RAPPORTO SULLA 194
Nel 65% dei casi le «interruzioni» causate da guai psicologici L’età media: 17 anni, ma le sedicenni sono sempre più numerose, 181 i procedimenti penali
Allarme aborto tra le minorenni
Aumentano le minorenni che abortiscono con la tutela del giudice e diminuisce la loro età, che si attesta intorno ai 17 anni, ma con la tendenza verso i 16. È un dato preoccupante quello che emerge dal rapporto annuale predisposto dal ministero della Giustizia, che porta all'attenzione del Parlamento lo stato di attuazione e gli effetti della legge 194. Secondo i dati di via Arenula, resi noti ieri, sono state 1360 (più del 2005, quando erano state 1314) le giovanissime che, non avendo ricevuto l'assenso dei genitori per l'interruzione volontaria di gravidanza, si sono rivolte al magistrato al fine di ottenere l'autorizzazione. Un dato che viene definito di «preoccupanti dimensioni» dalla relazione ministeriale. Tra le motivazione per il ricorso all'aborto c'è al primo posto (65% dei casi) il fattore psicologico, poiché le ragazze non si sentono pronte «ad affrontare il ruolo di madre e le responsabilità connesse». Viene poi il dato socio-economico, vale a dire il mancato sostegno alla ragazza da parte dei genitori o del padre del concepito. Con quest'ultimo i rapporti in verità sono «molto labili e a volte del tutto occasionali» e nei rari casi in cui il partner delle giovanissime è stato interpellato dal giudice, spesso ha fatto presente «di non poter fornire alcun sostegno economico a causa della mancanza di un lavoro». In alcuni casi il figlio è addirittura avvertito come un ostacolo ai progetti di vita futura. Il dato allarmante è che si tratta soprattutto di carenze di tipo culturale. Generalmente, infatti, prosegue il rapporto, l'ambiente di provenienza di queste ragazze madri che ricorrono alla tragica soluzione dell'aborto è «abbastanza desolante». A caratterizzarlo sono «disagi all'interno della famiglia», ad esempio a causa di separazioni e di conflitti. Vi è poi il dato che riguarda le violazioni alle norme sull'interruzione di gravidanza. Secondo il ministero nel 2006 sono stati iscritti, presso le procure, 181 procedimenti penali (contro i 168 nel 200 5), dei quali 49 per aborti clandestini. Gli indagati sono stati 307 (240 nel 2005). Per quanto riguarda questo versante «marcata» è l'incidenza degli stranieri (il 29,2%, dato in leggera crescita rispetto al 29,1 dell'anno scorso). Una parte di loro - ritengono i giudici - non è al corrente dei meccanismi della nostra legge, per cui sarebbe necessaria maggiore informazione rivolta al «bacino di utenza» degli immigrati. Un'altra parte degli stranieri opera, invece, in ambienti malavitosi come quelli della prostituzione e infrange volontariamente la legge, istigando e favorendo l'aborto clandestino. Le indagini, conclude il rapporto, sono difficili a causa dell'omertà e delle condizioni di assoggettamento delle donne sfruttate. La relazione del ministero guidato da Clemente Mastella è parte di un "dittico" che viene presentato in tempi diversi all'attenzione del Parlamento, insieme all'analoga indagine curata dal ministero della Salute. Secondo i dati provvisori dell'ultima rilevazione sanitaria, presentata nell'autunno del 2006 e relativa ai dati preliminari dell'anno precedente, le interruzioni volontarie della gravidanza in Italia sarebbero state in totale 129.588 con un decremento del 6% rispetto alle 138.123 del 2004. Un numero che non tiene conto, però, degli aborti effettuati dalle straniere e da quelli clandestini.
Gianni Santamaria
