venerdì, aprile 24, 2009
IL RAPPORTO ISTAT
Alcol, è allarme tra i giovanissimi
Sbornia del sabato per 9 su 10
Consumi giornalieri non moderati, "'binge drinking" (più di sei bevande alcoliche in un'unica occasione), bevute fuori pasto. Sono quasi otto milioni e mezzo gli italiani a rischio alcol, che bevono più di tre unitàalcoliche al giorno (per gli uomini) e più di due (per le donne), secondo il rapporto Istat 2008 su Uso e abuso di Alcol in Italia. Ed è allarme giovani: oltre il 17% degli under 15 ha consumato almeno una bevanda alcolica nel 2008, in particolare il 19,7% dei maschi e il 15,3 delle femmine, mentre già a partire dai 18-19enni i valori di consumo sono prossimi alla media della popolazione, cioè il 74,7% dei maschi e il 58% delle donne.

Il consumo di alcol in Italia cambia poi faccia. Se è stabile la diffusione numerica negli ultimi dieci anni, stanno cambiando radicalmente le modalità di consumo, soprattutto tra i più giovani, con la crescita dell'abitudine di bere fuori pasto e il raddoppio del consumo di superalcolici ai danni dei "classici" vino e birra. 

9 giovani su 10 a caccio di sballo «low cost». Bevono quello che capita purché a basso costo pur di raggiungere lo sballo: sono ormai nove su dieci gli adolescenti che nel fine settimana si ubriacano in discoteca o nei pub, molti hanno meno di 18 anni. L'allarme è nei dati presentati oggi a Roma, nella giornata per la prevenzione dell'alcolismo, nel convegno organizzato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss) in collaborazione con ministero del Welfare e Organizzazione Mondiale della Sanita (Oms). "Non sono mai stati così tanti i giovani attratti dall'alcol", ha detto il presidente della Società Italiana di Alcologia, Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol e del Centro per la ricerca sull'alcol dell'Oms.

I dati, raccolti negli ultimi dieci anni, indicano che beve per ubriacarsi il 64,8% dei ragazzi e il 34% delle ragazze. Fra questi i minorenni (fra 11 e 18 anni) sono sempre di più (42% dei ragazzi e 21% delle ragazze) e sono più numerosi rispetto ai ragazzi più grandi (19-24 anni). Fra questi ultimi, infatti, ad ubriacarsi sono il 19% dei maschi e il 9% delle femmine. Dopo i 25 anni le percentuali scendono al 7,5% dei maschi e al 5,5% delle femmine. Per raggiungere lo sballo si bevono in media da quattro (tre per le ragazze) a sei bicchieri.

Un giovane su 4 guida dopo aver bevuto troppo. Nella ricerca emerge anche un altro dato allarmante: il 18% dei guidatori abituali (persone di 18 anni e più che guidano l'auto almeno qualche volta alla settimana) ha un comportamento di consumo a rischio rispetto all'alcol, mentre la quota è pari a 11,9% tra chi usa la macchina occasionalmente o non guida. Per i giovani maschi tra i 24 e 25 anni, che guidano abitualmente, la percentuale di quelli "a rischio" sale al 26,1%.

"Avvenire"


