CHIESA E PEDOFILIA
Nessuna paura del vero
A proposito del documentario della Bbc "Sex Crimes and the Vatican"
L'acquisto da parte della Rai del documentario della Bbc "Sex Crimes and the Vatican" (con le iniziali volutamente in maiuscolo) sulla questione dei preti pedofili e la possibilità che questo venga trasmesso nel corso di una trasmissione della stessa Rai hanno sollevato, in questi giorni, dibattiti e polemiche. Venti parlamentari di diversa estrazione e ottanta intellettuali cattolici e laici hanno sottoscritto un appello ai dirigenti della tv di Stato perché tale documentario non vada in onda. Nell'appello (testo integrale: www.cesnur.org/2007/appello.htm), i firmatari non si dicono "contrari a una discussione del problema della pedofilia e dei tragici casi di sacerdoti cattolici colpevoli di abusi", ma chiedono che questo non avvenga attraverso un documentario "sensazionalistico e falso" del quale elencano gli errori che coinvolgono direttamente il Papa. Il documentario, già presente on line, è stato trasmesso in versione integrale nei giorni scorsi su "Teleambiente", emittente romana che fa parte dell'omonimo consorzio di sette tv del Centro-Nord. "Non c'è alcuna censura in proposito da parte della Chiesa - aveva affermato il 22 maggio, mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei - soltanto un problema di contenuti. È un documentario che non risponde a verità". Ma cosa c'è dietro l'intera vicenda legata al video della Bbc? Ne parliamo con don FORTUNATO DI NOTO, fondatore dell'associazione "Meter" (www.associazionemeter.it), che da anni si occupa di lotta alla pedofilia.
Lei ha avuto modo di vedere il documentario della Bbc: un suo commento...
"Devo ribadire con molta serietà che la Chiesa non ha assolutamente paura di esporsi nella verità e di dire la verità. Non credo che oggi la Chiesa vuole coprire qualcuno o vuole nascondere qualche fatto. Se ci sono sacerdoti che si sono macchiati di reati così gravi sono sottoposti a processo e vengono giudicati per quanto hanno compiuto. Io stesso ho segnalato confratelli che, con onestà della verità, hanno confessato i loro reati, sono stati condannati e ora stanno scontando non solo una pena di sospensione a divinis del loro ministero ma anche una pena corrisposta a un processo giusto che hanno ricevuto. Credo che il documentario, manipolato e carente di conoscenze tecniche del Codice di diritto canonico, più che occuparsi delle vittime dei pedofili o dei preti pedofili, sia un attacco scriteriato alla Chiesa. E questo è un modo di fare non obiettivo, non corretto, non giusto".
Il video molto probabilmente verrà messo in onda da una trasmissione della Rai...
"Chi lo mette in onda deve avere, innanzitutto, grande onestà intellettuale. Se sarà presentato nel corso di una trasmissione, dovrebbero essere presenti gli autori del documentario. Dovrebbero, poi, essere presenti delle controparti, per presentare esattamente e realmente il problema sia da un punto di vista del Codice di diritto canonico sia da un punto di vista dei casi specifici. La trasmissione dovrebbe attenersi scrupolosamente a una corretta interpretazione dei fatti. Anche perché di disinformazione c'è ne già abbastanza. Tanto per dare un'idea: in questi giorni, ho scoperto che alcune persone hanno dichiarato che vittime di casi di pedofilia sono state risarcite sia in America sia in Italia con l'otto per mille. Una disinformazione, perché l'otto per mille non esiste in America. E in Italia, come è verificabile dalle ripartizioni annuali (cfr www.8xmille.it) non viene utilizzato per questi motivi".
Cosa dire dei casi di pedofilia compiuti da sacerdoti o religiosi?
