domenica, dicembre 23, 2007
Buon Natale a te e a tutti gli amici del mio blog!
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domenica, dicembre 23, 2007

La natività dei Martiri in Emilia

Da Auschwitz alla Russia al Messico: in mostra a Reggio diciassette presepi provenienti da Chiese e comunità perseguitate 

Diciassette presepi del­la Chiesa perseguita­ta danno vita a Reg­gio Emilia alla mostra «Siate lieti», promossa dall’Ufficio diocesano per i beni cultu­rali, la Confartigianato-Fe­derimpresa e l’associazione «Arte & Cultura». Doppio l’al­lestimento: tredici pezzi, pro­venienti per lo più da colle­zioni private, sono collocati nel Battistero della Cattedra­le di Reggio Emilia, mentre i restanti quattro trovano o­spitalità al pian terreno del­la Camera di commercio, in piazza della Vittoria. «Siate lieti» è il nuovo tema dell’i­niziativa culturale giunta al­la quinta edizione e che, ne­gli anni scorsi, ha portato nel Battistero reggiano i presepi di Papa Wojtyla e quelli del­la tradizione contadina loca­le.
 
Presentata lunedì scorso nel­la Basilica della Ghiara du­rante una serata a cui hanno partecipato i giornalisti Ma­rina Corradi e Giuliano Fer­rara, l’artista Giovanni Lindo Ferretti e don Ubaldo Orlan­delli, missionario in Siberia, l’esposizione è stata pensata come un viaggio nel tempo e nello spazio sulle tracce dei martiri che, con il loro sacri­ficio, hanno aperto squarci di luce nelle pagine più buie della storia. Esperienze di dolore accomunate dalla rappresentazione semplice del mistero dell’Incarnazio­ne, pur nella diversità di con­suetudini e culture, come simbolo e prefigurazione di un’umanità rinnovata dal Salvatore. Attraversando la tragedia del campo di ster­minio di Auschwitz e del ge­nocidio armeno, passando
dal Venezuela alla Russia e dalla Spagna al Messico, la mostra offre un invito al tra­scendente della speranza cri­stiana. «Questi presepi – spiega Graziano Ferrari, pre­sidente di 'Arte & Cultura' – sono testimonianze piene di luce, segno di una fedeltà al­la Natività e al suo annuncio di pace e letizia anche nelle situazioni di maggiore soffe­renza, di persecuzione, di so­praffazione ad opera di regi­mi di varia natura». Il catalo­go si apre con una riflessio­ne sulla Chiesa perseguitata del vescovo di San Marino­Montefeltro Luigi Negri. La mostra è aperta fino al 7 gen­naio dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19,30.

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sabato, dicembre 01, 2007

L'ora di religione in Europa

 Obbligatorio o facoltativo, opzionale o pluriconfessionale, l’insegnamento religioso ha diritto di cittadinanza nella quasi totalità delle scuole pubbliche dell’Unione europea. Una presenza variegata e plurale, ma sempre prevista come materia da offrire ai propri studenti.
  L’ultima fotografia della situazione europea risale al gennaio 2005, ad opera del professor Alberto Pisci per l’Osservatorio delle libertà e istituzioni religiose. In questi mesi il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) sta conducendo una ricerca che, spiega il coordinatore Alberto Campoleoni, «tra l’altro intende fotografare nuovamente la situazione. Non si tratta – spiega Campoleoni – di una ricerca per formulare tabelle o statistiche, ma si tratta di una ricerca mossa dall’esigenza interna alle comunità cristiane di mettersi in movimento insieme, di confrontarsi, di scambiare opinioni e sensibilità proprio su questi temi».
  Argomenti che sono spesso presenti nei dibattiti all’interno delle Istituzioni europee. Il Consiglio d’Europa nel 2005 ha approvato un documento sul tema riconoscendo che «la conoscenza delle religioni fa parte integrante di quella della storia degli uomini e delle civiltà», e invitando i governi a «fare di più per garantire la libertà di coscienza e di espressione religiosa, per incoraggiare l’insegnamento del fatto religioso, per promuovere il dialogo con e tra le religioni, e infine per favorire l’espressione culturale e sociale della religione».

