lunedì, giugno 30, 2008

Caro diario, quanto sei trash

 di Antonella Mariani

"Puzzi come una bella cacchetta". "Dai, comportiamoci tutti bene. Anche voi sfìgati". "Sprizzo fascino da tutti i pori, persino dal c...". Divertente, no? Molti genitori nemmeno lo sanno, oppure si adeguano perché "così fan tutti", ma il trash più trash invade i diari scolastici 2007-2008 dei loro figli. E se le frasi citate sono tratte da "Happy bunny", basta fare un salto in cartoleria e si scopriranno tante altre cose interessanti. Per esempio, che esiste un'agenda molto gettonata che si chiama "De puta madre" e non serve molta fantasia per capire cosa significa. Oppure che nella copertina del diario "A Style", la A con l'aggiunta strategica di due cerchietti neri sta a rappresentare una coppia impegnata in una performance sessuale. Oppure che in "Spancho" l'organo maschile è protagonista di indovinelli, giochi di parole, ambiguità. E se poi vostra figlia 11 enne insiste per avere "Girl Power", affascinata dalla tenera copertina rosa, andate nelle pagine di luglio e troverete il resoconto di una piccante avventura tra una 16enne e un 38enne sposato, seppur seguita da un pentimento...

 

A questo punto sembra da educande un'agenda come "Comix", dove vignette dissacranti si alternano a battute d'autore più o meno spiritose come "Insisti,prima o poi i tuoi scapperanno di casa". Molti genitori, come dicevamo, non lo sanno neppure, perché oltre a vigilare su internet e telefonini, andare a leggere cosa c'è dentro il diario scelto dai figli sembra una cosa superflua. Eppure qualche cautela ci vorrebbe. Magari non si riesce a convincere il ragazzo a cambiare scelta, ma almeno lo si aiuta ad aprire gli occhi, questo sì. E a cogliere l'idiozia di frasi come "La musica è troppo alta? Chi se ne frega", oppure "So come ti senti. Solo che non me ne frega niente" (ancora Happy bunny). L'anno scorso - ma accade ogni anno -alcune madri scrissero indignate ai giornali per segnalare il cattivo gusto di certi diari, altre denunciarono le pagine più spinte alla magistratura. Ma anche questo luglio gli scaffali delle cartolibrerie straripano di prodotti di una stupidità e volgarità impressionanti.

 

E i ragazzi? Molti di loro desiderano il diario più trendy, quello che hanno tutti. Ma per fortuna altrettanti usano la testa. Daniela per la terza media, sceglierà "Sweet Years ", anche se, dice, «mi danno i nervi tutte quelle foto di modelli» e nemmeno leggerà le vignette perché «le dediche le scrivo io» e nessun altro. Alessia, 14 anni, vorrebbe "Bastardi dentro" ma sa già che la madre glielo impedirà. E - dice lei e diciamo anche noi - pazienza. ♦

 

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sabato, giugno 14, 2008

Uscite d’istruzione o uscite …di testa?

 

Servono davvero le uscite d’istruzione, comunemente denominate “gite”? Hanno ancora un senso nell’era di internet e della mobilità? Sempre più insegnanti, vista la maleducazione degli alunni e i rischi che si corrono, si rifiutano di accompagnare le scolaresche e molti dirigenti scolastici addirittura le cancellano. Esagerazioni? Giudicate voi! Queste sono le considerazioni di un insegnante che ha partecipato a tre uscite d’istruzione con ragazzi delle medie a Mantova, Orvieto e Grado.

 

Accoglienza

Il personale dei luoghi visitati è sempre stato molto disponibile, competente e, in alcuni casi, capace di interagire con i ragazzi.

 

Albergo

Voto 8 a quello che ci ha ospitato ad Orvieto, ma devo assegnare un 5 alla insonorizzazione. Non avevo mai visto una struttura deputata al riposo capace di amplificare il rumore. Voto 4 a quello che ci ha ospitato a Grado (camere piccolissime, bagni microscopici con doccia, lavandino e water quasi a diretto contatto).

 

Alimentazione

Buona parte dei ragazzi non ha una cultura alimentare. Non conoscono il valore della prima colazione (che in parte saltano direttamente). Non si adattano minimamente a cibi e sapori nuovi. Preferiscono scartare o lasciare tutto invece che pensare che in fondo una situazione di disagio è solo, se va veramente male, per due giornate.

Mangiano continuamente e ad ogni sosta spendendo parecchio denaro. Diventa così difficile parlare di sacrificio, di persone che vivono il dramma della fame, di difficoltà per molte famiglie ad arrivare alla fine del mese.

 

Cibo

Di media qualità quello proposto ad Orvieto. Appena sufficiente il voto al menù proposto a Grado. Tralascio il voto al cestino da viaggio proposto a Grado perché non mi sento di scrivere che avrei gettato via tutto solo per rispetto verso chi ha problemi alimentari nel mondo

 

Colleghi

Io non partecipo mai a viaggi se invitato solo come baby sitter. Mi sono preparato al meglio e la stessa cosa devo dire dei colleghi. Più che buono l’impegno come vigilantes notturni. Consolante il costante supporto morale telefonico da parte dei colleghi e del personale ATA rimasti a scuola.

