sabato, giugno 27, 2009

IL DESTINO DEI TRE BAMBINI di JACKSON FINIRÀ NELLE MANI DEL GIUDICE 
 Con la morte della popstar, si apre un’ulteriore ferita nei tre figli di Michael Jackson. Il destino dei bambini – Prince Michael, 12 anni, Paris, 11 anni, e Prince Michael Two, 6 anni, soprannominato Blanket – che finora hanno vissuto tra Dubai, l’Irlanda, Las Vegas, il Bahrein, finirà probabilmente per essere deciso da un giudice. Prince e Paris sono figli di Jackson e dell’infermiera Debbie Rowe che aveva sposato il cantante nel 1996 e poi aveva divorziato. Prince Due alias Blanket, nato da una madre in affitto, era diventato «famoso» a pochi mesi: il padre lo aveva mostrato agli ammiratori pericolosamente sospeso nel vuoto all’esterno di un balcone del suo albergo di Berlino. Il mondo in cui hanno vissuto finora i figli di Jackson è un riflesso deformato dell’infanzia che il loro papà avrebbe voluto avere. Un mondo in cui i giocattoli arrivavano come per magia ogni giorno e che includeva visite a mezzanotte in musei e parchi di divertimento di tutto il mondo. Fino a ieri.

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sabato, giugno 27, 2009

Ecco la scuola del rigore.
Ora una strategia per i perdenti
 
 
 Che sarebbero finiti gli anni delle vacche grasse per i lavativi il ministro l’aveva detto chiaro e tondo fin da settembre. Basta con le promozioni facili, con la condotta separata dal profitto, basta con gli aiutini garantiti a sanare carriere scolastiche tirate a campare. Basta con la tirannia dei bulli e la dittatura dei pelandroni: non ci sarebbero stati sconti. Ma che l’epilogo fosse di queste proporzioni era difficile indovinarlo.
  Alle superiori la strage ha colpito quasi un ragazzo su due: il 42,2 per cento degli studenti - la cifra comprende bocciati e
indebitati – non è stato promosso. È vero, gran parte delle carriere sono state stroncate sul nascere, sulla soglia del biennio dei licei, un tempo i gioielli del nostro ordinamento scolastico, i luoghi di crescita e tirocinio della classe dirigente del Paese. Ma non di meno impressionano i numeri dei non ammessi alla maturità, i 29mila ragazzi che oggi non si cimenteranno con la prova d’italiano, e dei respinti dalla scuola media. Dove, per concludere il preoccupante balletto delle cifre, i bocciati fanno un esercito di 70mila. Un piccolo esercito che non sembrava possibile mettere insieme. La «scuola buonista del ’68», spiega il ministro dell’Istruzione, è stata archiviata.
 
Benissimo. Le storture della promozione per tutti le abbiamo patite per decenni tra i banchi e sulle cattedre, nelle università e nello scadimento qualitativo di tante professioni. Tuttavia i numeri oggi hanno un’evidenza talmente marcata, tanto più nella scuola dell’obbligo, da non permettere che si archivi con serenità e sollievo il 2009 come l’anno in cui, semplicemente, il lassismo ha ceduto il passo al rigore.
  Perché dietro le percentuali e la freddezza dei numeri ci sono la faccia e la vita dei tanti, che sono finiti – e, spesso, si sono messi – fuori gioco. Con buoni, forse ottimi motivi didattici: gli undicenni, i dodicenni incapaci d’italiano e matematica, asini in scienze, per di più bulli sfacciati e teppisti a tutte le ore. Insostenibili per chiunque. Altre domande inquietano perché una bocciatura non è la fine del mondo ma una bocciatura di massa, tanto più nel tempo dell’obbligo, è un segnale allarmante, che torna a sottolineare un’emergenza e un fallimento educativi nelle scuole oltre che in tante famiglie.
  Dove finiscono, poi, questi ragazzini? I disturbatori per passione oltre che per professione 'studentesca', tollerati più
per timore che per decisione? Liberi da simili pesi morti gli insegnanti potranno un altr’anno svolgere più agilmente i programmi, ma quelle facce e quelle vite restano comunque sospese. Qual è il destino degli ultimi della classe? Chi se li accollerà? Il dubbio è che il rigetto scolastico non possa contare su anticorpi sociali e familiari, su dosi adeguate di scuola di recupero per quelli che – senza distinzione di censo – credono alla vita facile e pure la esigono. La scuola dell’obbligo non può bocciare, sosteneva don Milani proprio negli anni in cui dalla scuola autoritaria e selettiva si sarebbe passati a quella spesso esautorata di ogni forza educativa. E non era certo il priore dalla parte dell’istruzione all’acqua di rose: credeva fermamente, lui, in una scuola dura e senza frottole buoniste, che avendo portato avanti tutti non aveva più bisogno di bocciare. Con grande energia e forza profetica a Barbiana lui quella scuola l’aveva realizzata. Noi, peccato, possiamo solo continuare ad augurarcela, senza stancarci di ripetere che la vita e la crescita dei fuori gioco e di quelli che restano indietro ci sta a cuore.