 Le Nazioni dove l’insegnamento è obbligatorio.
È il gruppo più numeroso. In quasi tutti i casi è comunque prevista la possibilità dell’esonero dall’insegnamento.
  In
Austria l’84% degli studenti sceglie la religione cattolica, ma c’è anche la possibilità di avere insegnamenti di altre confessioni. A Cipro si insegna invece la religione ortodossa, mentre in Danimarca a prevalere è l’insegnamento non confessionale sulla religione luterana, anche se sono presenti altre confessioni religione. È invece un insegnamento religioso cristiano ecumenico quello scelto per gli studenti delle scuole pubbliche dell’Estonia. Restando nel Nord Europa l’istruzione religiosa prevista nelle scuole della Finlandia riguarda la fede personale dell’individuo. In Germania, dove la materia è ordinaria e obbligatoria, sono previsti gli insegnamenti per la religione protestante e per quella cattolica, ma a livello locale (nei Lander) vi sono anche corsi di religione ebraica e islamica. Per gli studenti della Gran Bretagna è stato scelto il modello interconfessionale e multireligioso, con una priorità per le religioni cristiane. Scendendo a Sud in

 Grecia
è la religione ortodossa a fare la parte del leone nell’insegnamento religioso nelle scuole in una prospettiva storico­culturale. È invece la religione cattolica l’insegnamento predominante nella vicina isola di Malta. Ritornando nel cuore dell’Unione, in Olanda troviamo una materia obbligatoria, ma non confessionale, dunque un insegnamento su più religioni come concezioni di vita. E un approccio «oggettivo» al fenomeno multireligioso e ai valori è la strada scelta per gli studenti della Svezia.
  Quando la scelta è opzionale.
Per consistenza il gruppo di Paesi in cui l’insegnamento è opzionale si colloca al secondo posto. In Belgio abbiamo una opzionalità obbligatoria tra i corsi confessionali (cattolica, ebraica, ortodossa, islamica e protestante) o etica non confessionale. Nell’area dei Paesi Baltici, la
 Lettonia
e la Lituania pongono l’insegnamento della religione in
 alternativa alla materia di etica. Stessa strada intrapresa molto prima dal

 Lussemburgo,
dove le confessioni previste sono quelle cattolica, luterana e calvinista.
  Scelta opzionale anche nella cattolicissima

 Polonia,
che prevede l’insegnamento per le confessioni cattolica, protestante, ortodossa ed ebraica, in alternativa all’etica. Religione e morale cattolica sono la materia proposta per gli studenti del Portogallo,
 sempre in alternativa all’ora di etica. A chiudere il gruppo la
Slovacchia, dove è preminente la religione cattolica.

 Se l’insegnamento è facoltativo.
In questo gruppo si colloca anche l’Italia. Infatti l’insegnamento della religione cattolica è garantita nelle scuole dello Stato, ma è scelto dalle famiglie. Anche nella cattolica
 Irlanda
la materia è facoltativa (insegnamento cattolico) e non è prevista alcuna materia alternativa. È invece obbligatorio l’insegnamento religioso nelle scuole confessionali cattoliche irlandesi. È di carattere informativo sulle religioni riconosciute l’insegnamento negli istituti della Repubblica Ceca. Quattro le confessioni religiose di cui è previsto l’insegnamento facoltativo in Spagna:
 cattolica, protestante, ebraica e islamica.
  Infine l’Ungheria dove, oltre che essere facoltativa, la materia è considerata anche extracurricolare.