 

Educazione

Quella dei ragazzi lascia molto a desiderare. Non sanno chiedere e non ringraziano praticamente mai. Si comportano come se tutto fosse loro dovuto.

Non hanno una educazione affettiva. Usano un linguaggio triviale per affermarsi davanti ai compagni e, soprattutto, alle compagne ( che a loro volte non scherzano) come se non avessero altro di meglio da esibire o non credessero di avere di meglio da offrire per rendersi interessanti.

Sono molto egocentrici. Attraversano la strada senza guardare e, camminando, occupano buona parte della carreggiata incuranti del pericolo oppure ostentando sfrontatamente il dominio assoluto sulle situazioni reali o potenziali.

Gettano istintivamente tutto a terra. Se si siedono non mettono mai a posto la sedia e se si soffermano su una panchina, preferibilmente si siedono sullo schienale per appoggiare meglio i piedi dove invece dovrebbe poggiare il sedere.

 

Igiene

Bisogna insistere molto per farli lavare e lavatisi lasciano stanza e bagno in condizioni pietose. Le camere al mattino (salvo rare eccezioni) puzzano perché i panni usati non vengono messi subito in apposite sportine e le scarpe non si pensa mai a metterle a prendere aria sul balcone o almeno in bagno.

 

Interesse

Sette su dieci hanno evidenziato uno scarso interesse all’aspetto culturale del viaggio d’istruzione. Stando così la percentuale, non si vede per quale oscuro motivo si debba insistere su questa opportunità che assume sempre più i connotati di “gita” sia per i ragazzi, sia per i genitori.

 

Resoconto

Chiedendo un resoconto, sul pulmann, a fine “gita” si nota che rimangono fissi nella mente: gli incontri con altre gite, i particolari simpatici, le gaffes. Pochissimi sanno riferire anche con sommaria precisione i monumenti o i luoghi visitati (alcuni dei quali classificati come “poco interessanti”).

 

Retribuzione

Generalmente il compenso agli insegnanti permette loro di fare la spesa per circa tre giorni.

 

Riposo

Quello notturno, purtroppo per chi li deve vigilare, è scarso. Alcuni ragazzi, nonostante le raccomandazioni, non si accontentano di contattare altre camere coi cellulari, ma sentono il bisogno anche di sporgersi dai balconi o dalle finestre fino a tarda ora. Il giorno dopo si lamentano, sono indolenti e approfittano sempre per allungare i piccoli tempi morti fra una visita e l’altra. Molti ragazzi, parlandoci, confessano di andare a dormire tardi quando sono a casa. Come potranno lavorare bene a scuola se già alle 8 sono stanchi per il poco riposo?

 

Salute

Alcuni genitori portano i ragazzi anche quando non stanno bene. Quest’anno sono finito in “gite” con ragazzi partiti già con la febbre, con forti imbarazzi di stomaco (curato al primo autogrill con coca cola e pizza), con al seguito la sedia a rotelle perché liberato poco prima da una ingessatura al piede. Ragazzi e genitori non prendono nemmeno in considerazione che i malanni possono creare seri problemi alla buona riuscita del viaggio d’istruzione. Ciò che importa è esserci, tanto qualcuno al bisogno farà certamente qualcosa.

 

Soldi

Qualche genitore ha chiesto contributi alla scuola altrimenti non avrebbe potuto far partecipare il figlio al viaggio d’istruzione. Generalmente sono i ragazzi che controllo di più e normalmente mi pento di questa mia insana curiosità. A ben guardare si scopre che questi figlioli hanno il cellulare ultimo modello con il quale scambiano suonerie, loghi, immagini a ritmo continuo. Un ragazzo aiutato dalla scuola ha speso, per sua ammissione, 47 euro acquistando pezzi di pizza, gelati, patatine, magliette, catenine (riproducenti foglie di marijuana) ecc.

 

Trasporto

Gli autisti sono, normalmente gentili, anche se la bestemmia scappa ad ogni difficoltà. Viaggiano troppo e riposano poco. I mezzi, in generale, sono puliti e moderni.

 

Vestiario

Per ammissione dei ragazzi, una parte di loro prepara direttamente la valigia, un’altra parte permette ai genitori di dare una sommata occhiata al contenuto. Pochi si affidano alla mamma e ci sono anche ragazzi che confessano tranquillamente di apportare modifiche. Nonostante i fogli distribuiti dagli insegnanti con il vestiario consigliato, non tutti, al bisogno, sanno affrontare adeguatamente il variare degli elementi atmosferici.

Non tutti hanno due paia di pantaloni o due paia di scarpe ( che sono quasi sempre poco adatte ad affrontare la pioggia). Qualcuno non prende mai l’ombrello o il cappellino. Le ragazze esibiscono maglie a mezze maniche anche quando è freddo o si coprono con giacche che proteggono poco dal vento.

 

Viaggio

Molte volte siamo stati costretti ad intervenire per riprendere i ragazzi che, in barba alle direttive sulla sicurezza, tendevano a fare i furbi. Almeno non sono stati chiassosi o maleducati (si sono risparmiati per tutti gli altri momenti).

