lunedì, agosto 31, 2009

Quei docenti ingiustamente "dimezzati"

Come noto, il Tar Lazio, nella sentenza pubblicata poco prima di Ferragosto, ha stabilito che l’insegnante di religione non può partecipare a pieno titolo agli scrutini scolastici, né può far conseguire crediti formativi agli studenti avvalentisi, per presunta disparità di trattamento nei confronti di quelli non avvalentisi, dato che «lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un titolo formativo nelle proprie confessioni (islamica, ebrea, cristiane, di altro tipo) ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione in etica morale pubblica». Insomma, un insegnante a metà (come il visconte di Calvino). È evidente qui la volontà di depotenziare dall’interno l’insegnante di religione, vista l’impossibilità di sopprimerlo come figura ormai presente nel panorama scolastico italiano, grazie all’art. 9 del Concordato, che prevede espressamente l’ora di religione cattolica nelle scuole pubbliche e la cui legittimità è stata riaffermata più volte dalla Corte Costituzionale (specie con la pronuncia 203 del 1989). Ma se è legittima la presenza dell’insegnante di religione cattolica nella scuola pubblica, allora la sua attività educativa e valutativa deve essere quella di tutti gli altri insegnanti.

La sentenza adotta una concezione solo intimistica del fenomeno religioso ed un principio di laicità inteso nel senso che le varie confessioni debbano avere uno stesso identico trattamento e rilevanza nell’ambito dell’ordinamento giuridico. In realtà, la garanzia da parte dello Stato per l’aspetto religioso, in un regime di pluralismo, ben può assumere intensità differenti, in ragione dei contenuti e della cultura religiosa di riferimento, come dimostra il fatto che la presenza dell’ora di religione cattolica nella scuola pubblica (a differenza di altre confessioni), è stata motivata sotto un duplice aspetto: a) «il valore della cultura religiosa» in quanto tale, formativo di per sé; b) «tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano», quale elemento specifico della religiosità cattolica in Italia (Legge 121/1985 e protocollo addizionale).

La sentenza fa poi applicazione del principio di non discriminazione: gli studenti sarebbero «indotti a rinunciare alle scelte dettate dalla propria coscienza… in vista di un punteggio più vantaggioso nel credito scolastico». Si tratterebbe di un caso strisciante di violazione delle coscienze, per cui lo studente non cattolico sarebbe costretto ad abiurare il proprio credo o il proprio ateismo… per ottenere un credito! In verità, la sorte di uno studente non è certo legata all’insegnamento di religione, come ognuno ben sa. E comunque, avvalersi dell’ora di religione non vuol dire «accettare l’insegnamento di una religione in cui non si crede» (e subire quindi una «discriminazione di carattere religioso»).

Vi può ben partecipare anche chi ha un mero interesse alla cultura cattolica ed alla dottrina della Chiesa. Allo stesso modo, non può dirsi che chi studia Dante o Jacopone da Todi - a dire il vero sempre meno - «accetti» per forza l’insegnamento che da essi proviene (o anche in questo caso dovremmo parlare di discriminazione?). Per fortuna, questo «scivolone» è stato subito corretto.

Il 20 agosto è infatti entrato in vigore il Dpr 122/2009. Esso porta la data del 22 giugno ed è quindi precedente alla sentenza del Tar, ma la sua entrata in vigore il 20 permette di superare la situazione di incertezza che si era determinata, in quanto regolamenta il sistema valutativo da oggi in poi e così dispone, all’art. 6: «In sede di scrutinio finale il consiglio di classe, cui partecipano tutti i docenti della classe, compresi… gli insegnanti di religione cattolica limitatamente agli alunni che si avvalgono di quest’ultimo insegnamento, attribuisce il punteggio per il credito scolastico».

Esso poi correttamente ribadisce che «la valutazione dell’Irc resta disciplinata dall’art. 309 del T.U. 297/1994», secondo cui «i docenti incaricati dell’Irc fanno parte della componente docente negli organi scolastici con gli stessi diritti e doveri degli altri docenti». Sfuma così, almeno per il momento, l’ennesimo tentativo di delegittimare l’Irc.

STEFANO SPINELLI avvocato, presidente Unione giuristi

cattolici, sezione di Forlì-Cesena

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venerdì, agosto 28, 2009

Enzo Jannacci e la carezza del Nazareno

Ho visto la sua carezza e, per quanto mi riguarda, ho visto Gesù. Ero piccolo, mi trovavo su un tram, c’era un signore che era talmente stanco che il braccio gli cadeva, una, due, tre volte. Portava gli occhiali, di quelli da vista, ma da povero, di quelli che non sono stati valutati da un oculista e neanche un ottico. Un povero operaio stanco. Gli caddero quegli occhiali e non sapevo se raccoglierglieli o meno, così nell’esitazione sono andato oltre, attratto dal tranviere che era alla guida. Quando mi sono girato quell’uomo aveva di nuovo gli occhiali ed era sveglio. Insomma, aveva un’altra faccia, come se avesse ricevuto una carezza, rincuorato. Amo credere che sia stato Lui. Altri penseranno diversamente, ma io ci credo molto. Lo cerco, parlo con Dio e non ho bisogno di dirgli nulla perché sa già cosa faccio e cosa farò, dove finirò... sa già tutto.