 I casi di Francia e Slovenia.
In entrambi questi Paesi ( Francia e Slovenia) non è previsto alcun insegnamento religioso nelle scuole, anche se con qualche eccezione locale. Nella regione francese dell’Alsazia e Lorena l’insegnamento c’è ed è opzionale per cattolici, luterani, riformati ed ebrei. Ma in questi anni la laica Francia ha aperto un dibattito sulla necessità di introdurre la dimensione religiosa nei saperi scolastici.
  Analogo dibattito è in corso in Slovenia.

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sabato, dicembre 01, 2007

Emergenza educativa

Stereotipi come «ai miei tempi». «Una volta non era così», denota­no nell’immaginario collet­tivo una chiusura nei con­fronti delle mutate condi­zioni dei tempi. In realtà, non era sempre così. Un e­sempio ci viene dal campo vocazionale. Se si guarda a quando preti e religiosi ab­bondavano e si fa il raffron­to con la situazione attuale non può sfuggire che alla ba­se c’è carenza di ordine e­ducativo. Si pensi alla fami­glia, nella quale la presenza dei genitori è sempre più sal­tuaria o la scuola, in cui sta scomparendo la fi­gura dell’insegnan­te come fondamen­tale punto di riferimento.
  Mentre i processi educativi prevalenti, per un malinteso rispetto della libertà dei gio­vani, si arrestano in mezzo al guado, l’attuale Pontefice, a cui certamente non si può rimproverare di non chia­mare le cose con il loro no­me, aprendo nel giugno scorso il Convegno ecclesia­le della diocesi di Roma, ha parlato di «emergenza edu­cativa ». L’espressione è sta­ta ripresa da molti interven­ti della Cei e dei singoli ve­scovi, non ultimo il cardina­le Camillo Ruini nel discor­so di apertura dell’Anno ac­cademico
presso la Pontifi­cia Università Salesiana di Roma. «Un’educazione vera – ha detto – ha bisogno di ri­svegliare il coraggio delle de­cisioni definitive. Oggi un o­stacolo particolarmente in­sidioso è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non ri­conoscendo nulla come de­finitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le proprie voglie e, sotto l’ap­parenza della libertà, diven­ta per ciascuno una prigio­ne ».
  L’incombere dell’emergen­za educativa spinge la Chie­sa oltre a moltiplicare con­vegni
che studiano i modi di avvicinare gli educatori ai giovani nel servizio di di­scernimento, soprattutto a prendere adeguate iniziative pastorali. A Palermo prose­gue l’esperienza di un labo­ratorio pedagogico per do­centi, genitori e studenti. Si riscoprono gli oratori; dove sono stati rimessi in auge, funzionano e danno frutti promettenti. Lo stesso acca­de in alcune regioni italiane per i seminari minori che hanno ripreso, sia pure con metodiche e dinamiche nuove, a impartire un’edu­cazione di base, presuppo­sto per un efficace processo educativo di crescita. Tutta­via, ciò che si sperimenta con maggiore preoccupa­zione,
è la difficoltà di trova­re o comunque di reclutare educatori.
  Gli accompagnatori idonei sono sempre meno, e non facili da individuare nella crescente selva di «nuovi e­ducatori »: internet, televi­sione, musica, fumetti, vi­deogiochi, riviste. Da una parte questi sembrano so­stituire i genitori «fantasma» e gli insegnanti quotidiana­mente contestati, dall’altra hanno potenzialità straordi­narie.
  È quasi infinita la lista dei si­ti cattolici che internet offre a quanti operano nel cam­po educativo: dal settore della scuola a quello del­l’ambiente, dalle pagine web
di taglio cattolico a quelle che, più in generale, tratta­no di cultura, insegnanti, e­ducatori, genitori. Tra i tan­ti il sito: fa capo all’o­monima associazione di vo­lontariato di Torino. Nella realtà del capoluogo pie­montese esso offre un per­corso di incontri, momenti di preghiera e occasioni di riflessione. Si tratta di una proposta di accompagna­mento lungo un itinerario quotidiano, per testimonia­re come un’educazione e­quilibrata e continua nel percorso di ciascuno e a qualsiasi età, non possa pre­scindere da un cammino spirituale personale.

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