venerdì, settembre 26, 2008

Cristiani perseguitati in India

 Nata da una divisio­ne attuata con il pretesto di fornire di due Stati separati i se­guaci delle due maggiori religioni dell’India al mo­mento della fine del domi­nio britannico, l’Unione In­diana sembra avere oggi nella religione, o nel suo u­so pretestuoso, un serio problema .
  Con essa il partito del Con­gresso al potere, laicista e per vocazione teso a indi­viduare nella fede degli in­diani un elemento distinti­vo e di integrazione piutto­sto che esclusivo e di divi­sione come vorrebbero gli agguerriti avversari del Bharatiya Janata Party (Bjp), fautori di un’India e­sclusivamente indù. Il rap­porto della Commissione
nazionale per le minoran­ze, inviata la settimana scorsa dal governo di Delhi in Orissa e Karnataka, ha e­videnziato chiaramente la connessione tra i respon­sabili delle violenze anti­cristiane e la loro apparte­nenza socio-religiosa, oltre agli appoggi politici che hanno prima sostenuto e poi giustificato le loro azio­ni. Come sottolineato an­cora lunedì in un’intervista dall’arcivescovo di Banga­lore, Bernard Moras: «I re­sponsabili delle violenze a­vranno le mani libere di a­gire se il governo dovesse
incentivare la sensazione che le loro azioni resteran­no impunite. Io definisco queste azioni peggiori del terrorismo che ricorre alle armi».
  E proprio un secondo fron­te di emergenza sta rie­mergendo con forza in queste settimane. Dopo la serie di esplosioni nella ca­pitale New Delhi il 13 set­tembre, con i suoi 21 mor­ti e il centinaio di feriti at­tribuita ai Mujaheddin del­l’India; dopo il successivo scontro a fuoco in un sob­borgo della capitale con­clusosi con l’uccisione di
due presunti terroristi isla­misti e la cattura di un ter­zo, altri due fatti hanno po­sto ieri in massima allerta le forze di sicurezza e rav­vivato il dibattito sull’ap­plicazione di una specifica legislazione mirata a neu­tralizzare insieme agli indù radicali e ai musulmani jihadisti.
  Una e-mail inviata a un quotidiano dello Stato nord-orientale di Megha­laya da un presunto espo­nente dei Mujaheddin del­l’India ha avvisato che Lal Krishna Advani, uno dei leader storici del Bjp e ca­po dell’opposizione in Par­lamento sarà assassinato se arriverà nello Stato per la prevista visita del 29 set­tembre. Un fatto che rischia di riaccendere l’astio con­tro i cristiani, che in Me­ghalaya sono il 70 % della popolazione. All’estremo meridionale del Paese, nel Tamil Nadu, il Lashkar-e­Taiba, uno tra i gruppi più virulenti della galassia isla­mista in India, ha comuni­cato l’intenzione di colpire grandi centri religiosi in­duisti, come quelli famo­sissimi di Madurai e Rame­shwaram, custodi di un in­duismo tradizionalista.
 

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sabato, settembre 20, 2008
 La strana fretta di rimuovere gli sviluppi della «laïcité» 

