una specie di "ponte" verso altre passioni o abitudini esoteriche e superstiziose, come talismani o amuleti».


Il telefono per i maghi è un proficuo e illecito mezzo per arricchirsi.

«A volte, in certe riviste per adolescenti, l’oroscopo diventa l’occasione per spingere i ragazzi a praticare piccoli riti magici. Si tratta di riti innocui, ma che rischiano di contribuire a creare una mentalità superstiziosa, spingendo a credere nel potere di oggetti. Sono discutibili, secondo me, anche certi oroscopi legati all’amore, in cui si pretende di dire con quale segno si andrebbe d’accordo. Comportamenti che rischiano di condizionare i rapporti umani».

In discoteca si usa l’oroscopo? «Sì, occasionalmente. Negli ultimi anni si è diffusa la presenza dell’astrologo e del cartomante nelle discoteche, soprattutto quando vengono organizzate feste ispirate a temi esoterici, nel periodo di Halloween. Tra un ballo e l’altro, i giovani hanno la possibilità di farsi fare l’oroscopo, di interrogare le carte o di farsi leggere la mano».

Da chi ereditano, i giovani, la voglia di "leggere il futuro"? «Un tempo l’educazione era il frutto di pochi maestri», aggiunge Climati: «I genitori, la scuola e gli educatori religiosi. Oggi i ragazzi sono "educati", anche, dalla Tv, da Internet, dalle canzoni, da certe riviste per adolescenti. Quando si è soli, poi, è molto più facile essere strumentalizzati e indottrinati». Avviene, a una certa età, il distacco da questa forma di divinazione-superstizione? «Dipende. Alcuni ragazzi compiono un percorso di maturazione o di fede cristiana, e allora si allontanano. Altri, purtroppo, passano dall’astrologia a esperienze successive nel mondo dell’esoterismo». Perché tanti ragazzi oltre che all’oroscopo ricorrono alla magia e all’occultismo? «Alla base ci sono sicuramente paure, incertezze, timori per il futuro, alimentati dalla noncultura dell’apparenza e dell’immagine. Il mondo, dominato dai più belli e dai più forti, appare difficile da affrontare. Tanti ragazzi tendono a chiudersi nel proprio guscio, magari affidandosi all’oroscopo, alla lettura delle carte, agli amuleti e ai talismani per cercare un aiuto nell’affrontare la vita. Certi meccanismi sono profondamente diseducativi perché rappresentano il trionfo della non cultura, del non impegno e del "voglio tutto e subito, senza sforzarmi"».

Un appello ai "pastori"

Come difendersi da certi rischi? «È necessario innanzitutto promuovere una cultura dell’impegno, che valorizzi i piccoli sforzi della vita quotidiana per raggiungere un particolare obiettivo: ad esempio, lo sforzo che si fa per studiare e superare un esame o per conquistare una ragazza. Inoltre, è opportuno promuovere una sana cultura del limite, educare a capire che nella vita non si può avere tutto e far accettare ai ragazzi i propri limiti. Insomma, occorre ascoltare i giovani, aiutandoli a capire che astrologia e magia non sono una soluzione per i propri problemi».

Ne è convinto, infine, anche don Alfonso d’Errico, rettore della Basilica di San Tammaro vescovo di Grumo Nevano (Napoli), che di esperienza in materia ne ha tanta, visto che di gente disperata che si rivolge all’astrologo ne incontra molta. E lancia un appello a tutti gli operatori pastorali: «I giovani, le persone sono soli, sempre più soli. Occorre dedicare più tempo all’ascolto personale, bisogna far crescere in loro Gesù Cristo, perché di lui solo, anche solo inconsapevolmente, hanno sete».


IL FUTURO AL TELEFONO COSTA 40 EURO

La segreteria telefonica spiega che la chiamata costerà 1,80 euro al minuto Iva compresa con uno scatto alla risposta di 6 centesimi Iva compresa, per un massimo di otto minuti. È uno dei tanti numeri a pagamento di astrologi pubblicizzati sulle riviste specializzate. Spesso, questi numeri funzionano attraverso call center ben organizzati. L’astrologo mette il nome (per la pubblicità), ma al telefono rispondono ragazzi e ragazze che si qualificano come "assistenti" (o comunque astrologi). È una forma di raggiro. Così come lo è quella di molti consulti astrologici in programmi tv: si pensa che sia tutto in diretta, invece la chiamata, e la relativa consulenza del mago, sono registrati.

Al numero che ho scelto di comporre mi risponde una voce di ragazza. Le chiedo di parlare con l’astrologo titolare. Lei mi fa attendere qualche secondo (sto già pagando la chiamata), ma il titolare sembra non sia reperibile. «Se vuole può parlare con me», dice, «lavoro nel suo studio» (studio o, piuttosto, call center?). Accetto. «Ho bisogno della data di nascita tua e della persona coinvolta». Inizia, così, il consulto per una (inventata) storia d’amore finita male. Ma otto minuti sono un batter d’occhio. «Se cade la linea, mi richiami subito e ti rispondo io». Così è. La chiamata si interrompe, ma lei ha appena cominciato ad analizzare le congiunzioni dei pianeti. Così, seconda chiamata. Lei parla con tono dolce, amichevole, confidenziale. Mi tiene al telefono il più a lungo possibile, chiedendomi come mi sento, dispensandomi consigli sulla vita sentimentale (nemmeno fosse la mia migliore amica), il tutto intervallato da lunghe pause di silenzio (peccato che si paghino anche quelle).