"Nessuno può omettere il fatto che esistano sacerdoti pedofili, ma non dimentichiamo che esistono anche magistrati pedofili, psicologi pedofili, avvocati pedofili, maestri pedofili, genitori pedofili... La pedofilia è un fenomeno vastissimo, ha diversi livelli di struttura e di copertura. Non è la categoria che fa il pedofilo, è il soggetto che ha delle responsabilità personali. E non credo che se un magistrato pedofilo viene inquisito, viene condannato, è tutta la magistratura accusata per il caso".
Da come viene affrontata la questione nel documentario, pare quasi che la Chiesa abbia coperto gli abusi...
"Nella Chiesa non c'è stata copertura, ma prudenza verso casi complessi, dei quali alcuni si sono rivelati veri e altri falsi. E questo succede non solo per i preti. Molte volte la lettura su questi fatti viene fatta solo in chiave epidermica e non in maniera approfondita e serena. La Chiesa già dal IV secolo si è posta con durezza nei confronti di coloro che si macchiavano di questi reati - preti e laici - i quali venivano espulsi dalla comunità cristiana. La prudenza, quindi, va al primo posto, stando sempre, però, dalla parte delle vittime. Guai a non stare dalla parte delle vittime".
In che modo accostarsi al video?
"Chi vedrà questo video, dovrà avere serenità intellettuale. Ogni video deve avere un criterio di lettura serena, per questo è necessario un approfondimento dei diversi aspetti legati al problema. La trasmissione in cui verrà presentato il video non può essere un talk show. La pedofilia è un fatto serissimo. Se si vuole affrontare questo problema, lo si affronti seriamente. E non in maniera salottiera o provocatoria, perché non c'è nulla da provocare. C'è solo il dramma di vittime, di famiglie. E c'è anche il dramma di una Chiesa che si trova pastori coinvolti in questi fatti, che provocano ferite laceranti per tutta la comunità cristiana".
a cura di Vincenzo Corrado
Confondere per colpire
NON È NEUTRALE. "Questo video - afferma Padrini - che io ho personalmente visto in Internet, contiene due elementi: da un lato, ci sono le testimonianze di persone che sono state incriminate e anche condannate per delitti di questo tipo; dall'altro, le testimonianze di persone che purtroppo hanno vissuto la triste esperienza di essere vittime di questi abusi. E queste testimonianze uno le accoglie, anche a distanza di tanti anni, con il peso grandissimo che hanno. Ciascuno ha il dovere di prenderle in considerazione e valutarle con grande responsabilità". Il documentario, però, spiega Padrini, "non è neutrale ma esprime una posizione. Nessun servizio, infatti, può essere considerato neutrale; neppure un servizio basato essenzialmente sui fatti, che non contiene alcun tipo di commento, al contrario nel video della Bbc dove i commenti sono molto presenti ed insistenti".
LA TESI DEL DOCUMENTARIO. Un altro elemento da tener presente, per don Paolo Padrini, è "la tesi che soggiace al documentario": "Sarebbe ingenuo pensare che il video non abbia una tesi, che si fonda sulla citazione di un documento del 2001, redatto dalla Congregazione per la dottrina della fede, dal titolo De delictis gravioribus. Questo testo, secondo il video, costituirebbe il mantenimento di un vecchio documento dal titolo Instructio. De modo procedendi in causis de crimen sollicitationis (forma abbreviata: Crimen sollicitationis) - tanto citato nel video Bbc - approvato il 16 marzo 1962. A tal proposito va precisato che il documento Crimen sollicitationis non è stato firmato dal card. Ratzinger. Questi, nel 1962, era docente di teologia; diventerà arcivescovo di Monaco nel 1977 e prefetto della Congregazione per la dottrina della fede nel 1981". I due documenti della Santa Sede - spiega Padrini - "servono agli autori del video per proporre maliziosamente la tesi di fondo della copertura da parte del Vaticano e di tutti i vescovi coinvolti nei confronti dei sacerdoti che hanno commesso questi crimini e soprattutto vengono utilizzati per un attacco mistificatorio alla persona e all'azione del card. Ratzinger, divenuto Papa nel 2005".
