La natività dei Martiri in Emilia
Da Auschwitz alla Russia al Messico: in mostra a Reggio diciassette presepi provenienti da Chiese e comunità perseguitate
Diciassette presepi della Chiesa perseguitata danno vita a Reggio Emilia alla mostra «Siate lieti», promossa dall’Ufficio diocesano per i beni culturali, la Confartigianato-Federimpresa e l’associazione «Arte & Cultura». Doppio l’allestimento: tredici pezzi, provenienti per lo più da collezioni private, sono collocati nel Battistero della Cattedrale di Reggio Emilia, mentre i restanti quattro trovano ospitalità al pian terreno della Camera di commercio, in piazza della Vittoria. «Siate lieti» è il nuovo tema dell’iniziativa culturale giunta alla quinta edizione e che, negli anni scorsi, ha portato nel Battistero reggiano i presepi di Papa Wojtyla e quelli della tradizione contadina locale.
Presentata lunedì scorso nella Basilica della Ghiara durante una serata a cui hanno partecipato i giornalisti Marina Corradi e Giuliano Ferrara, l’artista Giovanni Lindo Ferretti e don Ubaldo Orlandelli, missionario in Siberia, l’esposizione è stata pensata come un viaggio nel tempo e nello spazio sulle tracce dei martiri che, con il loro sacrificio, hanno aperto squarci di luce nelle pagine più buie della storia. Esperienze di dolore accomunate dalla rappresentazione semplice del mistero dell’Incarnazione, pur nella diversità di consuetudini e culture, come simbolo e prefigurazione di un’umanità rinnovata dal Salvatore. Attraversando la tragedia del campo di sterminio di Auschwitz e del genocidio armeno, passando dal Venezuela alla Russia e dalla Spagna al Messico, la mostra offre un invito al trascendente della speranza cristiana. «Questi presepi – spiega Graziano Ferrari, presidente di 'Arte & Cultura' – sono testimonianze piene di luce, segno di una fedeltà alla Natività e al suo annuncio di pace e letizia anche nelle situazioni di maggiore sofferenza, di persecuzione, di sopraffazione ad opera di regimi di varia natura». Il catalogo si apre con una riflessione sulla Chiesa perseguitata del vescovo di San MarinoMontefeltro Luigi Negri. La mostra è aperta fino al 7 gennaio dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19,30.
L'ora di religione in Europa
Obbligatorio o facoltativo, opzionale o pluriconfessionale, l’insegnamento religioso ha diritto di cittadinanza nella quasi totalità delle scuole pubbliche dell’Unione europea. Una presenza variegata e plurale, ma sempre prevista come materia da offrire ai propri studenti.
L’ultima fotografia della situazione europea risale al gennaio 2005, ad opera del professor Alberto Pisci per l’Osservatorio delle libertà e istituzioni religiose. In questi mesi il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) sta conducendo una ricerca che, spiega il coordinatore Alberto Campoleoni, «tra l’altro intende fotografare nuovamente la situazione. Non si tratta – spiega Campoleoni – di una ricerca per formulare tabelle o statistiche, ma si tratta di una ricerca mossa dall’esigenza interna alle comunità cristiane di mettersi in movimento insieme, di confrontarsi, di scambiare opinioni e sensibilità proprio su questi temi».
Argomenti che sono spesso presenti nei dibattiti all’interno delle Istituzioni europee. Il Consiglio d’Europa nel 2005 ha approvato un documento sul tema riconoscendo che «la conoscenza delle religioni fa parte integrante di quella della storia degli uomini e delle civiltà», e invitando i governi a «fare di più per garantire la libertà di coscienza e di espressione religiosa, per incoraggiare l’insegnamento del fatto religioso, per promuovere il dialogo con e tra le religioni, e infine per favorire l’espressione culturale e sociale della religione».
Le Nazioni dove l’insegnamento è obbligatorio. È il gruppo più numeroso. In quasi tutti i casi è comunque prevista la possibilità dell’esonero dall’insegnamento.
In Austria l’84% degli studenti sceglie la religione cattolica, ma c’è anche la possibilità di avere insegnamenti di altre confessioni. A Cipro si insegna invece la religione ortodossa, mentre in Danimarca a prevalere è l’insegnamento non confessionale sulla religione luterana, anche se sono presenti altre confessioni religione. È invece un insegnamento religioso cristiano ecumenico quello scelto per gli studenti delle scuole pubbliche dell’Estonia. Restando nel Nord Europa l’istruzione religiosa prevista nelle scuole della Finlandia riguarda la fede personale dell’individuo. In Germania, dove la materia è ordinaria e obbligatoria, sono previsti gli insegnamenti per la religione protestante e per quella cattolica, ma a livello locale (nei Lander) vi sono anche corsi di religione ebraica e islamica. Per gli studenti della Gran Bretagna è stato scelto il modello interconfessionale e multireligioso, con una priorità per le religioni cristiane. Scendendo a Sud in
Grecia è la religione ortodossa a fare la parte del leone nell’insegnamento religioso nelle scuole in una prospettiva storicoculturale. È invece la religione cattolica l’insegnamento predominante nella vicina isola di Malta. Ritornando nel cuore dell’Unione, in Olanda troviamo una materia obbligatoria, ma non confessionale, dunque un insegnamento su più religioni come concezioni di vita. E un approccio «oggettivo» al fenomeno multireligioso e ai valori è la strada scelta per gli studenti della Svezia.