ROSSANA SISTI

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sabato, giugno 20, 2009

Indagine Censis sui giovani

Una società lassista, dove tutto è consentito. È la trasgressione oggi non scandalizza più nessuno, anche se vorrebbero più severità. È la società di oggi vista dai ragazzi dai 18 ai 30 anni nell’ultima indagine del Censis svolta su un campione di 450 giovani. Secondo l’indagine, «se esiste ancora un richiamo collettivo condiviso è il primato del soggetto. Il criterio di legittimità del comportamento è la scelta individuale.Vince il gioco virtuale dell’affermazione di sè». Rispetto a questo dato, però, il 67% ritiene che la società esprima una debole condanna per i comportamenti considerati «riprovevoli», come l’imprenditore affermato che usa lavoratori in nero, il professore universitario che fa carriera con i concorsi truccati o la donna che usa il proprio corpo per fare carriera. Oggi i giovani pensano che avere successo nella vita significa realizzare le proprie aspirazioni (37,9%), ma anche fare qualcosa di utile per gli altri (26%) e essere se stessi (25%). Ma il modello vincente che la società propone è quello diventare ricchi e famosi (lo pensa il 31% degli intervistati). Tra i comportamenti, sostiene il Censis, il tempo libero si accompagna ad un alta gamma di azioni fortemente a rischio. Il sabato sera si registra il picco di giovani che dichiarano di aver bevuto alcol (l’86% circa a fronte del 3,9% dei ragazzi che bevono, ad esempio il lunedì). «Tutto è consentito - ha spiegato il presidente Censis, Giuseppe De Rita - a chi pensa a esaltare se stesso». Questo lungo ciclo della «coazione a essere se stessi» e del «solipsismo etico (cioé decido io cosa è bene è cosa è male) è cominciato 40 anni fa: «è un ciclo destinato a un silenzioso sfarinamento, pechè il solipsismo finisce per distruggere se stesso come 'principe del mondo'».
 

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martedì, giugno 16, 2009
Il segreto dell’esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive.
(Fëdor Dostoevskij)
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domenica, giugno 07, 2009

Non insegnate ai bambini ma coltivate voi stessi il cuore e la mente. Stategli sempre vicini date fiducia all'amore.... (Giorgio Gaber)