 

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sabato, giugno 14, 2008

Ragazzi in cerca d’aiuto

Introversi, incollati perennemente al cellulare o collegati alle chat, i nostri ragazzi si stanno ripiegando sempre più su se stessi. Vivono rintanati in casa che vedono come un bozzolo nel quale vengono avvolti da genitori sempre meno autorevoli e sempre più protettivi.

Bevono alcol già da quando finiscono le elementari, iniziando per emulazione e continuando per noia o per anestetizzare insicurezze, sconfitte proprie dell’età, paure, traumi derivanti dalle sempre più frequenti separazioni dei genitori, dalla consapevolezza di essere a volte strumenti di ricatto affettivo, dall’incapacità di sopportare nuovi ingressi nella sfera affettiva dei genitori.

I ragazzi delle medie cominciano a bere dalle bottiglie dimenticate da anni nelle credenze del salotto. Mischiano alcolici con analcolici oppure acquistano bevande a bassissimo contenuto alcolico accattivati e gradevoli.

Fumano per darsi un “certo peso” rubando le sigarette ai genitori o investendo regolarmente una piccola parte della paghetta settimanale.

Hanno un immagine consumistica e distorta della sessualità vista dai maschi come argomento con cui “fare esibizione di sè” e dalle ragazze come luogo dei sentimenti veri e appaganti.

I ragazzi imprecano e si scontrano verbalmente e fisicamente sempre più di frequente perché temono l’anonimato. Desiderano affermarsi ma si rendono conto della loro pochezza anche se negano che lo studio, l’educazione, la spiritualità possano essere utili per una vera affermazione di sé. Amano esperienze forti perché vivono in mezzo a situazioni e persone deboli e quel è che peggio è che queste persone deboli contrastano in tutti i modi chi si spende per proporre ai loro figli valori importanti per la loro crescita.

 

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martedì, giugno 10, 2008

Senza padre la droga trova spazio
 Le giovani vittime hanno tra i 15 e i 18 anni


 G
iovanissimi, si avvicinano al mondo della droga per tappe successive che passano per ecstasy, hashish, cocaina, eroina, e hanno alle spalle casi di bullismo e famiglie disgregate. È l’identikit dei nuovi tossicodipendenti, emerso a Roma, a margine di un incontro sui nuovi farmaci contro la tossicodipendenza. «Hanno fra 15 e 18 anni e si accostano a sostanze psicostimolanti, come l’ecstasy, poi ad alcol, hashish e quindi all’eroina», ha detto Claudio Leonardi, del consiglio direttivo della Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze (Federsed). Un fenomeno, questo, che per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga e alla famiglia, Carlo Giovanardi, «non è dilagante» in quanto «solo un giovane su 100 assume cocaina o eroina», così come gli spinelli sono un’abitudine per una minoranza di giovani. Ma secondo Leonardi «uno su cento è comunque un numero notevole» e quando si fanno delle stime bisogna considerare un numero di tossicodipendenti almeno doppio rispetto a coloro che sono iscritti ai Sert. La tossicodipendenza degli adolescenti è, insomma, un fenomeno emergente da non sottovalutare. Soprattutto considerando quanto poco i tossicodipendenti adolescenti parlino del loro problema: basti pensare, ha detto Leonardi, che «fra il 60% e il 70% dei genitori non si rende conto della situazione se non quando è troppo tardi». Tanto più che il cammino verso la tossicodipendenza è breve: «nell’arco di due o tre anni – ha osservato l’esperto – gli adolescenti possono diventare politossicodipendenti, cioè dipendenti da più sostanze molto diverse fra loro, ognuna delle quali richiede un intervento di tipo diverso». A complicare la situazione, ha aggiunto, c’è il fatto che questi giovanissimi tossicodipendenti non si riconoscono come tali e di conseguenza non si rivolgono ai Sert, forse per paura e perché non sanno che «la loro privacy sarebbe garantita al massimo». Invece, ha aggiunto, «non dichiarano a nessuno la loro condizione», ma hanno una vita tutt’altro che facile e normale: «cominciano ad andare male a scuola e sono disattenti. I soldi non bastano mai: presto vuotano i loro salvadanai, poi i portafogli dei genitori e spesso finiscono nel trovare nei nonni i migliori alleati, naturalmente inconsapevoli». Spesso, ha proseguito, «sono incapaci di integrarsi a scuola e hanno alle spalle storie di bullismo» e può accadere che possa cadere nella tossicodipendenza anche chi del bullismo è stato vittima per periodi prolungati. Ad avvicinare alla tossicodipendenza possono essere anche psicopatologie non emerse in età infantile. Ma in tutti i casi, ha concluso, «le radici vanno cercate nella famiglia». Ad esempio, «in oltre il 90% dei casi il padre è assente» o perché deceduto, o a causa di una separazione o un divorzio, o ancora perché a prevalere in casa è la figura materna».
 Le radici del disagio vanno cercate in famiglia. Spesso alle spalle ci sono storie di bullismo

GIULIO ISOLA

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