LA "SEGRETEZZA" DEI DOCUMENTI "INCRIMINATI". Una delle "accuse" del video Bbc riguarda la segretezza dei documenti della Santa Sede. "Prima di entrare nel merito - dice Padrini - vale la pena ripercorrere la cronistoria di tutti i documenti che - solo in minima parte - vengono citati dal documentario della Bbc ma per il resto vengono ignorati. Nel 1962, viene pubblicata la Crimen sollicitationis. Il 30 aprile 2001, Giovanni Paolo II pubblica il Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela riguardante le norme sui delitti più gravi riservati alla Congregazione per la dottrina della fede: questo documento fa riferimento a una serie di norme sostanziali e procedurali su quali delitti e processi penali canonici siano riservati alla giurisdizione della Congregazione per la dottrina della fede, secondo la Costituzione apostolica Pastor Bonus sulla Curia Romana del 1988 (cfr art.52). Il 18 maggio 2001, la Congregazione per la dottrina della fede, guidata dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, pubblica la Lettera De delictis gravioribus: questa costituisce una sintetica esplicitazione delle norme sostanziali citate da Giovanni Paolo II e non il mantenimento dell'Istruzione Crimen Sollicitationis, implicitamente revocata con l'entrata in vigore del Codice di diritto canonico nel 1983 (cfr can.34,§3) e dalle nuove norme sostanziali e procedurali in materia". Circa la segretezza di tali documenti: "Affrontiamo il problema in modo analitico - suggerisce Padrini -. L'Istruzione Crimen sollicitationis non è un documento segreto ma un documento inviato in forma riservata a tutti i patriarchi, arcivescovi, vescovi e a tutti gli altri ordinari del luogo, compresi quelli di rito orientale. Costoro sono coloro ai quali spetta l'istruzione del processo canonico, attraverso i vari Tribunali collegiali (diocesano o regionale), cioè composti da 3 giudici, un promotore di giustizia (l'equivalente del pubblico ministero) e un notaio che devono essere tutti sacerdoti. Quindi, il documento è riservato nel senso che è destinato a competenze specifiche e non nel senso che non debba essere reso pubblico. Il Motu proprio di Giovanni Paolo II è un documento pubblico e perciò pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis (sarebbero La Gazzetta Ufficiale della Santa Sede; cfr AAS 93 (2001) 737-739). La Lettera De delictis gravioribus, è un regolamento attuativo, quindi anch'esso assolutamente pubblico (cfr AAS 93 (2001) 785-788)". I documenti, dunque - sottolinea Padrini - "non sono segreti, specialmente quelli che inducono a credere che l'attuale Papa abbia voluto tenere nascosti questi fatti per sottrarli alla giustizia civile. Questi documenti sono stati semplicemente scoperti e vanamente strumentalizzati".
A PROPOSITO DI NORME... "Occorre, poi, distinguere e precisare - spiega Padrini - che le norme sostanziali e procedurali cui accenna il Motu proprio di Giovanni Paolo II non sono state pubblicate né negli Acta Apostolicae Sedis né nell'Osservatore Romano, ma inviate ai vescovi, agli ordinari latini e orientali che ne abbiano fatto richiesta. Questo per la delicatezza della materia che, specie sul tema della pedofilia, può suscitare facili sensazionalismi che portano ad accentuare solo un aspetto di un documento, rischiando di travisarne la natura e il contenuto. Nel 2001, la Santa Sede ha scelto per i due documenti (del Papa e della Congregazione) una pubblicazione senza la consueta conferenza stampa di presentazione. Le Norme sostanziali e procedurali - come ricordato anche dal card. Tarcisio Bertone - si trovano sostanzialmente, le prime nella Lettera della Congregazione, le seconde riprendono i canoni del Codice di diritto canonico circa le procedure da seguire nei vari gradi dei processi con le relative sanzioni. Esse hanno, tra l'altro, lo scopo di evitare il rischio della trascuratezza circa la gravità dei casi nelle diocesi, insistendo sulle indagini canoniche previe e i provvedimenti cautelativi a tutela degli indagati e delle presunte vittime".