 N
el suo viaggio il Papa ha parlato alla Francia, ma, anche, la Francia ha parlato al Papa.
  Sarkozy all’Eliseo ha proseguito nel filo di quanto aveva detto a Roma, in San Giovanni in Laterano, lo scorso dicembre, circa il desiderio di una nuova « laicità positiva » che, vegliando sulla libertà di credere e non credere, non considera le religioni un pericolo ma una ricchezza cui attingere. A Parigi Sarkozy ha ribadito che « è legittimo per la democrazia e rispettoso della laicità dialogare con le religioni. Queste, e in particolare quella cristiana, con cui
condividiamo una lunga storia, sono un patrimonio di riflessione e di pensiero… Sarebbe una follia privarcene, sarebbe un errore contro la natura e contro il pensiero » . Ed è andato oltre: « Noi non poniamo nessuno ( nessuna religione, ndr) davanti all’altro, ma rivendichiamo le nostre radici cristiane » .
  E nel cuore di un Paese che con la Rivoluzione e poi i Lumi ha impresso un solco indelebile nella storia d’Europa; nella patria dell’esistenzialismo che ha segnato il Novecento, nella città dalla cui università prese il via quarant’anni fa quel maggio che ha rivoluzionato l’Occidente, fa un certo effetto sentire proclamare: « Noi rivendichiamo le
nostre radici cristiane » .
  Strategie di consenso, necessità di ricreare una coesione sociale, si sono affannati a dire in molti, criticamente, e le testate francesi di sinistra subito hanno messo in pagina il presidente vestito da cardinale, o chierichetto – senza perdere l’occasione di ironizzare sui suoi numerosi matrimoni.
  E tuttavia, qualcosa tra le righe del discorso, come già in dicembre a Roma, colpisce; come la voglia, e la libertà intellettuale, di svoltare pagina, di superare vecchie trincee e astiosi arroccamenti. Ha parlato, Sarkozy, di « ricerca di senso » dentro a una riflessione che, ha detto, la Francia ha intrapreso: « La crescita economica non ha senso se è fine a se stessa.
  Consumare per consumare, crescere per crescere: non ha alcun senso. Solo il miglioramento della situazione del maggior numero degli individui e lo sviluppo della persona ne costituiscono gli obiettivi legittimi, e questo insegnamento è al centro della dottrina sociale della Chiesa, che è in perfetta sintonia con le sfide dell’economia mondializzata » .
  La ricerca del senso nelle parole del presidente francese, come già, in
Laterano, la speranza ( « condivido l’opinione di Benedetto XVI – aveva detto – che la speranza sia una delle questioni più importanti del nostro tempo » ). E Sarkozy aveva sottolineato che né il progresso né alcuna ideologia e nemmeno la democrazia si sono dimostrate in grado « di rispondere al bisogno profondo degli uomini di trovare un senso all’esistenza » .
  Ammettendo dunque che la domanda fondamentale rimane, inappagata da tutte le soluzioni tentate dalla storia. E ipotizzando anzi, ben oltre i vecchi steccati novecenteschi, « che la frontiera tra fede e non- credenza attraversi ciascuno di noi » , come una tendenza a andare oltre a sé, all’uomo connaturale. Dal Laterano all’Eliseo, come lo svolgersi pacato e libero di un dialogo fra il Papa e il Presidente di un grande Paese profondamente laico: di una laicità che aspira a uscire da antiche acrimonie. Quasi un inizio di risposta a quella
Spe salvi

  che, è stato scritto, si situa storicamente nella eclisse della speranza in Occidente – caduta ogni illusione in promesse fallite. Il principio e la voglia di un laico desiderio di domandare, ascoltare e liberamente cercare.
MARINA CORRADI
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sabato, settembre 13, 2008