La linea cade di nuovo. Terza chiamata. Le domando per quali motivi la gente telefona. E lei: «La maggior parte per amore, molti per il lavoro; per le malattie no, non siamo autorizzati». Poi aggiunge: «L’oroscopo giornaliero è un gioco. Ma l’astrologia su base soggettiva è attendibile, per chi ci crede». La saluto. «Fammi sapere come vanno le cose», dice. Faccio un calcolo: 40 euro per quasi 23 minuti. Ho seri dubbi che accetterò il suo invito.

Giulia Cerqueti


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lunedì, dicembre 26, 2005
Vuoi che andiamo a strappare la zizzania?

Corrono giorni, quelli di questa modernità postcristiana che trova casa dentro e fuori la chiesa, in cui sembra che nessuno di noi possa sottrarsi alla impellente necessità di dividere il mondo, di dividere l’umanità in buoni e cattivi, in bene e male. E’ il virus terribile della paura che giustifica ogni gesto e ogni violenza, ogni limitazione della libertà e della corresponsabilità in nome della sicurezza e del controllo. E’ il virus terribile di chi confonde clonazione e generazione, di chi non contempla l’incontro con l’altro per dare vita. E’ il virus terribile che genera sospetto, che genera diffidenza, che genera divisione. E’ il virus terribile che genera i nemici, che genera gli avversari, che genera le ragioni e i dogmi che calpestano l’umano e che calpestano Dio stesso, quel Dio che si è fatto uomo e ha condiviso con noi la costruzione di un mondo nuovo e di una terra nuova.


Corrono giorni, quelli del Natale, in cui più che la dolcezza e l’intimità del bambino nella culla, celebriamo la travolgente verità di un Dio che si riveste di carne e soffre, gioisce, ama, condivide le sconfitte, sogna approdi nuovi; di un Dio che si trova subito braccato da re e gerarchi, da dottori della legge e sacerdoti del tempo, preoccupati e spiazzati della sua ingenua trasparenza; di un Dio che camminando sulle strade del quotidiano sente e condivide l’intimità più profonda delle donne e uomini incontrati, che si sentono giudicati più che amati, e vuole farsi voce delle loro domande: perché io, con il mio amore e il mio matrimonio difeso in tutti i modi ma fallito, sono posto fuori? Ho cercato verità e la verità non mi ha liberato, mi ha condannato? Perché preferite e date appoggio alle facciate e non vi meravigliate più della bellezza di chi non si accontenta ma cerca, cerca, cerca? Perché la mia diversità mi relega? Perché la mia omosessualità è scandalo? Perché il mio essere donna chiude troppe strade, nonostante sorrisi e ammiccamenti? Perché la mia appartenenza religiosa diversa mi allontana dal vostro cammino; io volevo solo vivere con voi il pellegrinaggio verso l’umanità, verso Dio? Perché, perché, perché …


Corrono giorni in cui in nome della pace si giustificano gli eserciti, in nome della libertà si limitano le libertà, in nome della lotta al terrorismo si ritorna a giustificare la guerra (non giusta ma giustificabile), in nome della speranza si comprano i sogni dei popoli, in nome del dialogo ci si arrocca sulle verità, in nome dell’identità si sospetta della diversità, in nome della sicurezza si militarizza il territorio e ci si riarma, in nome della difesa si ridicolizza la nonviolenza. Corrono tempi così fatti, in cui la fatica di ammettere alcune responsabilità ci mette l’uno contro l’altro. Tempi in cui un comunicato stampa sulla Marcia della Pace di fine anno a Trento dal Titolo “Precisazioni in merito ad alcune dichiarazioni riportate dai media” dice che qualcuno “alimenta ad arte alcune polemiche prive di fondamento”, genera equivoci per un “modo improprio di procedere”, perché si è ritenuto di “avere la responsabilità dell’iniziativa”, e che sono “fuori luogo ogni altra interpretazione e ulteriori affermazioni che volessero accreditare inesistenti prevaricazioni”. Non continuo, ma devo dire che ho trovato il linguaggio duro, distaccato, quasi intimidatorio e, scusate, lontano da quello che è accaduto. Mi dispiace, io sento la corresponsabilità di questa iniziativa, fin dall’inizio ho partecipati agli incontri organizzativi, così come tutti coloro che a diverso titolo, come appartenenti a Pax Christi o ad alcune realtà locali di Trento, Bolzano e Rovereto, hanno collaborato alla sua realizzazione. Pensavo che questo dovesse essere motivo di gioia, come lo è stato per me: finalmente qualcuno che si prende a carico le situazioni, che si appassiona, ci soffre, ci mette del suo. Forse non ci si è capiti, forse la paura di essere attaccati ha prevalso sulla meraviglia, forse quella cultura del sospetto che inizialmente citavo ci ha travolto, anche come chiesa.

