Cristiani perseguitati in India
Nata da una divisione attuata con il pretesto di fornire di due Stati separati i seguaci delle due maggiori religioni dell’India al momento della fine del dominio britannico, l’Unione Indiana sembra avere oggi nella religione, o nel suo uso pretestuoso, un serio problema .
Con essa il partito del Congresso al potere, laicista e per vocazione teso a individuare nella fede degli indiani un elemento distintivo e di integrazione piuttosto che esclusivo e di divisione come vorrebbero gli agguerriti avversari del Bharatiya Janata Party (Bjp), fautori di un’India esclusivamente indù. Il rapporto della Commissione nazionale per le minoranze, inviata la settimana scorsa dal governo di Delhi in Orissa e Karnataka, ha evidenziato chiaramente la connessione tra i responsabili delle violenze anticristiane e la loro appartenenza socio-religiosa, oltre agli appoggi politici che hanno prima sostenuto e poi giustificato le loro azioni. Come sottolineato ancora lunedì in un’intervista dall’arcivescovo di Bangalore, Bernard Moras: «I responsabili delle violenze avranno le mani libere di agire se il governo dovesse incentivare la sensazione che le loro azioni resteranno impunite. Io definisco queste azioni peggiori del terrorismo che ricorre alle armi».
E proprio un secondo fronte di emergenza sta riemergendo con forza in queste settimane. Dopo la serie di esplosioni nella capitale New Delhi il 13 settembre, con i suoi 21 morti e il centinaio di feriti attribuita ai Mujaheddin dell’India; dopo il successivo scontro a fuoco in un sobborgo della capitale conclusosi con l’uccisione di due presunti terroristi islamisti e la cattura di un terzo, altri due fatti hanno posto ieri in massima allerta le forze di sicurezza e ravvivato il dibattito sull’applicazione di una specifica legislazione mirata a neutralizzare insieme agli indù radicali e ai musulmani jihadisti.
Una e-mail inviata a un quotidiano dello Stato nord-orientale di Meghalaya da un presunto esponente dei Mujaheddin dell’India ha avvisato che Lal Krishna Advani, uno dei leader storici del Bjp e capo dell’opposizione in Parlamento sarà assassinato se arriverà nello Stato per la prevista visita del 29 settembre. Un fatto che rischia di riaccendere l’astio contro i cristiani, che in Meghalaya sono il 70 % della popolazione. All’estremo meridionale del Paese, nel Tamil Nadu, il Lashkar-eTaiba, uno tra i gruppi più virulenti della galassia islamista in India, ha comunicato l’intenzione di colpire grandi centri religiosi induisti, come quelli famosissimi di Madurai e Rameshwaram, custodi di un induismo tradizionalista.
