mercoledì, febbraio 25, 2009

Attenzione ai furbi pedofili

Cambio di strategia da parte della pedofilia on-line: visti i rischi che corrono, ora non c’è più scambio in rete di file video, ma di file solo audio. I video seguiranno poi privatamente: è la denuncia dell’associazione Meter, diretta da don Ferdinando Di Noto, che ha diffuso oggi un comunicato in cui annuncia di avere individuato “una voragine di produzione di materiale”. Riportando alcuni brani degli audio intercettati, ad opera oltre tutto di “un soggetto che è stato segnalato da Meter già nel corso di febbraio”, don Di Noto sottolinea che si tratta di “brani in perfetta lingua italiana” anche se “sono stati segnalati numerosi ‘audio’ in altre lingue”. “Siamo ormai all’offerta audio di prodotti pedopornografici in più lingue che potranno essere in seguito spediti all’acquirente”, aggiunge. Secondo il direttore di Meter, “i pedofili si reputano impunibili e divulgano ogni cosa in ogni modo e con nuove strategia di comunicazione. L’appello è quindi di non abbassare la guardia”. L’associazione opera da anni in questo settore e ogni volta che intercetta ambienti pedofili e pedopornografici li segnala alle forze dell’ordine che possono così intervenire adeguatamente.

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sabato, febbraio 21, 2009

IX GIORNATA NAZIONALE DI RACCOLTA DEL FARMACO

La Carità vince la crisi”: 325.000 farmaci donati in

un solo giorno (+7,5% rispetto all’edizione 2008)

Si e chiusa con una raccolta di 325.000 farmaci (e un aumento

del 7,5%) la IX Giornata Nazionale di Raccolta del Farmaco, l'iniziativa organizzata dalla

Fondazione Banco Farmaceutico Onlus in collaborazione con la CDO Opere Sociali.

“Dona un farmaco a chi ne ha bisogno" e la proposta a cui hanno aderito due persone su tre dei clienti delle quasi 3.000 farmacie italiane coinvolte nell’iniziativa di sabato 14

Febbraio, donando un farmaco per la Fondazione Banco Farmaceutico e permettendo di raggiungere la significativa cifra di 325.000 farmaci donati, per un controvalore di 2.112.500 euro. Le donazioni delle aziende farmaceutiche contribuiranno ad aumentare sensibilmente il numero di farmaci raccolti.

I medicinali saranno donati agli oltre 1200 enti convenzionati che danno assistenza ogni giorno a oltre 400.000 persone indigenti.

Il Banco Farmaceutico e riuscito in pochi anni di attivita a coinvolgere attorno al gesto semplice della raccolta un numero sempre maggiore di persone e di associazioni, con la consapevolezza che si possa costruire una mentalita nuova partendo da atti concreti e da opere che educano alla carita cristiana.

" ‘Per poter sperare bisogna di aver ricevuto una grande grazia’, la grazia della certezza di

essere voluti bene ora, nel presente. Il successo della giornata di raccolta dimostra che c’è un popolo che non si chiude su se stesso ma che facendo la carità testimonia la ragionevolezza della speranza a partire da una positività ed una pienezza di senso che vincono la paura e la crisi. Un grazie di cuore va alle migliaia di persone che hanno donato i medicinali, ai farmacisti che hanno sostenuto economicamente l’iniziativa e ai 10.000 volontari che hanno presidiato le farmacie”, ha dichiarato Paolo Gradnik presidente della Fondazione Banco Farmaceutico Onlus.

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domenica, febbraio 15, 2009

Mons. Claudio Stagni e l'eutanasia

E' Dio che sa ricavare il bene anche dal male. Noi possiamo vincere il male con il bene, come ci invita S. Paolo. Cerchiamo anzitutto di reagire in modo positivo per non lasciarci travolgere dalla cultura di morte che avanza anche in Italia e per non rassegnarci mai di fronte al diffondersi del male. Perché c’è una cultura di morte che si sta imponendo: dalla legalizzazione dell’aborto, alla tolleranza verso la droga; dall’indifferenza per i morti sulle strade e sul lavoro, e ora all’introduzione dell’eutanasia.

La realtà nuova e grave è che in Italia si sia procurata la morte di una persona innocente con l’autorizzazione dello Stato.