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sabato, aprile 18, 2009
Papa e Aids
La Santa Sede replica alle critiche del Belgio
La Santa Sede prende atto «con rammarico» e «deplora» la decisione «inconsueta» compiuta dal governo belga, su mandato del Parlamento, di protestare formalmente contro quanto detto dal Papa riguardo all’uso del preservativo per combattere l’Aids. Lo ha reso noto un comunicato della Segreteria di Stato rilasciato nella tarda mattinata di ieri dalla Sala Stampa vaticana.
«L’ambasciatore del Regno del Belgio – si legge nel comunicato pubblicato con evidenza sull’edizione odierna dell’Osservatore romano – dietro istruzioni del ministro degli Affari esteri, ha fatto parte al segretario per i rapporti con gli Stati della risoluzione con cui la Camera dei rappresentanti del proprio Paese ha chiesto al governo belga di “condannare le dichiarazioni inaccettabili del Papa in occasione del suo viaggio in Africa e di protestare ufficialmente presso la Santa Sede”». L’incontro tra l’arcivescovo Dominique Mamberti e l’ambasciatore Frank E. de Coninck – si specifica nel testo della Segreteria di Stato – si è svolto mercoledì scorso. La risoluzione parlamentare in questione era stata adottata il 2 aprile con 95 voti a favore, 18 voti contrari e 7 astensioni (su 150 membri della Camera) ed era stata votata da gran parte dei partiti belgi, eccetto il partito di estrema destra Vlaams Belang e i nazionalisti della Nuova alleanza fiamminga.
Il testo, proposto dalla commissione affari esteri della Camera, era stato tuttavia stemperato su richiesta dei cristiano-democratici fiamminghi del premier Herman Van Rompuy. La formulazione originaria, che definiva «affermazioni pericolose e irresponsabili» quelle pronunciate dal Papa il 17 marzo durante il volo che lo portava in Africa, era stata sostituita da «affermazioni inaccettabili».
Questo pronunciamento del Parlamento belga aveva provocato lo «stupore» del direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Da parte loro i vescovi belgi, esprimendo «rammarico» per la posizione espressa dalla Camera dei deputati, avevano detto di «sperare che con l’avvicinarsi della Pasqua, la polemica emotiva possa smorzarsi».
Ma non è stato così, visto che la protesta formale è arrivata tre giorni fa in Vaticano. Di qui la risposta, piccata, della Santa Sede. «La Segretaria di Stato – si legge nel comunicato rilasciato ieri – prende atto con rammarico di tale passo, inconsueto nelle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Regno del Belgio. Deplora che una Assemblea parlamentare abbia creduto opportuno di criticare il Santo Padre, sulla base di un estratto d’intervista troncato e isolato dal contesto, che è stato usato da alcuni gruppi con un chiaro intento intimidatorio, quasi a dissuadere il Papa dall’esprimersi in merito ad alcuni temi, la cui rilevanza morale è ovvia, e di insegnare la dottrina della Chiesa». La nota vaticana entra quindi nel merito della questione, e spiega: «Come si sa, il Santo Padre, rispondendo ad una domanda circa l’efficacia e il carattere realista delle posizioni della Chiesa in materia di lotta all’Aids, ha dichiarato che la soluzione è da ricercare in due direzioni: da una parte nell’umanizzazione della sessualità e, dall’altra, in una autentica amicizia e disponibilità nei confronti delle persone sofferenti, sottolineando anche l’impegno della Chiesa in ambedue gli ambiti. Senza tale dimensione morale ed educativa la battaglia contro l’Aids non sarà vinta».
Nel comunicato rilasciato ieri si va aldilà della protesta nei confronti dell’inedita iniziativa belga e si ricorda che «mentre, in alcuni Paesi d’Europa», si è scatenata «una campagna mediatica senza precedenti sul valore preponderante, per non dire esclusivo, del profilattico nella lotta contro l’Aids, è confortante constatare che le considerazioni di ordine morale sviluppate dal Santo Padre sono state capite e apprezzate, in particolare dagli africani e dai veri amici dell’Africa, nonché da alcuni membri della comunità scientifica». A questo proposito la nota della Segretaria di Stato cita una recente dichiarazione della Conferenza episcopale regionale dell’Africa dell’Ovest (Cerao): «Siamo grati per il messaggio di speranza che [il Santo Padre] è venuto ad affidarci in Camerun e in Angola. È venuto ad incoraggiarci a vivere uniti, riconciliati nella giustizia e la pace, affinché la Chiesa in Africa sia lei stessa una fiamma ardente di speranza per la vita di tutto il continente. E lo ringraziamo per aver riproposto a tutti, con sfumatura, chiarezza e acume, l’insegnamento comune della Chiesa in materia di pastorale dei malati di Aids». Con buona pace del Parlamento belga.
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sabato, aprile 18, 2009

Giovane coppia fra i poveri di Mumbay

L’India degli slum e dei bambini di strada

Maddalena Guazzolini e Damiano Cavina sono due giovani sposi che hanno pensato di dedicare due anni della loro vita a servizio dei poveri. Dopo un’esperienza in Eritrea, da qualche mese si sono messi a disposizione dei poveri e dei bambini di strada di Mumbay (nuova denominazione della città di Bombay). Da questa enorme città ci hanno inviato la testimonianza che pubblichiamo.