Il Papa in Francia 

Se George W. Bush, lo scorso aprile, è andato a prendere il Papa all’aeroporto di Washington, con quello che è stato un 'enorme' strappo al protocollo, si poteva pensare forse che Nicholas Sarkozy facesse qualcosa di meno a Parigi? C’è senz’altro un fondo di vero in questa domanda retorica, con la quale ieri un collega francese di lungo corso spiegava il perché il presidente francese, incurante delle polemiche interne, sia andato a Orly ad accogliere Benedetto XVI. Basta conoscere un po’ i francesi, e il loro invincibile rapporto di amore-odio con gli Usa, quello che fa ancora ostinare qualcuno a chiamare ' chien-chaud' gli ' hot-dog', per capire il fondamento di quella battuta caustica. Ma sarebbe riduttivo ricondurre tutto a un rigurgito di grandeur.
 L’accoglienza riservata a Benedetto XVI, infatti, al di là del gesto di cortesia compiuto a Orly e alla calorosissima cerimonia all’Eliseo, è stata straordinaria in molti, e diversi, sensi. Lo si è visto dai commenti rispettosi dei giornali, più curiosi – verrebbe da dire: quasi ansiosi – di ascoltare quel che il Papa è venuto a dire, che non aprioristicamente critici, come spesso era stato in passato.
  Dall’attenzione del
parterre
al College des Bernardins, diventato un po’ la ' casa della cultura' della Chiesa di Francia, e dai lunghi e insistiti applausi che hanno sottolineato il discorso del Papa. Dalle migliaia di persone in festa che, per la strada, hanno atteso il suo arrivo a Notre Dame. Fino all’entusiasmo dei giovani che, a sera, hanno stretto d’assedio la residenza parigina del Papa per dirgli: ' Siamo qui'; quasi in risposta a quanto aveva affermato all’Eliseo: « Sono loro la mia preoccupazione più grande » .
  C’è, in tutto questo, molto di più che una
semplice orchestrazione, dettata dalle singole scelte di un presidente, per quanto apparentemente controcorrente rispetto alla tradizione d’Oltralpe. C’è, soprattutto, il fatto che la ' laicissima' Francia, mai come oggi pressata dalle trasformazioni che hanno segnato l’inizio del millennio, si trova bruscamente a fare i conti con l’insostenibilità di una legge – quella del 1905 – nata a tavolino e figlia di un’epoca che, molto semplicemente, non c’è più.
  Paradossalmente, se ci si vuole allora chiedere dove sia l’origine dell’accoglienza riservata oggi a Benedetto XVI, bisogna scavare nel profondo malessere sociale che da anni sta attraversando il Paese.
  Bisogna entrare nel malessere infinito dei
sans- papiers.
  Bisogna tornare a Clichy­sous- Bois e a Parigi, a Rennes e a Rouen, e a Lilla, Digione, Tolosa, Marsiglia, Nizza, ovunque sono andate a fuoco le
banlieues
 diventate ghetto per quei milioni di immigrati, in buona parte islamici, costretti a vivere come cittadini di serie ' b'.
  Bisogna ripercorrere tutte quelle situazioni in cui l’ideale di '
liberté, fraternité, egalité',
 s’è dimostrato, all’atto pratico, solo un altro, vuoto, slogan occidentale.
  Sono i luoghi, e le situazioni, in cui la Francia ha visto sgretolarsi le proprie orgogliose certezze, e anche piuttosto velocemente. E nelle quali, guarda caso, la Chiesa, tra mille difficoltà a con mille sacrifici, è riuscita invece a entrare in profondità e a dare risposte; mostrando, a un tempo, cosa sia l’essere cristiani, e l’assurdità del voler mettere la fede da una parte, quasi fosse un ostacolo all’essere ' buoni cittadini'. Qualcosa che tanti francesi hanno visto molto bene, e capito.
  E di cui Sarkozy, in qualche modo, s’è fatto carico. Non è un caso se, ieri, le uniche, e poche, voci fuori dal coro, a protestare per il ' cedimento' della laicità, fossero tutte politiche. Ma questo era scontato.

 La Chiesa è entrata dove si sono sgretolate le orgogliose certezze del Paese d’Oltralpe.