Altra realtà grave, ma stavolta vecchia e già conosciuta, è che si sia giunto a questo attraverso il caso pietoso, sostenuto dal consueto concerto mediatico di menzogna e ipocrisia.

Infine si è fatto ricorso al solito sofisma: se uno non crede che la vita è dono di Dio, può farne quello che vuole; senza capire che la vita umana non può mai essere nella disponibilità dell’uomo per nessun motivo, perchè tutti nasciamo uguali e nessuno è superiore ad un altro. L’Italia che ha combattuto contro la pena di morte per i delinquenti ha approvato la condanna a morte di un innocente!

Si possono considerare tutti gli aspetti politici, giuridici, medici e umani come si vuole, ma resta il fatto gravissimo in sé: si è legittimata la soppressione di una vita innocente, mettendo la vita umana in potere degli uomini. Le ragioni per cui siamo arrivati a questo punto potranno essere esaminate, ma è stato sempre un caposaldo della nostra civiltà il rispetto della vita umana innocente, che ora è crollato, poco importa per quale ragione. L’importante per la lobby necrofila era incominciare. E chi potrà calcolare l’esempio negativo che questo gesto diffonderà in tante situazioni difficili, nelle quali tuttavia la nostra gente cercava di rispettare sempre la vita umana?

Fin qui gli aspetti negativi. Su altro versante tuttavia sono da rilevare anche aspetti positivi: pensiamo alla pietà (quella vera) che la vicenda ha suscitato, di fronte soprattutto alla fine drammatica a cui è stata sottoposta una creatura; le preghiere che sono state fatte per Eluana e la sua famiglia; la testimonianza di carità data dalle suore che l’hanno accolta per quindici anni e che ha fatto risaltare centinaia di casi simili, difficili e persistenti, che nel silenzio e nell’amore sono accompagnati dalle famiglie e da vari volontari; le riflessioni che sono state fatte sul valore della vita umana…

Va poi chiarito che anche se c’è una legittimazione giuridica di un fatto (per cui non sarà sottomesso a sanzione penale) resta intatta la sua gravità morale, per cui chi lo compie ne deve rispondere in coscienza davanti a Dio. L’effetto diseducativo di una disposizione civile in questo campo si aggiunge a quella sull’aborto, aumento il discredito sulla vita umana che soprattutto le personalità più fragili imparano subito, come da tempo è dato vedere.

Ma in ogni caso i cattolici non si rassegnano, e con più convinzione ancora dovranno sostenere il valore della vita umana utilizzando quegli argomenti di ragione che sono a disposizione di tutti, e che tutti possono comprendere. L’eutanasia non è un male perché lo dice la Chiesa; ma la Chiesa lo dice perché è un male, anche prima e anche a prescindere. Qualcuno riuscirà a farlo capire ai laicisti?

S. E. Mons. Claudio Stagni, vescovo di Faenza - Modigliana

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domenica, febbraio 15, 2009

Patti Lateranensi a 80 anni dalla firma
 Il discorso rivolto da Benedetto XVI ai partecipanti al convegno di studi promosso in occasio­ne dell’ottantesimo anniversario della fondazione del­lo Stato della Città del Vaticano.

L’incontro si è svolto nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vati­cano. 


 È
con vero piacere che rivolgo il mio cordiale sa­luto a tutti voi, organizzatori, relatori e parteci­panti al Convegno di studi promosso per cele­brare la ricorrenza dell’80° anniversario della fonda­zione dello Stato della Città del Vaticano. «Un piccolo territorio per una grande missione» è il tema sul qua­le si è soffermata la vostra attenzione, riflettendo in­sieme sul valore spirituale e civile che riveste questo piccolo Stato sovrano, posto interamente al servizio della grande missione af­fidata da Gesù Cristo al­l’apostolo Pietro e ai suoi Successori. Ringrazio il si­gnor cardinale Giovanni Lajolo non solo per l’in­dirizzo di saluto che a vo­stro nome mi ha rivolto, ma anche per l’impegno che egli e i suoi collabo­ratori del Governatorato
hanno profuso per solennizzare il significativo tra­guardo degli ottant’anni di esistenza e di attività dello Stato Vaticano.
 