Quando la scelta è opzionale. Per consistenza il gruppo di Paesi in cui l’insegnamento è opzionale si colloca al secondo posto. In Belgio abbiamo una opzionalità obbligatoria tra i corsi confessionali (cattolica, ebraica, ortodossa, islamica e protestante) o etica non confessionale. Nell’area dei Paesi Baltici, la
Lettonia e la Lituania pongono l’insegnamento della religione in
alternativa alla materia di etica. Stessa strada intrapresa molto prima dal
Lussemburgo, dove le confessioni previste sono quelle cattolica, luterana e calvinista.
Scelta opzionale anche nella cattolicissima
Polonia, che prevede l’insegnamento per le confessioni cattolica, protestante, ortodossa ed ebraica, in alternativa all’etica. Religione e morale cattolica sono la materia proposta per gli studenti del Portogallo,
sempre in alternativa all’ora di etica. A chiudere il gruppo la Slovacchia, dove è preminente la religione cattolica.
Se l’insegnamento è facoltativo. In questo gruppo si colloca anche l’Italia. Infatti l’insegnamento della religione cattolica è garantita nelle scuole dello Stato, ma è scelto dalle famiglie. Anche nella cattolica
Irlanda la materia è facoltativa (insegnamento cattolico) e non è prevista alcuna materia alternativa. È invece obbligatorio l’insegnamento religioso nelle scuole confessionali cattoliche irlandesi. È di carattere informativo sulle religioni riconosciute l’insegnamento negli istituti della Repubblica Ceca. Quattro le confessioni religiose di cui è previsto l’insegnamento facoltativo in Spagna:
cattolica, protestante, ebraica e islamica.
Infine l’Ungheria dove, oltre che essere facoltativa, la materia è considerata anche extracurricolare.
I casi di Francia e Slovenia. In entrambi questi Paesi ( Francia e Slovenia) non è previsto alcun insegnamento religioso nelle scuole, anche se con qualche eccezione locale. Nella regione francese dell’Alsazia e Lorena l’insegnamento c’è ed è opzionale per cattolici, luterani, riformati ed ebrei. Ma in questi anni la laica Francia ha aperto un dibattito sulla necessità di introdurre la dimensione religiosa nei saperi scolastici.
Analogo dibattito è in corso in Slovenia.
Emergenza educativa
Stereotipi come «ai miei tempi». «Una volta non era così», denotano nell’immaginario collettivo una chiusura nei confronti delle mutate condizioni dei tempi. In realtà, non era sempre così. Un esempio ci viene dal campo vocazionale. Se si guarda a quando preti e religiosi abbondavano e si fa il raffronto con la situazione attuale non può sfuggire che alla base c’è carenza di ordine educativo. Si pensi alla famiglia, nella quale la presenza dei genitori è sempre più saltuaria o la scuola, in cui sta scomparendo la figura dell’insegnante come fondamentale punto di riferimento.
Mentre i processi educativi prevalenti, per un malinteso rispetto della libertà dei giovani, si arrestano in mezzo al guado, l’attuale Pontefice, a cui certamente non si può rimproverare di non chiamare le cose con il loro nome, aprendo nel giugno scorso il Convegno ecclesiale della diocesi di Roma, ha parlato di «emergenza educativa ». L’espressione è stata ripresa da molti interventi della Cei e dei singoli vescovi, non ultimo il cardinale Camillo Ruini nel discorso di apertura dell’Anno accademico presso la Pontificia Università Salesiana di Roma. «Un’educazione vera – ha detto – ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive. Oggi un ostacolo particolarmente insidioso è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le proprie voglie e, sotto l’apparenza della libertà, diventa per ciascuno una prigione ».
L’incombere dell’emergenza educativa spinge la Chiesa oltre a moltiplicare convegni che studiano i modi di avvicinare gli educatori ai giovani nel servizio di discernimento, soprattutto a prendere adeguate iniziative pastorali. A Palermo prosegue l’esperienza di un laboratorio pedagogico per docenti, genitori e studenti. Si riscoprono gli oratori; dove sono stati rimessi in auge, funzionano e danno frutti promettenti. Lo stesso accade in alcune regioni italiane per i seminari minori che hanno ripreso, sia pure con metodiche e dinamiche nuove, a impartire un’educazione di base, presupposto per un efficace processo educativo di crescita. Tuttavia, ciò che si sperimenta con maggiore preoccupazione, è la difficoltà di trovare o comunque di reclutare educatori.
Gli accompagnatori idonei sono sempre meno, e non facili da individuare nella crescente selva di «nuovi educatori »: internet, televisione, musica, fumetti, videogiochi, riviste. Da una parte questi sembrano sostituire i genitori «fantasma» e gli insegnanti quotidianamente contestati, dall’altra hanno potenzialità straordinarie.
È quasi infinita la lista dei siti cattolici che internet offre a quanti operano nel campo educativo: dal settore della scuola a quello dell’ambiente, dalle pagine web di taglio cattolico a quelle che, più in generale, trattano di cultura, insegnanti, educatori, genitori. Tra i tanti il sito: www.educareinsieme.org.che fa capo all’omonima associazione di volontariato di Torino. Nella realtà del capoluogo piemontese esso offre un percorso di incontri, momenti di preghiera e occasioni di riflessione. Si tratta di una proposta di accompagnamento lungo un itinerario quotidiano, per testimoniare come un’educazione equilibrata e continua nel percorso di ciascuno e a qualsiasi età, non possa prescindere da un cammino spirituale personale.