Bene, che fare? Io una proposta l’avrei. Visto che il pesante comunicato stampa è stato emesso dalla sala stampa della CEI, credo sia giunto il tempo dei volti e dei nomi (una bella metodologia nonviolenta), non dei comunicati o dei messaggi a distanza, che non ci aiutano più a chiarire. I giorni precedenti la marcia della pace come movimento (Pax Christi) a Trento viviamo un convegno dal Titolo “Infaticabili provocatori di nonviolenza, il nesso fra le “grandi” e le “piccole” scelte”, invitiamo mons Giuseppe Betori a stare con noi e aprire un dialogo sereno, sincero e fruttuoso sul tema dei metodi e contenuti della corresponsabilità nella Chiesa. Sarà un modo per celebrare insieme, proprio a Trento, la grandezza del Concilio Vaticano II. Sarà anche l’inizio di un contributo che come movimento di pace vogliamo offrire al prossimo Convegno Ecclesiale di Verona. Incontrarci vorrà dire anche prepararci a camminare insieme la notte dell’ultimo dell’anno e gustare affaticati ma gioiosi dell’alba della pace, invocata nella preghiera. Ecco perché speriamo che non manchiate: in fondo la Marcia proposta da Pax Christi è stata fatta propria e promossa dalla Chiesa italiana, dalla Caritas e dalla Diocesi di Trento. Insieme sulle vie della verità e della pace, volto a volto, mano a mano, passo a passo. C’è bisogno di questo, nient’altro che di questo. E sulla strada non c’è passo insignificante, non c’è passo più importante, c’è solo un “popolo in cammino”, l’augurio del Concilio Vaticano II.

Una parola poi per Antonio Papisca e Arturo Paoli, amici e competenti costruttori di pace, costantemente capaci di coniugare la forza del diritto internazionale e umanitario e del vangelo della giustizia e della condivisione, e sempre disponibili a un fecondo confronto e a una proficua collaborazione. Li ho sempre considerati maestri e oggi ancora di più. Grazie Antonio, grazie Arturo. Spero di incontrare anche voi alla marcia. Ancora una volta ribadisco il problema non sono le persone chiamate, e come potremmo permetterlo, ma il metodo, che, onestamente devo dire, in questo caso non ha funzionato.


Io sono figlio di contadini, la terra è mia madre, e la terra mi ha insegnato tanto in termini di fatica, di pazienza, di cura e di attesa. Anche Gesù la cita spesso. Vi ricordate il passo “dell’uomo che aveva seminato buon grano nel suo campo, ma il nemico di notte vi seminò la zizzania”. C’è un campo che è questo mondo, l’uomo, la società, la chiesa stessa, un campo di ombre e luci, di speranze e delusioni, di buon grano e di cattiva zizzania. C’è un campo che è la nostra vita, la nostra storia, la nostra realtà in cui si intrecciano le radici del bene e del male. I servi del potere o del padrone, convinti di fargli un piacere corrono e si rendono disponibili: “Vuoi che andiamo a strappare la zizzania? Ci pensiamo noi!” Ma la risposta è altrettanto chiara e decisa: “No! Rischiate di strappare via anche il grano buono.” E’ vero! chi coltiva la terra sa che le radici si intrecciano e sa che la vittoria sulla zizzania potrebbe essere la sconfitta di tutti.

Gesù, piccolo e indifeso "padrone" del mondo e profondo conoscitore dell’intimità di ogni donna e di ogni uomo, ci invita a non fissare il nostro sguardo sulle erbacce, ma a imparare da lui che vede, coglie e gusta del grano di ogni campo. E attorno al tavolo della vita ci dice con infinito amore: non agire con violenza, rischi di creare un deserto. Lo puoi anche chiamare pace, ragione, verità, tradizione, legge, dogma, … ma è solo un deserto, una messe di sconfitte.


Buon Natale ai cuori inquieti, alle menti contorte, alle vite spezzate, ai sorrisi travolgenti, ai silenzi pieni di meraviglia, alle urla inquietanti, ai piccoli pieni di futuro e ai grandi pieni di paure. Buon Natale a tutti coloro che in ogni angolo della terra, donne e uomini, piccoli e grandi, potenti e deboli, sapienti e studenti, profeti e scontati, credenti e non credenti, cristiani e non cristiani, si sentono e si desiderano “amici del genere umano”.
Tenero e giocoso Re del mondo, Signore della vita che chiedi solo di essere accolto e abbracciato insegnaci che unicamente “la verità ci farà liberi”.


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sabato, dicembre 24, 2005
La pretesa di dire a Dio come deve venire


Divo Barsotti

In tutti i giorni dell'Avvento la Chiesa ha elevato la sua preghiera al Signore, in un desiderio vivo, in un'attesa piena di speranza; può il Signore deludere la preghiera della sua sposa? Può il Signore deludere la nostra attesa? Una cosa s'impone, evidentemente: che noi non pretendiamo di dire a Dio come Egli deve venire, che per ricevere Dio noi non pretendiamo di trasformarlo a nostra immagine e somiglianza, in tal modo da rispondere alle attese dell'uomo non ancora redento, perché le attese dell'uomo non ancora redento non possono combaciare col pensiero di Dio.
Si tratta per noi di entrare precisamente nel piano di Dio che compie quanto Egli ha promesso; ed è nella misura che noi andremo trasformandoci nel suo pensiero, che noi allora potremo aver la risposta alla nostra preghiera. E l'abbiamo già: Dio è con Noi.
Ebbene, è precisamente questa la cosa più importante di tutte: che noi realizziamo che Dio è con noi, anche se questa presenza di Dio con noi è una presenza di umiltà e silenzio.
Ma vorrei dire di più: è precisamente perché la presenza di Dio è una risposta ed una presenza di umiltà e di silenzio che, lo insegna da tanti secoli san Bonaventura, non vi è per l'uomo, quaggiù sulla terra, una rivelazione più alta e più conforme, veramente più propria della Divinità, che l'umiltà di Dio. E' in questa che Egli si manifesta in un amore che trascende ogni nostro pensiero, ogni nostra attesa. Giustamente, se Egli rispondesse soltanto alle nostre attese, Egli si adatterebbe a noi, ma Egli deve superare le nostra attese, non perché Egli ci dà meno di quello che noi chiediamo ma perché Egli ci dà infinitamente di più, Egli è Dio e ci dà infinitamente di più proprio perché Egli è entrato nella nostra vita. Pensate, è il Dio infinito e vive con noi quando lavoriamo, quando leggiamo la Bibbia, mentre facciamo da mangiare, mentre leviamo le erbacce dal giardino. E' questa la cosa grande! Credo che il paradiso non sia più grande di questo: Dio entra nella nostra vita, la colma e la riempie di Sè in una dolcezza senza fondo, in una umiltà senza misura. Noi possiamo vivere con Lui ed Egli vive con noi senza minimamente disturbarci. Quando si è fatto uomo nessuno se ne accorse. Secondo il "Vangelo di Giacomo", che è un vangelo apocrifo, quando Gesù nacque si arrestarono le acque, il vento si fermò, la creazione sembrò tutta sospesa. Non è vero nulla! Egli vive nella nostra vita e non la disturba. Come dobbiamo scendere nell'umiltà di Dio per incontrarci con Lui! Ma se noi sappiamo entrare in questo abisso di umiltà, quanta dolcezza, quanta pace, quanta intima gioia l'anima non conosce!
E' questo il mistero del Natale e noi dobbiamo saperlo vivere, incontrandoci con Lui, vivendo in comunione con Lui nella nostra povera vita, senza cercare che l'incontro con Dio debba trasformarci donandoci chissà quale gloria, chissà quale ricchezza, chissà quale grandezza. La vera grandezza è l'amore, e l'amore si manifesta in questo: spogliarci di tutto per colui che si ama. Ed Egli si è spogliato di tutta la sua gloria per te che Egli ama e ha voluto mettersi nelle tue braccia, come una mamma porta il bambino nelle sue braccia, con tanta gioia perché è suo figlio. Così Dio si dona a noi! Dobbiamo saperlo, dobbiamo sentirlo; il mistero del Natale è il mistero della rivelazione di Dio in un amore così grande che Dio sembra quasi non essere, talmente si dona tutto per te. Quanta dolcezza intima, quanto profondo trasalimento dell'essere se l'uomo sa ve ramente incontrarsi con il Dio reale, vivo, in questa sua umiltà!
E' questo che noi dobbiamo vivere; e non è un mito. Gesù non è soltanto un simbolo, è la realtà viva di un Dio che si dona, di un Dio che diviene nostro, di un Dio di cui noi possiamo usare perché così una madre veramente possiede e vive nel suo figlio la sua limpida gioia.
Quanta gioia pura, quanta dolcezza intima non ci dona la festa che noi già celebriamo! Viviamola nell'umiltà, nella semplicità, nella purezza di un amore che tutto dimentica per non contemplare più che Lui che si è fatto Figlio. Guardatelo, non fate tante meditazioni, guardatelo, tutto è lì; Egli è presente e reale, Egli è vivo ed è presente ed è tutto per noi, ed è tutto per te.


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La notte in cui Maria fiorisce ci raggiunge la carezza di Dio


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La pretesa di dire a Dio come deve venire


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Strano. Non c'è laico che non si fermi a Natale


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Riprendiamoci l'umano al bando le ossessioni

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martedì, dicembre 13, 2005
Santa Lucia Vergine e martire
Siracusa, III secolo - Siracusa, 13 dicembre 304

Santa Lucia, dal nome evocatore di 'luce', martirizzata probabilmente a Siracusa sotto Diocleziano (c. 304), fa parte delle sette donne menzionate nel Canone Romano. Il suo culto universalmente diffuso è già testimoniato dal sec. V. Un'antifona tratta dal racconto della sua passione la saluta come "sponsa Christi". (Mess. Rom.)

Patronato:Siracusa, ciechi, oculisti, elettricisti, contro le malattie degli occhi e le carestie