Vivo compiacimento esprimo per le celebrazio­ni e per le diverse iniziative commemorative di questi giorni, tese ad approfondire e a far me­glio conoscere la storia e la fisionomia della Civitas Va­ticana.

  Essa, a ottant’anni dalla sua fondazione, costi­tuisce una realtà pacificamente acquisita, anche se non sempre ben compresa nelle sue ragioni d’essere e nei molteplici compiti che è chiamata a svolgere. Per chi opera quotidianamente a servizio della Santa Se­de o per chi vive nell’Urbe è un dato di fatto scontato che esista nel cuore di Roma un piccolo Stato sovra­no, ma non a tutti è noto che esso è frutto di un pro­cesso storico alquanto tormentato, che ne ha reso pos­sibile la costituzione, motivata da alti ideali di fede e da lungimirante consapevolezza delle finalità a cui do­veva soddisfare. Potremmo così dire che la ricorrenza, che giustifica il nostro odierno incontro, invita a guar­dare con più viva consapevolezza a quello che lo Sta­to
della Città del Vaticano significa ed è. Q uando si torna con la memoria all’11 febbraio del 1929, non si può fare a meno di ripensare con profonda riconoscenza a colui che dei Pat­ti Lateranensi fu il primo e principale artefice e protagonista, il mio venerato Predecessore Pio XI: e­ra il Papa della mia infanzia, al quale abbiamo guar­dato con tanta venerazione e amore. Giustamente in questi giorni è risuonato più volte il suo no­me, perché egli fu con lucida lungi­miranza e indomita volontà il vero fondatore e il primo co­struttore dello Stato della Città del Vaticano. Del resto, gli studi storici tuttora in corso sul suo pontificato ci fanno sempre più percepire la gran­dezza
di Papa Ratti, il quale guidò la Chie­sa nei difficili anni fra le due guerre mondiali.
  Con mano ferma egli die­de forte impulso all’azione ecclesiale nelle sue molteplici dimensioni: pensiamo all’espan­sione
missionaria, alla cura per la forma­zione dei ministri di Dio, alla promozione dell’attività dei fedeli laici nella Chiesa e nella società, all’intenso rapporto con la comunità civile. Durante il suo ponti­ficato il 'Papa Bibliotecario' dovette misurarsi con le difficoltà e le persecuzioni che la Chiesa subiva in Pae­si quali il Messico e la Spagna e con la lotta che ad es­sa portarono i totalitarismi – nazionalsocialismo e fa­scismo – sorti e consolidatisi in quegli anni. In Ger­mania è indimenticata la sua grande Enciclica Mit brennender Sorge, come forte segnale contro il nazi­smo. Si rimane davvero ammirati di fronte all’opera
saggia e forte di questo Pontefice, che per la Chiesa volle solo quella libertà che le permettesse di svolgere integralmente la sua missione. Anche lo Stato della Città del Vaticano, sorto a seguito dei Patti Lateranen­si e in particolare del Trattato, fu considerato da Pio XI uno strumento per garantire la necessaria indipen­denza da ogni potestà umana, per dare alla Chiesa e al suo Supremo Pastore la possibilità di adempiere pie­namente al mandato ricevuto da Cristo Signore. Quan­to poi questa piccola, ma completa realtà statuale fos­se utile e benefica per la Santa Sede, per la Chiesa, co­me pure per Roma e il mondo intero, lo si vide appe­na dieci anni dopo, allorquando scoppiò la seconda guerra mondiale, una guerra che arrivò con le sue vio­lenze e sofferenze fino alle porte del Vaticano.
 
i può allora affermare che lun­go gli otto decenni della sua e­sistenza, lo Stato Vaticano si è dimostrato uno strumen­to duttile e sempre all’al­tezza delle esigenze che ad esso ponevano e continuano a porre sia la missione del Pa­pa, sia i bisogni della Chiesa, sia le sempre mutevoli condizioni della società. Proprio per questo, sotto la guida dei miei venerati Prede­cessori – dal servo di Dio Pio XII a Papa Giovanni Paolo II –, si è realizzato, ed ancor oggi si attua sot­to gli occhi di tutti, un costante adegua­mento delle norme, delle strutture e dei mezzi di que­sto singolare Stato edificato intorno alla Tomba dell’A­postolo Pietro. Il significativo anniversario, che in que­sti giorni stiamo commemorando, è dunque motivo di profondo ringraziamento al Signore, che guida le sor­ti della sua Chiesa nelle vicende spesso turbolente del mare della storia, ed assiste il suo Vicario in terra nel­lo svolgimento del suo ufficio di Christianae religionis summus Antistes. La mia gratitudine si estende a quan­ti sono stati in passato e sono oggi protagonisti della vita dello Stato della Città del Vaticano, alcuni noti, ma
molti altri sconosciuti nel loro umile e prezioso servizio. Ai membri del­l’attuale comunità di vita e di lavoro del Governatorato e delle altre strut­ture dello Stato va il mio pensiero ri­conoscente, interpretando così i sen­timenti dell’intero popolo di Dio. Al­lo stesso tempo, vorrei incoraggiare coloro che operano nei diversi uffici e servizi vaticani a svolgere le loro mansioni non solo con onestà e com­petenza professionale, ma anche con una sempre più viva consapevolezza che il loro lavoro costituisce un prezioso servizio alla causa del Regno di Dio.
 
La Civitas Vaticana è in verità un punto quasi in­visibile sui mappamondi della geografia mon­diale, uno Stato minuto ed inerme privo di eser­citi temibili, apparentemente irrilevante nelle grandi strategie geopolitiche internazionali. Eppure, questo presidio visibile dell’assoluta indipendenza della San­ta Sede, è stato ed è centro di irradiazione di una co­stante azione a favore della solidarietà e del bene co­mune. E non è forse vero che proprio per questo da o­gni parte si guarda a questo piccolo lembo di terra con grande attenzione? Lo Stato Vaticano, che racchiude in sé tesori di fede, di storia, di arte, custodisce un patri­monio prezioso per l’umanità intera. Dal suo cuore, do­ve presso la tomba di san Pietro abita il Papa, si leva un incessante messaggio di vero progresso sociale, di speranza, di riconciliazione e di pace. Ora, questo no­stro Stato, dopo aver solennemente ricordato l’80° an­niversario della sua fondazione, riprende il cammino con più forte slancio apostolico. Possa la Città del Va­ticano essere sempre più una vera «città sul monte», luminosa grazie alle convinzioni e alla generosa dedi­zione di quanti vi operano al servizio della missione ecclesiale del Successore di Pietro. Con tale auspicio, mentre invoco la materna protezione di Maria, l’in­tercessione dei Santi Pietro e Paolo e degli altri marti­ri che con il loro sangue hanno reso sacro questo suo­lo, imparto volentieri la mia benedizione a voi tutti qui convenuti, estendendola con affetto alla grande fami­glia dello Stato della Città del Vaticano.

 Benedetto XVI

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sabato, febbraio 07, 2009
Il Vaticano: «Williamson ritratti»
«Le posizioni di Mons. Williamson sulla Shoah - afferma la nota della segreteria di Stato - sono assolutamente inaccettabili e fermamente rifiutate dal Santo Padre, come Egli stesso ha rimarcato il 28 gennaio scorso quando, riferendosi a quell'efferato genocidio, ha ribadito la Sua piena e indiscutibile solidarietà con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza, e ha affermato che la memoria di quel terribile genocidio deve indurre «l'umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell'uomo», aggiungendo che la Shoah resta «per tutti monito contro l'oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti».
«Il Vescovo Williamson, per una ammissione a funzioni  episcopali nella Chiesa - aggiunge la nota - dovrà anche prendere in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni riguardanti la Shoah, non conosciute dal Santo Padre nel momento della remissione della scomunica».
Nella nota la Segreteria di Stato chiarisce anche «alcuni aspetti della vicenda». Anzitutto «la remissione della scomunica». Il Decreto della Congregazione per i vescovi, si legge nella nota, «è stato un atto con cui il Santo Padre veniva benignamente incontro a reiterate richieste da parte del superiore generale della Fraternità San Pio X. Sua Santità ha voluto togliere un impedimento che pregiudicava l’apertura di una porta al dialogo. Egli ora si attende che uguale disponibilità venga espressa dai quattro vescovi in totale adesione alla dottrina e alla disciplina della Chiesa».
E inoltre che «per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X è condizione indispensabile il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI».
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