“Bombay è l’ombelico del mondo. Già, come fare a testimoniare l’esperienza di vivere in una città con 16 milioni di abitanti? In una città centro economico-industriale dell’India (e solo per poco non politico)? In una città che è un centro culturale cinematografico, letterario e artistico? Come testimoniare la dura vita lavorativa del cittadino? Resa ancora più dura da autobus e treni talmente affollati che l’assenza delle porte consente ad almeno 7 persone di viaggiare con il piede su un gradino e totalmente sporti fuori dal veicolo. Bus che sfreccia in un traffico allucinante? Bhè, a tutto questo ci si abitua, ma si rimpiangono spazi vitali e natura.

I nostri servizi ci impegnano in due diverse realtà: in uno “slum” (baraccopoli) e in una struttura per bambini di strada. Come AMI (Associazione Missionaria Internazionale di cui siamo membri e che ha sede a Faenza) appoggiamo la chiesa locale e le strutture esistenti e operanti nel territorio. In questo caso noi collaboriamo con i padri verbiti nello slum e i salesiani nella struttura per ragazzi di strada.

I nostri servizi sono essenzialmente di natura educativa. Se nello slum insieme a un insegnante locale cerchiamo di insegnare inglese, con i ragazzi di strada gli si da un sostegno nel fare i compiti e nell’approfondire la conoscenza dell’inglese.

Sono due realtà molto stimolanti e diverse. I ragazzi di strada sono bambini dagli 8 ai 16 anni. Approdano alla struttura dopo una fuga (o scacciata) da ambienti famigliari difficili, aver attraversato molti stati e guadagnando quello che possono come possono. A volte hanno un passato di tossicodipendenza da ‘droghe dei poveri’, a volte sono semplicemente in ricerca di un modo per vivere, ma di certo tutti quelli che arrivano a Bombay hanno il sogno della città della loro salvezza e futura stabilità. Ma questo sogno costa un prezzo molto alto: in questo viaggio perdono identità, rapporti famigliari e figure di riferimento. I fortunati che entrano nella struttura ricevono istruzione, la possibilità di costruirsi un futuro e una rete di relazioni.

E poi ci sono i bambini dello slum. Lo slum è un insieme di baracche messe su con legno e cartone e costruite da persone in cerca di lavoro e proveniente dai villaggi lontani dalle grandi città. Aiutiamo la maestra e poi noi stessi abbiamo un’ora in cui con giochi, canti e attività cerchiamo di insegnargli un po’ di inglese. Un mese fa mentre facevamo attività con i bambini, sono arrivate le ruspe del comune di Bombay e hanno demolito  le loro capanne. Essi infatti abitano su un terreno del comune irregolarmente. E’ una situazione molto diffusa: c’è bisogno di bassa manovalanza,  ma non ci sono alloggi a basso prezzo. E’ stato molto penoso vedere donne e bambini che portavano via le loro poche cose mentre demolivano le baracche e intanto ci salutavano e con un sorriso ci mostravano cosa accadeva. Noi nella nostra impotenza abbiamo capito cos’è il coraggio, proprio dai bambini. In tutto questo ci siamo noi. Camminiamo per le strade e se da un lato vediamo tanta gente che non ce la fa, dall’altro ce né tanta (compresi noi) che abbiamo troppo.

Dove sta l’unità? Posso dire che questa esperienza che ci da tanto, ci insegna principalmente a non giudicare gli altri: magari non capisci cosa dicono, magari non possono comportarsi diversamente da così e tu sei lontano molti km dalla loro cultura. Allo stesso tempo ci insegna anche ad avere un ‘occhio di pesce’ (una vista a 360° come diceva un insegnante) che ti aiuta a considerarla vita da molteplici punti di vista , perché il tuo per fortuna e per sfortuna, è solo uno di tanti punti di vista”.

Maddalena e Damiano saranno presenti all’assemblea dell’AMI convocata presso la casa Padre Daniele a Faenza, domenica 19 aprile.

 

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domenica, aprile 12, 2009
Buona Pasqua a tutti e un augurio speciale a coloro che soffrono in Abruzzo! 
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