LA SCOMUNICA. Alcune precisazioni circa i documenti citati nel video della Bbc vengono anche dai politici e dagli intellettuali che nei giorni scorsi hanno diffuso l'appello contro il documentario. Nel video, si legge nell'appello, "l'Istruzione Crimen sollicitationis" viene presentata "come un documento che aveva lo scopo di coprire gli abusi avvolgendoli in una coltre di segretezza tale per cui la pena per chi rompe il segreto è la scomunica immediata. A prescindere dal fatto che la Crimen sollicitationis si occupa nei primi 70 paragrafi delle relazioni sessuali di sacerdoti con donne (non con bambine), e dedica ai rapporti di sacerdoti con minori prepuberi soltanto mezza riga nel paragrafo 73, è precisamente il contrario. Il paragrafo 16 impone alla vittima degli abusi di denunciarli entro un mese. Il paragrafo 17 estende l'obbligo di denuncia a qualunque fedele cattolico che abbia notizia certa degli abusi. Il paragrafo 18 precisa che chi non ottempera all'obbligo di denuncia incorre nella scomunica. Dunque - viene precisato nell'appello - non è scomunicato chi denuncia gli abusi ma, al contrario, chi non li denuncia".
DISCIPLINA PIÙ SEVERA. "Un'altra grave menzogna del documentario - si legge ancora nell'appello - consiste nel sostenere, a proposito della Lettera De delictis gravioribus, che dà esecuzione a norme fissate da Giovanni Paolo II poche settimane prima relative alla competenza dei diversi Tribunali ecclesiastici, che si tratti del seguito della Crimen sollicitationis e che ribadiva con enfasi la segretezza, pena la scomunica. In realtà nella lettera del 2001 non si trova neppure una volta la parola scomunica. Se c'è qualche cosa di nuovo nella De delictis gravioribus rispetto alla disciplina precedente in tema di abusi sessuali, è il fatto che la Lettera crea una disciplina più severa per il caso di abuso di minori, rendendolo perseguibile oltre i normali termini di prescrizione, fino a quando chi dichiara di avere subito abusi quando era minorenne abbia compiuto i 28 anni. Questo significa - per fare un esempio concreto - che se un bambino di 4 anni è vittima di abusi nel 2007, la prescrizione non scatterà fino al 2031, il che mostra bene la volontà della Chiesa di perseguire questi delitti anche molti anni dopo che si sono verificati e ben al di là dei termini di prescrizione consueti".
GRANDE SEVERITÀ, RIGORE E CORAGGIO. Con tali precisazioni, affermano sia Padrini sia i firmatari dell'appello, non si vuole negare il fatto che "nella Chiesa vi sono stati episodi tristi e dolorosi che hanno coinvolto sacerdoti colpevoli di pedofilia e talora anche vescovi che non sono intervenuti tempestivamente per sanzionarli. Al contrario esatto di quanto sostiene il documentario, l'azione del cardinale Ratzinger prima e di Papa Benedetto XVI poi anche se non ha potuto risolvere tutti i singoli casi, ha costruito una normativa e favorito una prassi di grande severità, rigore e coraggio di cui chiunque abbia studiato il triste problema senza pregiudizi ideologici dà atto al regnante Pontefice". A tal riguardo, basta citare le parole di Benedetto XVI ai vescovi dell'Irlanda, del 28 ottobre 2006: "Nell'esercizio del vostro ministero pastorale, negli ultimi anni avete dovuto rispondere a molti casi dolorosi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando a compierli è un ecclesiastico. Le ferite causate da simili atti sono profonde, ed è urgente il compito di ristabilire la confidenza e la fiducia quando queste sono state lese. Nei vostri sforzi continui di affrontare in modo efficace questo problema, è importante stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi".