domenica, maggio 18, 2008

Ai funerali di Lorena Cul­traro, la ragazza di 14 anni strango­lata da tre minorenni e buttata in u­na cisterna.  

Nell’omelia, il parroco don Lino Mal­lia dice: «Cari giovani non accon­tentatevi di essere così e così. A voi dico siate eroi audaci e forti. Forti per andare contro corrente per disso­ciarvi dai vili e qualunquisti per non accettare compromessi, per non ar­rendersi, per non lasciarsi trascina­re da tendenze che intruppano nel­la massa come pecore ammucchia­te. Siate forti per non essere alimen­tati delle stesse porcherie di cui si a­limentano i porci, per non vivere da parassiti. Non lasciatevi incatenare dalle menzogne. Vivete nell’amore di Dio».

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giovedì, maggio 08, 2008

Lettera del vescovo di Verona ai giovani dopo la morte del giovane ucciso per una sigaretta rifiutata

Una lettera accorata, che sgor­ga dal cuore di un pastore profondamente costernato e angosciato, come l’intera città, per la tragica morte di Nicola Tommasoli. È quella che il vescovo di Verona Giu­seppe Zenti ha indirizzato ai giova­ni, esprimendo vici­nanza, affetto e sti­ma. Ieri pomeriggio il vescovo stesso ha presentato il docu­mento al termine di una tavola rotonda svoltasi in episcopio alla presenza delle autorità cittadine e dei responsabili del­la pastorale. Il presu­le scrive che «Verona è ben altro» che una «città prigioniera della violenza e dal facile delitto» e si ri­fiuta di credere che i giovani veronesi tro­vino nei «responsa­bili del delitto, infa­me e allucinante, il modello di riferi­mento. Sono certo che ne provate sde­gno. Anzi, che il fat­to esecrabile suscita in voi una gran voglia di essere protagonisti non di morte ma di vita». Raccogliendo al­cuni input dalla dolorosa vicenda, Zenti esorta i giovani a cogliere la sta­gione dell’esistenza che stanno vi­vendo «come opportunità di cresci­ta, nel segno dell’amore, della re­sponsabilità, della solidarietà, del­l’operosità nell’impegno, della gioia e della fede».
  «Divertitevi, perché siete giovani ­scrive il pastore della Chiesa scalige­ra - . Ma sempre con moderazione, senza lasciarvi travolgere dallo sca-
tenamento incontrollato di stati d’a­nimo irrazionali, resi ancor più tem­pestosi dall’assunzione di alcolici e stupefacenti. Ricordate che lo sbal­lo è sempre una sconfitta». Un invi­to al buon senso, a non concedere nulla «alla legge del branco che fa di voi dei gregari», bensì a cercare com­pagnie positive, su cui poter fare af­fidamento. «Abbiate il coraggio delle grandi vette - esorta il vescovo - anche a costo di corrispon­denti sacrifici». Una giovinezza da valo­rizzare al meglio con l’applicazione nello studio «ma anche donando del tempo a coetanei diversa­mente abili e a per­sone in difficoltà», nella convinzione che non esiste «gioia più grande di quella che germina dal do­no di sé. Gratuito e generoso». Ma anche un invito alla confi­denza «con chi vi è compagno autore­vole di viaggio», ov­vero i genitori, i do­centi di grande per­sonalità, gli animatori di fiducia, i preti. «Fateci il regalo - chiede Zenti - di mettere anche nelle nostre ma­ni di adulti la password che ci con­senta di entrare nel vostro mondo, di carpire la vostra sensibilità, di in­tercettare le vostre attese e le vostre problematiche. Dialoghiamo! A car­te scoperte».
  Fondamentale è dare senso alla vita, anche «nelle giornate tempestose» che possono caratterizzare pure al­cuni tratti della giovinezza. Ancor più, quando esso è identificato in Ge­sù Cristo, consente di sperimentare
«la bellezza impareggiabile del vive­re umano». «Fatevi onore - è l’auspi­cio del vescovo veronese - . Fateci ve­dere quanto valete e che siete una promessa», dimostrando quanto sia sbagliato «classificarvi soltanto dei piantagrane». Al termine, immede­simandosi in Nicola, Zenti lancia un appello: «Fate in modo che il sacrifi­cio della mia vita non sia stato inuti­le! Realizzate una vita di grande qua­lità. Degna dell’essere giovani. Più fortunata della mia. Senza paura di finire i giorni terreni in modo così tragico. Appunto perché il seme del­la zizzania di una cultura che snob­ba la vita è del tutto polverizzato».
  La lettera verrà consegnata ai giova­ni venerdì sera nel corso dell’incon­tro diocesano di preghiera che il ve­scovo presiederà in Cattedrale. E non mancherà il ricordo di Nicola.

 Lettera aperta di Zenti ai ragazzi veronesi: «Dialoghiamo a carte scoperte. La stagione che state vivendo sia nel segno dell’amore»

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sabato, maggio 03, 2008

Festa della Cooperazione (1Maggio) 

Intervento del vescovo Stagni

Il primato dell’uomo sul lavoro

Più attenzione verso deboli, precari e poveri

Giovedì 1 maggio, nei locali dell’Agrintesa di Bagnacavallo (Ra), mons. Claudio Stagni, vescovo di Faenza – Modigliana, ha celebrato la S. Messa nella giornata dedicata al lavoro.

 Nell’omelia, mons. Stagni, ha riaffermato il profondo significato della domenica vista sia come difesa del diritto del lavoratore, sia come spazio riservato al riposo e alla vita famigliare. Per questo, il Vescovo di Faenza – Modigliana, ha criticato in particolare l’apertura domenicale dei negozi che non produce, a suo dire, un significativo introito.

Parlando direttamente del lavoro, il presule ha sottolineato il primato della qualità sulla quantità, evidenziando la necessità che il lavoro non sia solo fonte di arricchimento egoistico ma conservi la finalizzazione al giusto sostentamento della famiglia e al bene della società. Per questo “il tema del lavoro –  ha continuato il vescovo Claudio – va elaborato nella sua interezza e non soffermandosi solo sul, seppure grave, problema delle morti bianche” o su questioni alle quali un concerto non può dare risposte significative. Occorre porre attenzione alle categorie deboli che, bisognose di lavorare, devono essere rispettate nella loro dignità. Occorre aiutare i precari a progettare il loro futuro, i disabili, i meno dotati, “senza approfittarsi della fragilità del singolo”.  Particolare attenzione – secondo mons. Stagni – “va posta sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Vanno messi sempre al primo posto il valore della vita, il primato dell’uomo sul capitale e la finalizzazione dei beni per il bene di tutti. Ma c’è anche un obbligo morale da parte del lavoratore che è chiamato ad osservare le leggi e a non catalogare l’imprudenza come semplice furbizia.

In chiusura del suo intervento, mons, Vescovo, non ha mancato di ricordare, con rammarico e preoccupazione, la tragedia di milioni di persone che stanno cadendo nel baratro della fame per colpa della crescita del prezzo dei cereali. Situazione questa che ha e avrà pericolosi e pesanti riflessi sui già delicati equilibri internazionali.

Su questi temi “il cristiano è chiamato a una seria riflessione, a un impegno forte, mettendo nelle mani di Dio i tentativi che si fanno per dare dignità al lavoro dell’uomo”.

Dopo la celebrazione eucaristica, mons. Vescovo, ha benedetto le macchine agricole,  fermandosi anche a parlare con  una famiglia di allevatori che aveva portato alcuni capi in mostra all’interno della Festa.

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