Etimologia: Lucia = luminosa, splendente, dal latino


Emblema: Occhi su un piatto, Giglio, Palma, Libro del Vangelo

Le fonti sulla vita di S.Lucia sono la Passio latina ed il più antico Martyrion greco, detto Codice Papadopulo. S.Lucia nacque a Siracusa sul finire del III secolo da una nobile famiglia cristiana: rimasta orfana di padre sin da bambina, fu educata con dedizione dalla madre Eutichia, dalla quale apprese le verità del cristianesimo. Lucia, fanciulla bella, intelligente e virtuosa, meditava assiduamente le S.Scritture e si recava ai riti cristiani nelle catacombe di Siracusa: spinta dal suo amore per Gesù e dall’esempio delle prime vergini martiri, decise di consacrarsi a Dio con voto di perpetua verginità. La madre soffriva da molti anni di un flusso di sangue ritenuto incurabile dopo innumerevoli e costosi tentativi dei migliori medici. Lucia, che si prendeva cura di lei, un giorno le suggerì d’andare in pellegrinaggio a Catania presso il sepolcro della vergine e martire S.Agata per implorare il miracolo della guarigione. La madre acconsentì e vi si recarono insieme: lì, durante la Messa, fu letto l’episodio del Vangelo in cui un’emorroissa guarì toccando la veste di Gesù. Ispirata da quelle parole, Lucia disse alla madre: “Se credi in ciò che è stato appena proclamato, crederai anche che S.Agata, che ha patito per Cristo, abbia confidente accesso al Suo tribunale. Tocca con fede il suo sepolcro, se vuoi, e sarai guarita”. Allora Lucia ebbe in apparizione S.Agata che le disse: “Sorella mia Lucia, vergine devota a Dio, perché chiedi a me ciò che puoi tu stessa ottenere per tua madre? Ecco che ella è già guarita per la tua fede. Con la tua verginità tu hai costruito un santuario gradito a Dio, ed io ti dico che come grazie a me è sublimata la città di Catania, così per te avrà decoro dal Signore Gesù Cristo la città di Siracusa”. Dopo quella visione, Lucia esclamò alla madre: “Per l’intercessione della Sua Sposa Agata, Gesù ti ha guarita”, e sùbito Eutichia constatò di essere del tutto risanata. Lucia continuò: “A questo punto desidero che tu non mi parli più di sposo terreno, perché da tempo mi sono consacrata a Gesù. Piuttosto dammi quello che avevi pensato come mia dote perché possa distribuirlo ai poveri”. Eutichia: “Se non ti rincresce, farai dei beni miei e di tuo padre l’uso che vorrai dopo la mia morte”. Lucia: “La tua offerta non è la più gradita a Gesù. Dona adesso, a Lui nei poveri, ciò di cui dovrai forzatamente disfarti nella tomba”. Eutichia fu convinta, e da quel momento Lucia donò tutte le sue ricchezze ai poveri e si fece povera per Cristo. Ma un giovane innamorato di lei si vendicò del suo rifiuto alle nozze denunciandola come cristiana: vigeva la feroce persecuzione dell’imperatore Diocleziano. Lucia fu arrestata e condotta dinanzi al prefetto di Siracusa, di nome Pascasio, che le ordinò di sacrificare agli dèi. Ma Lucia disse: “Sacrificio puro presso Dio è curare chi soffre. Ho donato a Dio tutte le mie sostanze, e poiché ora non ho più nulla da offrire, offro in sacrificio me stessa”. Pascasio: “Di’ tali sciocchezze agli stolti come te. Io eseguo gli ordini degli imperatori”. Lucia: “Tu osservi i comandi degli imperatori ed io i comandamenti del mio Dio; tu temi gli imperatori ed io il mio Dio; tu vuoi piacere agli imperatori ed io al mio Dio; tu non disobbedisci agli imperatori ed io come potrei disobbedire al mio Dio? Fai ciò che vuoi: anch’io agirò secondo il mio cuore”. Pascasio: “Tu hai dissipato i tuoi beni con uomini dissoluti”. Lucia: “Io ho riposto al sicuro il mio patrimonio ed il mio corpo non ha conosciuto l’impurità”. Pascasio: “Tu sei la disonestà in persona”. Lucia: “La disonestà siete voi, di cui l’Apostolo dice: corrompete le anime degli uomini affinchè fornifichino contro Dio vivente e servano al diavolo ed ai suoi angeli che sono nella corruzione. Anteponendo i piaceri effimeri ai beni eterni, perdete l’eterna beatitudine”. Pascasio: “Queste parole cesseranno quando inizieranno i tormenti”. Lucia: “E’ impossibile far cessare le parole di Dio”. Pascasio: “Tu dunque sei Dio?”. Lucia: “Io sono serva del Dio eterno, che ha detto: quando sarete condotti davanti ai potenti non preoccupatevi di cosa dire perché non sarete voi a parlare ma lo Spirito Santo che è in voi”. Pascasio: “In te c’è lo Spirito Santo?”. Lucia: “L’Apostolo dice: coloro che vivono castamente sono tempio di Dio e lo Spirito Santo dimora in essi”. Pascasio: “Allora ti farò condurre in un luogo infame dove sarai costretta a vivere nel disonore, così lo Spirito Santo fuggirà da te”. Lucia: “Il corpo non viene deturpato se non dal consenso dell’anima: anche se tu mettessi nelle mie mani l’incenso per un sacrificio, Dio sa la mia intenzione. Egli scruta le coscienze ed aborrisce il violentatore della purezza. Se tu comandi che io subisca violenza contro la mia volontà, la mia castità meriterà una doppia corona”. Pascasio: “Se non mi obbedisci t’infliggerò crudelissime torture”. Lucia: “Tu non potrai mai convincermi a peccare: sono pronta ad ogni tortura”. Allora Pascasio ordinò di farla condurre in un postribolo perché le fosse fatta violenza, ma lo Spirito Santo la rese immobile: invano i soldati la spingevano cadendo sfiniti a terra, invano la trascinavano legata a mani e piedi o trainata da molti buoi. Pensandola una strega, Pascasio la fece cospargere d’urina ed i maghi iniziarono ad invocare gli dèi. Pascasio infuriato le disse: “Lucia, quali sono le tue arti magiche?”. Lucia: “Queste non sono arti magiche: è la potenza di Dio”. Pascasio: “Perché pur tirandoti a forza in mille non ti sei mossa?”. Lucia: “Anche se tu ne aggiungessi altre migliaia, si avvererebbe in me la Parola di Dio: cadranno mille alla tua sinistra e diecimila alla tua destra, ma nessuno potrà accostarsi a te”. Pascasio era disperato, e Lucia gli disse: “Misero Pascasio, perché ti affliggi, impallidisci, ti struggi? Hai avuto la prova che sono tempio di Dio: credi anche tu in Lui”. Pascasio allora le fece accendere attorno un rogo, ma le fiamme la lasciarono illesa. E Lucia: “Ho pregato il mio Signore Gesù Cristo affinchè questo fuoco non mi molestasse, perché dare ai credenti il coraggio del martirio ed i non credenti l’accecamento della loro superbia”. Gli amici di Pascasio, per farla tacere, le conficcarono un pugnale in gola. Ma prima di morire Lucia riuscì a dire questa profezia: “Vi annuncio che presto sarà data pace alla Chiesa di Dio. Diocleziano e Massimiano decadranno. E come la città di Catania venera come protettrice S.Agata, così anche voi onorerete me per grazia del Signore nostro Gesù Cristo osservando di cuore i Suoi comandamenti”. Poi s’inginocchiò, ricevette l’Eucarestia e spirò: era il 13 dicembre 304. Nello stesso luogo dove subì il martirio ebbe sepoltura e nel 313 fu edificato un santuario per accogliere il continuo flusso di pellegrini giunti per venerare le sue reliquie ottenendo numerose grazie per sua intercessione. Nel 1039 il suo corpo fu portato dal generale bizantino Giorgio Maniace a Costantinopoli e nella quarta crociata del 1204 dal doge Enrico Dandolo a Venezia, dove si venera tuttora. Il patrocinio di S.Lucia si è manifestato tante volte sia a Siracusa, salvata in più momenti della sua storia (carestie, terremoti, guerre), che in altre città, come Belpasso (presso Catania) e Brescia: per l’ennesima liberazione attribuita alla sua intercessione da una grave carestia, nel 1646 fu istituita a Siracusa una festa solenne in suo onore che si celebra tuttora la prima domenica di maggio, oltre a quella del 13 dicembre.

