Uscite d’istruzione o uscite …di testa?
Servono davvero le uscite d’istruzione, comunemente denominate “gite”? Hanno ancora un senso nell’era di internet e della mobilità? Sempre più insegnanti, vista la maleducazione degli alunni e i rischi che si corrono, si rifiutano di accompagnare le scolaresche e molti dirigenti scolastici addirittura le cancellano. Esagerazioni? Giudicate voi! Queste sono le considerazioni di un insegnante che ha partecipato a tre uscite d’istruzione con ragazzi delle medie a Mantova, Orvieto e Grado.
Accoglienza
Il personale dei luoghi visitati è sempre stato molto disponibile, competente e, in alcuni casi, capace di interagire con i ragazzi.
Albergo
Voto 8 a quello che ci ha ospitato ad Orvieto, ma devo assegnare un 5 alla insonorizzazione. Non avevo mai visto una struttura deputata al riposo capace di amplificare il rumore. Voto 4 a quello che ci ha ospitato a Grado (camere piccolissime, bagni microscopici con doccia, lavandino e water quasi a diretto contatto).
Alimentazione
Buona parte dei ragazzi non ha una cultura alimentare. Non conoscono il valore della prima colazione (che in parte saltano direttamente). Non si adattano minimamente a cibi e sapori nuovi. Preferiscono scartare o lasciare tutto invece che pensare che in fondo una situazione di disagio è solo, se va veramente male, per due giornate.
Mangiano continuamente e ad ogni sosta spendendo parecchio denaro. Diventa così difficile parlare di sacrificio, di persone che vivono il dramma della fame, di difficoltà per molte famiglie ad arrivare alla fine del mese.
Cibo
Di media qualità quello proposto ad Orvieto. Appena sufficiente il voto al menù proposto a Grado. Tralascio il voto al cestino da viaggio proposto a Grado perché non mi sento di scrivere che avrei gettato via tutto solo per rispetto verso chi ha problemi alimentari nel mondo
Colleghi
Io non partecipo mai a viaggi se invitato solo come baby sitter. Mi sono preparato al meglio e la stessa cosa devo dire dei colleghi. Più che buono l’impegno come vigilantes notturni. Consolante il costante supporto morale telefonico da parte dei colleghi e del personale ATA rimasti a scuola.
Educazione
Quella dei ragazzi lascia molto a desiderare. Non sanno chiedere e non ringraziano praticamente mai. Si comportano come se tutto fosse loro dovuto.
Non hanno una educazione affettiva. Usano un linguaggio triviale per affermarsi davanti ai compagni e, soprattutto, alle compagne ( che a loro volte non scherzano) come se non avessero altro di meglio da esibire o non credessero di avere di meglio da offrire per rendersi interessanti.
Sono molto egocentrici. Attraversano la strada senza guardare e, camminando, occupano buona parte della carreggiata incuranti del pericolo oppure ostentando sfrontatamente il dominio assoluto sulle situazioni reali o potenziali.
Gettano istintivamente tutto a terra. Se si siedono non mettono mai a posto la sedia e se si soffermano su una panchina, preferibilmente si siedono sullo schienale per appoggiare meglio i piedi dove invece dovrebbe poggiare il sedere.
Igiene
Bisogna insistere molto per farli lavare e lavatisi lasciano stanza e bagno in condizioni pietose. Le camere al mattino (salvo rare eccezioni) puzzano perché i panni usati non vengono messi subito in apposite sportine e le scarpe non si pensa mai a metterle a prendere aria sul balcone o almeno in bagno.
Interesse
Sette su dieci hanno evidenziato uno scarso interesse all’aspetto culturale del viaggio d’istruzione. Stando così la percentuale, non si vede per quale oscuro motivo si debba insistere su questa opportunità che assume sempre più i connotati di “gita” sia per i ragazzi, sia per i genitori.
Resoconto
Chiedendo un resoconto, sul pulmann, a fine “gita” si nota che rimangono fissi nella mente: gli incontri con altre gite, i particolari simpatici, le gaffes. Pochissimi sanno riferire anche con sommaria precisione i monumenti o i luoghi visitati (alcuni dei quali classificati come “poco interessanti”).
Retribuzione
Generalmente il compenso agli insegnanti permette loro di fare la spesa per circa tre giorni.
Riposo
Quello notturno, purtroppo per chi li deve vigilare, è scarso. Alcuni ragazzi, nonostante le raccomandazioni, non si accontentano di contattare altre camere coi cellulari, ma sentono il bisogno anche di sporgersi dai balconi o dalle finestre fino a tarda ora. Il giorno dopo si lamentano, sono indolenti e approfittano sempre per allungare i piccoli tempi morti fra una visita e l’altra. Molti ragazzi, parlandoci, confessano di andare a dormire tardi quando sono a casa. Come potranno lavorare bene a scuola se già alle 8 sono stanchi per il poco riposo?
Salute
Alcuni genitori portano i ragazzi anche quando non stanno bene. Quest’anno sono finito in “gite” con ragazzi partiti già con la febbre, con forti imbarazzi di stomaco (curato al primo autogrill con coca cola e pizza), con al seguito la sedia a rotelle perché liberato poco prima da una ingessatura al piede. Ragazzi e genitori non prendono nemmeno in considerazione che i malanni possono creare seri problemi alla buona riuscita del viaggio d’istruzione. Ciò che importa è esserci, tanto qualcuno al bisogno farà certamente qualcosa.
Soldi
Qualche genitore ha chiesto contributi alla scuola altrimenti non avrebbe potuto far partecipare il figlio al viaggio d’istruzione. Generalmente sono i ragazzi che controllo di più e normalmente mi pento di questa mia insana curiosità. A ben guardare si scopre che questi figlioli hanno il cellulare ultimo modello con il quale scambiano suonerie, loghi, immagini a ritmo continuo. Un ragazzo aiutato dalla scuola ha speso, per sua ammissione, 47 euro acquistando pezzi di pizza, gelati, patatine, magliette, catenine (riproducenti foglie di marijuana) ecc.
Trasporto
Gli autisti sono, normalmente gentili, anche se la bestemmia scappa ad ogni difficoltà. Viaggiano troppo e riposano poco. I mezzi, in generale, sono puliti e moderni.
Vestiario
Per ammissione dei ragazzi, una parte di loro prepara direttamente la valigia, un’altra parte permette ai genitori di dare una sommata occhiata al contenuto. Pochi si affidano alla mamma e ci sono anche ragazzi che confessano tranquillamente di apportare modifiche. Nonostante i fogli distribuiti dagli insegnanti con il vestiario consigliato, non tutti, al bisogno, sanno affrontare adeguatamente il variare degli elementi atmosferici.
Non tutti hanno due paia di pantaloni o due paia di scarpe ( che sono quasi sempre poco adatte ad affrontare la pioggia). Qualcuno non prende mai l’ombrello o il cappellino. Le ragazze esibiscono maglie a mezze maniche anche quando è freddo o si coprono con giacche che proteggono poco dal vento.
Viaggio
Molte volte siamo stati costretti ad intervenire per riprendere i ragazzi che, in barba alle direttive sulla sicurezza, tendevano a fare i furbi. Almeno non sono stati chiassosi o maleducati (si sono risparmiati per tutti gli altri momenti).