SALVATORE MAZZA 

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sabato, settembre 06, 2008

Pedofilia via sms

Uno spot per dire no
 Al via campagna di Moige e Polizia

 « N
on accettare caramelle dagli sconosciuti», hanno sempre raccomandato le mamme ai loro figli. Oggi i ragazzini sono maestri nelle nuove tecnologie e i pedofili si sono adeguati. Altro che dolciumi: per attirare vittime innocenti nelle loro grinfie, gli 'orchi' moderni spesso inviano sms che propongono ricariche telefoniche gratis in cambio dell’invio di qualche foto intima. Quando non arriva anche la richiesta di appuntamento che trasforma l’insidia virtuale in pericolo reale. È per questo che il Movimento italiano genitori assieme alla Polizia delle comunicazione lancia una campagna per mettere in guardia ragazzi e genitori dalle 'caramelle avvelenate' che viaggiano impalpabili nell’etere. «Dite ai vostri figli di non accettare sms dagli sconosciuti», è lo slogan che passerà per radio, tv e annunci stampa. Che l’adescamento attraverso lo short message service sia un fenomeno in continua crescita lo dicono gli stessi dati della polizia postale: negli ultimi mesi ha individuato circa 300 minori tra gli 8 e i 14 anni coinvolti, arrestando 9 persone, denunciandone 16 e sequestrando 79 telefoni cellulari e 90 schede telefoniche. «Se è vero che il 96% degli adolescenti non può fare a meno del telefono cellulare – spiega il direttore della polizia postale, Domenico Vulpiani – il rischio di adescamento è tutt’altro che trascurabile. Prima il telefonino serviva solo a comunicare – aggiunge Vulpiani – ora i nuovi cellulari sono delle vere e proprie stazioni internet viaggianti in grado di inviare video e fotografie. Uno spot televisivo può quindi essere un modo utile per sensibilizzare i giovani sul rischio rappresentato dagli sconosciuti che, in cambio di una ricarica gratis, chiedono in cambio fotografie dei ragazzi contattati». Contro la pedofilia on line , fenomeno di dimensioni internazionali, la Polizia postale assicura di avere ottenuto «risultati straordinari, superiori persino a quelli degli Usa, sino ad arrivare all’aggiornamento quotidiano di una black list di siti proibiti». Per la presidente del Moige Maria Rita Munizzi «non bisogna mai abbassare la guardia di fronte al pericolo pedofilia e bisogna sempre essere vigili sui nuovi fronti.
  L’utilizzo da parte dei nostri figli di tutte le tecnologie a loro disposizione è di per se positivo, ma presuppone sempre che i genitori pongano la massima attenzione ad eventuali segnali di pericolo che dovessero». Lo spot è stato realizzato anche in una versione più lunga con Milly Carlucci come
testimonial:

 «Non accettare caramelle dagli sconosciuti – dice la show girl nel messaggio pubblicitario – gli sconosciuti sono pedofili e oggi le loro caramelle sono
sms, con richieste di foto oscene in cambio di una ricarica telefonica. Dite ai vostri figli di avvertirvi se ricevono sms dagli sconosciuti. E avvisate il 113». Lo spot andrà in onda su Sky e sul circuito Telesia (le tv a circuito chiuso negli aeroporti e nelle stazioni della metropolitana di Roma e Milano) dal 5 al 21 settembre che hanno concesso gratuitamente i passaggi. I promotori lanciano un appello a Rai e Mediaset affinché lo trasmettano anche sulle loro reti. «Perchè si può lanciare anche un ottimo messaggio pubblicitario – spiega l’ideatore dello spot Aldo Biasi - ma se lo vedono in pochi non serve a nulla». A seguire sono previste pianificazioni su radio nazionali, quotidiani nazionali e regionali e altre tv.

 Pubblicità in onda su Sky e circuito Telesia. Appello per farle trasmettere anche a Mediaset e Rai.

Luca Liverani

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sabato, settembre 06, 2008

«La nostra solidarietà alla Chiesa indiana» 
 