Culto

Fin dall’antichità il suo culto si è diffuso universalmente e si è tramandato sino ad oggi. La testimonianza più antica è un’epigrafe marmorea in greco risalente al IV sec., rinvenuta nel 1894 nelle catacombe di Siracusa, le più estese al mondo dopo quelle di Roma. Nel 384 S.Orso le dedicò una chiesa a Ravenna. Papa Onorio I ne dedicò una a Roma. S. Gregorio Magno compose l’Ufficio e la Messa di S.Lucia, inserì il suo nome nel Canone Romano e le consacrò una cappella nella basilica di S.Pietro. Compare nel Martirologio Gerominiano, nel Sacramentario Gelasiano di S.Gallo, nel Breviario Gallo-Siculo, nel Canone di Milano e Ravenna. S.Adelmo le dedicò un poema. S.Tommaso d’Aquino la citò nella Summa Teologiae. S.Giovanni Damasceno compose l’Ufficio greco in suo onore. Tra i suoi devoti vi sono pure S. Caterina da Siena, S.Leone Magno, S.Ambrogio e Dante, che la elogiò nella Divina Commedia. In tutto il mondo le sono dedicate numerose chiese, si venerano sue reliquie, vi si ispirano opere d’arte. Nel nord Italia è popolarissima la tradizione di S.Lucia che ogni anno porta i doni natalizi ai bambini. In Svezia è molto venerata persino dalla Chiesa luterana, che le riserva un grande onore ed addirittura un rito liturgico.


Autore: Carlo Fatuzzo


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lunedì, dicembre 12, 2005
Il Natale

Gesù è nato il 25 dicembre?
Dai racconti evangelici non si hanno indicazioni per conoscere la data di nascita di Gesù, nemmeno il mese e la stagione.

Perché proprio il 25 dicembre?
Il solstizio era diventato la festa agricola di Saturno e la festa del Sole divinizzato: questo raffigurava anche l’imperatore che pretendeva un culto divino. Celebrare il solstizio significava ormai inchinarsi alla divinità imperiale. I cristiani, perciò, trasformarono questa festa facendola diventare la celebrazione della nascita del vero Sole Invincibile. Così, in occidente, il 25 dicembre diventò il “Natale del Signore.

Perché è nato a Betlemme?
Il profeta Michea, contemporaneo di Isaia, annuncia che il Messia sarebbe nato a Betlemme. Giuseppe era originario di quella piccola e sconosciuta borgata distante 8km da Gerusalemme. Con Maria partì da Nazareth per il censimento ordinato da Augusto.

Quando è nato il presepe?
Ufficialmente fu S. Francesco nel 1223 a Greccio a promuovere una sacra rappresentazione vivente della nascita di Gesù.
La raffigurazione del presepe più antica è nelle catacombe di S. Sebastiano (380 circa d.C).
Il presepe domestico comincia a svilupparsi nelle case dei nobili, che potevano pagare abili scultori, fin dal XV secolo

Che significato ha l’albero di Natale?
Dopo l’anno Mille comincia ad entrare nelle chiese del nord l’uso di mettere in scena i “misteri” o “sacre rappresentazioni”. Uno dei più popolari in tempo d’Avvento era quello della Creazione. Il “Giardino dell’Eden” era simboleggiato da un albero carico di frutti. Data la stagione, era logico che si trattasse di un sempreverde e, data la regione, di un abete. I frutti con l’andare del tempo si trasformarono prima in candele, poi in palline colorate.

Cos’è la corona dell’Avvento?
E’ un anello di foglie di abete o d’alloro attorno al quale sono fissati 4 ceri che si accendono durante le settimane d’Avvento. Il primo è il cero dei profeti, il secondo quello di Betlemme, il terzo quello dei pastori, l’ultimo quello degli angeli.

Perché ci scambiamo gli auguri?
Nel mondo romano esistevano gli “àuguri”, indovini che cercavano di conoscere il futuro osservando il volo degli uccelli. Il verdetto si chiamava “augurio” e avveniva nel solstizio d’inverno, cioè all’inizio del nuovo anno.