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sabato, giugno 06, 2009

Sosteniamo l'impegno europeo di Magdi Cristiano Allam

Ho potuto toccare con mano come ormai in questa nostra Italia se non sei a favore dell'aborto, dell'eugenetica e dell'eutanasia; se affermi la fede nella sacralità della vita, il rispetto della dignità della persona, la centralità della famiglia naturale, l'imperativo della crescita della natalità; se citi le radici giudaico-cristiane, i valori e l'identità che sostanziano l'Europa, le regole che corrispondono a diritti e doveri per tutti; se non sei nichilista, relativista, islamicamente corretto, laicista, buonista e multiculturalista sostenendo che tutto e il contrario di tutto è vero, buono e bello a prescindere dai contenuti e dalle finalità; se non condanni aprioristicamente Israele, gli ebrei e il sionismo; se non ti schieri pregiudizialmente contro il cristianesimo, la Chiesa e il Papa, sei fondamentalista, oscurantista, illiberale, razzista e guerrafondaio. Ebene non voglio più prestarmi a legittimare con la mia presenza la schiera degli aspiranti suicidi della nostra nazione e civiltà, purtroppo consistente in seno alla classe politica, alla magistratura, al mondo dell'informazione e dell'istruzione, nonché nelle differenti chiese cristiane.
A costoro dico: svegliatevi dal sonno della ragione, guardate in faccia la realtà dei fatti senza mistificarla con filtri ideologici, vogliamoci del bene assumendoci le responsabilità di realizzare l'interesse generale, facendo ciò che serve per riscattarci e prevenire il tracollo fintantoché siamo in tempo.
Teniamo presente la lezione della storia: gli imperi e le civiltà sono finiti per cause endogene, quando è venuta meno la solidità del tessuto economico, sociale, culturale e valoriale; quando gli autoctoni hanno smesso di fare figli e a percepirsi come comunità rincorrendo i miti dell'individualismo, dell'edonismo, del materialismo e del consumismo, anteponendo la dimensione dell'avere rispetto a quella dell'essere; quando si è elargito a piene mani diritti e libertà a tutti senza chiedere in cambio l'ottemperanza dei doveri e il rispetto delle regole, riducendo la cittadinanza a un pezzo di carta straccia del tutto priva di un comune collante identitario e valoriale; quando essenzialmente hanno perso l'anima, cosificando la persona e appiattendo la felicità alla rincorsa spasmodica e ossessiva di beni materiali.
Se ci guardiamo attorno constatiamo che il suicidio delle nazioni e della civiltà europea è già in atto. Nel 2020 in modo formalmente democratico il parlamento olandese, forte di una maggioranza di musulmani, potrebbe proclamare la nascita della Repubblica Islamica d'Olanda. La Gran Bretagna si è a tla punto sottomessa al terrorismodei taglia-lingua islamici in doppio petto che il primate della Chiesa anglicana, l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, e il capo del sistema giudiziario, Lord Nicholas Addison Phillips, hanno legittimato la sharia e ne chiedono l'adozione nel codice britannico, mentre migliaia di tribunali islamici sul territorio nazionale hanno già promulgato decine di migliaia di tribunali islamici sul territorio nazionale hanno già promulgato decine di migliaia di sentenze ispirate dal Corano. Nel sud della Francia i musulmani rappresentano la quota maggioritaria tra i giovani e in alcuni centri ci sono più moschee che chiese. In Italia la procura di Milano non ha visto, non ha sentito e non ha parlato quando migliaia di islamici hanno occupato piazza del Duomo lo scorso 3 gennaio. Ovunque in Europa se viene oltraggiato l'islam, Maometto e il Corano ci si indigna e si condanna; ma solo nel caso in cui si oltraggia il cristianesimo, la Chiesa e il Papa lo si ascrive alla libertà d'espressione. In Europa gli autoctoni fanno più figli a un livello inferiore alla soglia di mantenimento della popolazione, che è del 2,1 per cento, e laddove si realizza l'equilibrio demografico lo si deve esclusivamente al più alto tasso di natalità di musulmani. L'Italia è il Paese con il più basso indice di natalità, l'1,18%, che significa che si 100 madri e 200 genitori nascono solo 118 figli, un dato che evidenzia la lacuna sia nel pareggiareil livello demografico sia nel garantire la sopravvivenza dello stato sociale. Ecco perché Gheddafi ha sostenuto che l'Europa diventerà islamica senza doverla sottomettere con le guerre ma grazie alla prolificità delle donne musulmane.
E' stato Benedetto XVI, quando nel 2004 era ancora il cardinale Ratzinger, a parlare di un ''Occidente che odia se stesso'', perché più incline ad assecondare le istanze altrui che a difendere la propria fede, cultura e valori. Gesù ci ha insegnato ''ama il prossimo tuo come te stesso'', dove l'amore per il prossimo e l'amore per se stessi vanno di pari passo, nella consapevolezza che solo si ha l'amore lo si può donare. La nostra è invece un'Europa che si illude di poter amare il prossimo odiando se stessa. Il risultato è il suicidio e la resa. Noi ci preoccupiamo degli altri ma non ci occupiamo di noi stessi. Permettiamo agli altri di fare ciò che noi non facciamo. E se lo fanno gli altri facciamo finta che non sia successo nulla di grave, li giustifichiamo e talvolta li sosteniamo nella loro violazione della legalità; ma se lo dovessimo fare noi ci auto-incolperemmo dei peggiori crimini e consideremmo giuste le condanne che fioccherebbero dal mondo intero.
Ecco perché è fondamentale che ci possa essere una corretta rappresentazione della realtà che un'informazione eticamente concepita può esprimere nel momento in cui privilegia il bene comune rispetto alal faziosità dilagante per ragioni ideologiche, politiche o più banalmente commerciali. Se sarò eletto nel Parlamento Europeo mi impegnerò affinché l'informazione corretta e responsabile sia accreditata come diritto-dovere dei cittadini. Se in partenza si mistificano i fatti noi non potremo mai individuare il valore del bene comune né realizzare l'obiettivo dell'interesse nazionale.
Proprio perché l'informazione svolge un ruolo vitale in seno alla nostra società e nel nostro mondo globalizzato come istituzione centrale sul piano dell'informazione e della formazione, è legittimo che al pari di altre istituzioni che operano in quest'ambito corrisponda alla sua funzione e alla sua finalità.

Magdi Cristiano Allam

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