 U
n’onda di preghiera si è allargata dal­­l’Italia per raggiun­gere spiritualmente i cristia­ni dell’India. Un modo di­retto, ha spiegato il cardina­le Angelo Bagnasco, arcive­scovo di Genova e presiden­te della Cei, in un’intervista alla Radio Vaticana, per «e­sprimere la solidarietà più profonda ai nostri confratelli nella fede che stanno sof­frendo in modo particolare proprio per la fede, per la fe­deltà a Cristo e alla Chiesa». Un’onda che ha suscitato immediatamente gratitudi­ne e vicinanza, come ha ri­cordato il portavoce dell’e­piscopato indiano, padre Jo­seph Babu. «Siamo profon­damente riconoscenti alla Chiesa italiana per la solida­rietà dimostrataci nel dedi­care una giornata di pre­ghiera alla nostra gente». Ma soprattutto ha fatto toccare con mano quanto profonda sia la comunione che lega le comunità di tutto il mondo, per quanto geograficamen­te divise da migliaia di chi­lometri di distanza.
  Proprio su questa realtà si è soffermato, infatti, il cardi­nale Bagnasco nella sua in­tervista. «La solidarietà – ha ricordato il porporato – è l’a­nima della Chiesa stessa, perché esprime la Chiesa come comunione delle ani­me attorno a Cristo e in for­za di Gesù Cristo, nella stes­sa fede. Come ricorda l’apo­stolo Paolo, la Chiesa è un Corpo mistico. Quindi, quando un membro del cor­po soffre, tutti gli altri sof­frono
con lui». A chi gli faceva notare poi quanto il martirio sia pre­sente ancora oggi nella vita della Chiesa, il presidente della Cei ha risposto: «Il mar­tirio è parte essenziale della vita cristiana, fa parte della fede in Cristo Gesù, che è il grande Martire, Sal­vatore e Re­dentore del mondo con il dono del­la sua vita. Quindi, non è un ele­mento ac­cessorio,
ma è pro­prio costitu­tivo, nasce dalla fedeltà a Cristo e al­la Chiesa».
  La testimo­nianza cri­stiana
nel Vangelo, del resto, ha aggiunto l’arcivescovo di Genova, «può suscitare, co­me in tutte le epoche ha su­scitato e susciterà, una pre­sa di posizione o di acco­glienza, di simpatia e quin­di abbraccio della fede, nel­la libertà di tutti e di ciascu­no », oppure «l’indifferenza, il rifiuto, la repulsione e l’op­posizione, a volte purtrop­po anche violenta ai nostri giorni». «Da una parte – ha sottolineato Bagnasco – non ci scandalizziamo più di tan­to, non ci sorprendia­mo più di tanto dell’e­sistenza della perse­cuzione nel mondo, ma dall’altra ne soffriamo profonda­mente per­ché vorrem­mo proprio che la fede di tutti e le scelte reli­giose di tut­ti fossero vi­ste
con rispetto e accolte con rispetto profondo da parte di tutti e di ciascuno».
  Il cardinale ha quindi con­cluso con un ricordo di Ma­dre Teresa di Calcutta, dato che – volutamente – la Pre­sidenza della Cei ha scelto come data della Giornata di preghiera il 5 settembre, me­moria liturgica della beata così cara al popolo indiano. «Madre Teresa – ha detto – è un grandissimo esempio per l’India e per il mondo intero e ci ricorda che il modo mi­gliore, più efficace per ri­spondere alla persecuzione, oltre a dire che ciò è ingiusto, è quello dell’amore e del perdono».
  E anche nel nome della “pic­cola matita di Dio”, diocesi, parrocchie e aggregazioni laicali di tutta Italia si sono u­nite
nella preghiera e nel di­giuno. Da Milano a Roma, da Bergamo a Taranto, da Termoli-Larino a Piazza Ar­merina a Trani-Barletta-Bi­sceglie, è stato tutto un fio­rire di incontri, momenti di adorazione e Messe.
  Larghissima anche l’adesio­ne da parte delle aggrega­zioni laicali. Quella di Co­munione Liberazione è se­gnalata dal sito Internet del movimento, mentre un co­municato stampa rende no­to che incontri di preghiera si sono svolti in diverse città dove è presente la Comunità di Sant’Egidio. Analoga­mente hanno fatto l’Azione Cattolica, l’Associazione Co­munità Papa Giovanni XXIII di don Benzi, l’Aiuto alla Chiesa che soffre, il Forum delle Famiglie, il Copercom, Famiglia Cristiana e Piùvo­ce. net Cattolici in rete. L’In­dia davvero non è mai stata
così vicina.
 
M.M

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