Che significato hanno i doni?
Dalle feste saturnali dell’abbondanza resta l’uso di scambiarsi doni, arricchito dai cristiani con nuovi significati biblici: Gesù è il grande dono di Dio all’umanità. Nelle diverse regioni i doni arrivano in tempi diversi dell’Avvento: S.Lucia (13 dicembre), S.Nicola (6 dicembre), la notte del 24 dicembre.

Cos’è l’Epifania?
Le chiese orientali vollero festeggiare la “manifestazione” di Dio all’umanità e fissarono al 6 gennaio una grande festa in cui si celebravano contemporaneamente tre avvenimenti: la nascita di Gesù e la sua “manifestazione” ai pastori. La “manifestazione” ai Magi, cioè ai popoli pagani. La “manifestazione” a Giovanni Battista e al popolo d’Israele con il battesimo nel fiume Giordano.
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lunedì, dicembre 12, 2005
Angelus dell'

(11 dicembre 2005)

Costruire il Presepe per prepararsi al Natale



Cari fratelli e sorelle!

Dopo aver celebrato la solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, entriamo in questi giorni nel clima suggestivo della preparazione prossima al Santo Natale. Nell’odierna società dei consumi, questo periodo subisce purtroppo una sorta di "inquinamento" commerciale, che rischia di alterarne l’autentico spirito, caratterizzato dal raccoglimento, dalla sobrietà, da una gioia non esteriore ma intima. E’ dunque provvidenziale che, quasi come una porta d’ingresso al Natale, vi sia la festa di Colei che è la Madre di Gesù, e che meglio di chiunque altro può guidarci a conoscere, amare, adorare il Figlio di Dio fatto uomo. Lasciamo dunque che sia Lei ad accompagnarci; siano i suoi sentimenti ad animarci, perché ci predisponiamo con sincerità di cuore e apertura di spirito a riconoscere nel Bambino di Betlemme il Figlio di Dio venuto sulla terra per la nostra redenzione. Camminiamo insieme a Lei nella preghiera, e accogliamo il ripetuto invito che la liturgia dell’Avvento ci rivolge a restare nell’attesa, un’attesa vigilante e gioiosa perché il Signore non tarderà: Egli viene a liberare il suo popolo dal peccato.

In tante famiglie, seguendo una bella e consolidata tradizione, subito dopo la festa dell’Immacolata si inizia ad allestire il Presepe, quasi per rivivere insieme a Maria quei giorni pieni di trepidazione che precedettero la nascita di Gesù. Costruire il Presepe in casa può rivelarsi un modo semplice, ma efficace di presentare la fede per trasmetterla ai propri figli. Il Presepe ci aiuta a contemplare il mistero dell’amore di Dio che si è rivelato nella povertà e nella semplicità della grotta di Betlemme. San Francesco d’Assisi fu così preso dal mistero dell’Incarnazione che volle riproporlo a Greccio nel Presepe vivente, divenendo il tal modo iniziatore di una lunga tradizione popolare che ancor oggi conserva il suo valore per l’evangelizzazione. Il Presepe può infatti aiutarci a capire il segreto del vero Natale, perché parla dell’umiltà e della bontà misericordiosa di Cristo, il quale "da ricco che era, si è fatto povero" (2 Cor 8,9) per noi. La sua povertà arricchisce chi la abbraccia e il Natale reca gioia e pace a coloro che, come i pastori a Betlemme, accolgono le parole dell’angelo: "Questo per voi il segno: un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia" (Lc 2,12). Questo rimane il segno, anche per noi, uomini e donne del Duemila. Non c’è altro Natale.

Come faceva l’amato Giovanni Paolo II, tra poco anch’io benedirò i Bambinelli che i ragazzi di Roma collocheranno nel Presepe delle loro case. Con questo gesto vorrei invocare l’aiuto del Signore perché tutte le famiglie cristiane si preparino a celebrare con fede le prossime feste natalizie. Ci aiuti Maria ad entrare nel vero spirito del Natale.

Benedetto XVI
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sabato, dicembre 10, 2005
Cristiani uniti davanti alla Grotta

Anche la benedizione del patriarca ortodosso Alessio II sulla mostra di presepi italiani da ieri nella basilica del Cristo Redentore a Mosca Quella ispirata da san Francesco è una forma di devozione che non fa parte della tradizione orientale

Di Lorenzo Rosoli

Il leader dell'ortodossia russa, in uno dei luoghi più emblematici della sua confessione, ha concesso il suo paterno abbraccio ad una delle espressioni più caratteristiche della devozione cattolica e della cultura popolare italiana. Ha infatti la benedizione di Alessio II, «patriarca di tutte le Russie», la mostra di presepi italiani inaugurata ieri sera a Mosca nel Museo della Cattedrale del Cristo Salvatore, alla presenza di varie autorità tra le quali il nunzio apostolico nella capitale russa, Antonio Mennini che ha portato il saluto e la benedizione di Benedetto XVI. Lo ha annunciato Gheorghij Martinov - sacerdote della cattedrale ortodossa rasa al suolo da Stalin e riedificata nei secondi anni '90 -, il quale ha preso la parola nell'aula delle adunanze sinodali della cattedrale, presentando la mostra curata da Francesco Sisinni, presidente del comitato scientifico dell'iniziativa, e organizzata dalla Fondazione internazionale «Accademia Arco» con vari partner tra i quali il Patriarcato ortodosso di Mosca e il Pontificio Consiglio della cultura.
Alla presentazione c'erano anche il ministro per le Attività produttive, Claudio Scajola, e il presidente dell'Ice (l'Istituto italiano per il commercio estero), Umberto Vattani. La mostra dei presepi italiani, infatti, «porta a compimento l'anno di iniziative «Italia in Russia» dedicato alla promozione delle relazioni economiche e produttive tra i due Paesi - ha spiegato Scajola -. Ma i nostri rapporti sono anche artistici e culturali. Con questa mostra vogliamo portare un messaggio di bellezza, dialogo e pace in un mondo globalizzato così pieno di conflitti».
Allora: quale tema migliore del presepe? Quasi una ventina, quelli giunti dall'Italia a Mosca, storici e contemporanei, provenienti da diverse regioni italiane - dalla Sicilia alla Lombardia, dal Napoletano all'Alto Adige -, testimoni di molteplici scuole, tecniche e sensibilità.
Li unisce l'eloquenza semplice della più genuina religiosità popolare, ca pace di narrare, in forma tridimensionale e scenografica, il mistero sublime dell'Incarnazione di Dio. Una storia che prese il via con san Francesco d'Assisi, nella notte di Natale del 1223, e che da allora si è diffusa in tutta Italia, e non solo.
«Il presepe è l'epifania del bello - scandisce Sisinni -. Un'espressione di amore che partecipa gioia». E che può alimentare l'amicizia e il dialogo tra i popoli e le confessioni religiose. Sottolineano questo aspetto proprio gli interventi, nel catalogo della mostra, di Alessio II e del cardinale Paul Poupard. «La mostra - scrive il patriarca ortodosso - evidenzia il solido legame fra la tradizione religiosa e la cultura popolare ed offre un contributo significativo allo sviluppo dei rapporti tra il cristianesimo dell'Est e il cristianesimo dell'Ovest - tra Russia e Italia -, riportandoli entrambi alla comune radice cristiana». Poche pagine dopo, ecco l'auspicio del presidente del Pontificio Consiglio della cultura: «Che questa significativa manifestazione, anche grazie ad una numerosa partecipazione dei visitatori, contribuisca a promuovere il dialogo tra i «due polmoni», tra le due grandi tradizioni culturali e religiose dell'Europa e della Chiesa, accomunate dalle stesse radici cristiane».
Al termine della cerimonia d'inaugurazione un presepe, opera di Giuseppe De Tommasi, è stato donato da Cna-Confartigianato alla Cattedrale di Cristo Salvatore. E se da cosa nasce cosa, chissà che i presepi italiani non possano aiutare la Russia a rivitalizzare i suoi vertep rappresentazioni popolari della natività, realizzate come spettacoli di burattini in piccoli teatri mobili, quasi del tutto scomparse sotto il regime sovietico e riscoperte solo in anni recenti.

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venerdì, dicembre 02, 2005
Il presepe secondo Kinder

In un’ Italia che fa sondaggi su tutto, figuriamoci se scampava il Natale!
Così veniamo a sapere che la quasi totalità di noi fa l’albero di Natale e che sempre meno persone, in uno stato con l’ 81,7% di cattolici, fa il presepe.
Scopriamo che l’allestimento del presepe non è più un’attività della famiglia, che è sempre più piccolo e sempre più relegato in un angolino della casa che invece accoglie con tutti gli onori il più sfavillante e appariscente abete natalizio.
Scopriamo che molti bambini non lo amano perché “triste”, che molte mamme ne boicottano la costruzione per evitare di sporcare, che molti genitori preferiscono acquistare una natività “soprammobile” da collegare alla presa più vicina che si possa rimuovere velocemente al termine delle festività.
Da circa un anno, però, riscontriamo piccoli segnali di ripresa grazie… agli ovetti Kinder.
Sì, cari lettori, il rilancio del presepe si deve alla scatola-capanna con nove ovetti contenenti le statuine del presepe messa sul mercato dalla Ferrero per pochi euro.
Non occorrerà più impegnarci a presentare le tappe dell’Avvento, basterà semplicemente aprire un uovo, mangiare la cioccolata e collocare il personaggio prodigiosamente uscito grazie al fato e non all’ anno liturgico. Alla fine avremo un delizioso presepe, un bimbo non certo ripieno di spirito natalizio e una mamma che smetterà di brontolare a causa del muschio e della segatura sparsi per tutta la casa.
Evitiamo, però, di colpevolizzare troppo queste povere famiglie!
In fin dei conti chi spiega ancora il valore di questa sacra rappresentazione?
Chi dedica tempo ed energie a spiegare i segni e i simboli tanto cari al cristianesimo se non gli insegnanti di religione?
Il supermarket, d’ora in poi, sostituirà la catechesi noiosa, chiassosa e spesso inconcludente?
La cassiera diverrà mediatrice di spiritualità fai da te, non troppo dissimile da ciò che certi catechisti “allestiscono” cinque minuti prima di incontrare i ragazzi?
Parliamo senza paura ai nostri ragazzi di ciò che sta alla base della nostra identità di cristiani e di italiani. Ma attenti alle parole. Da adesso in avanti non potremo più usare, senza essere fraintesi, frasi come: “Gesù è il dono più bello fatto da Dio a tutti noi”. I bambini correrebbero a cercare Gesù negli ovetti, non certo nel Vangelo.
Pensiamo un po’ anche a questo, immersi nelle mille cose da fare per questo Natale.
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