Avvenire, 27 agosto 2009

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giovedì, agosto 20, 2009

I numeri dell'ora di religione

SCELGONO DI FREQUENTARLA 91 STUDENTI SU 100  
 In Italia 91 studenti su 100 scelgono di frequentare l’ora di religione a scuola. Un dato sostanzialmente invariato da alcuni anni e confermato anche nell’ultima indagine condotta per l’anno scolastico 2007/08 dal Servizio nazionale della Cei per l’Insegnamento della religione cattolica, in collaborazione con l’Osservatorio socio-religioso del Triveneto. Un 91,1% che fotografa la volontà di cogliere l’opportunità e i valori che l’Irc offre. Una scelta fortemente voluta dalle famiglie, visto che nella scuola dell’infanzia l’Irc viene scelta dal 94,1% dei genitori, che diventa il 94,6% nella primaria e il 92,7% nella media inferiore. Leggermente più bassa la percentuale di avvalentesi alle superiori (siamo all’84,5%), dove, però, entrano in gioco diversi fattori, tra cui l’assenza di una vera ora alternativa e un carico orario maggiore. Con la crescita della presenza di studenti con cittadinanza non italiana nelle nostre scuole (sono oltre 600mila) il dato totale di chi sceglie l’Irc registra una costante erosione complessiva, pur rimanendo su livelli elevatissimi. Osservando soltanto il segmento relativo alla scuola superiore si scoprono situazioni differenti tra le varie tipologie di istituto.
  Complessivamente non sceglie l’Insegnamento della religione cattolica il 15,5% degli studenti medi, ma si scende al 14,5% negli istituti tecnici, al 12,7% nei licei e all’12,2% nei licei psico-pedagogici. La percentuale più alta è invece negli istituti professionali (il 17,1%), mentre è di un decimale più basso della media il dato relativo alle restanti tipologie scolastiche. Le Regioni del Nord si confermano quelle con il maggior numero di non avvalentesi, ma sono anche quelle dove si concentra la fetta più consistente della popolazione scolastica di cittadinanza non italiana. Al Centro rimane invariato il loro numero rispetto al 2006. Il Sud si conferma la circoscrizione di gran lunga più legata all’Irc, visto che la percentuale dei non avvalentesi si ferma all’1,7%. Confermato anche l’andamento per l’opzione meno responsabilizzante offerta a chi non sceglie l’Irc: l’uscita da scuola, che è praticata dal 48,1% degli studenti. (
E.Le.)

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giovedì, agosto 13, 2009
L'ora di religione in Europa
Spagna: Il voto fa media
Sulla base della Costituzione spagnola c’è un Concordato Chiesa-Stato del 1979 in base al quale l’insegnamento della religione cattolica è previsto a tutti i livelli dalla scuola dell’infanzia al liceo, come offerta obbligatoria, liberamente scelta dagli alunni o dai genitori. La valutazione nell’istruzione obbligatoria produce gli stessi effetti delle altre discipline mentre nei licei non fa media.

Francia: Solo in due regioni
In Francia l’insegnamento della religione è previsto solo nell’Alsazia e nella Mosella: viene liberamente offerto, ma gli studenti possono essere dispensati. Nel primo grado non si applica nessuna valutazione che è invece obbligatoria nel secondo grado, dove però non viene inclusa nel bilancio dell’alunno e non è soggetta a un esame nazionale.

Portogallo: Valutazione con esame
In Portogallo l’insegnamento si chiama “Religione e morale” ed è tenuto da laici approvati dall’autorità ecclesiastica. L’insegnamento religioso viene valutato con esami e fa media come le altre discipline. In alternativa è previsto l’insegnamento confessionale di altre religioni. I docenti hanno lo stesso status giuridico dei loro colleghi e, se insegnano nelle scuole pubbliche, sono pagati dallo Stato.

Polonia: Insegnamento facoltativo
L'insegnamento della religione in Polonia è facoltativo e confessionale. Viene valutato con la stessa scheda delle altre discipline, ma non fa media e non incide sulla promozione o bocciatura. Dal 2010 entrerà come materia a scelta tra quelle facoltative per l’esame di maturità. Anche le altre confessioni cristiane (ortodossi, luterani, metodisti...) svolgono l’insegnamento religioso nella scuola pubblica.

Germania: Nell’esame di licenza
L’insegnamento della religione confessionale è disciplina curricolare in tutti i Lander tedeschi eccetto Berlino, Brandeburgo e Brema. È obbligatorio e prevede valutazioni rilevanti ai fini della promozione e può essere incluso nell’esame di licenza. Sono previsti corsi di etica o filosofia per chi non sceglie nessuno degli insegnamenti confessionali.

Irlanda: Programma nazionale
In Irlanda lo Stato ha presentato un programma di studi nazionale facoltativo per la preparazione dell’esame di insegnamento della religione al termine del ciclo di studi: dopo tre anni, certificato minore o dopo altri due anni di scuola superiore, diploma di maturità. In Inghilterra, Galles e Irlanda è consentito non frequentare il corso di insegnamento religioso confessionale e non sono previste attività alternative.

Austria: Materia alla maturità
L'insegnamento della religione in Austria è confessionale (per tutte le denominazioni riconosciute) ed è obbligatorio. È prevista anche la possibilità di farsi esonerare dall’insegnamento. La valutazione è espressa in voti che entrano nei certificati e può essere inclusa come materia orale all’esame di maturità. I programmi sono elaborati da gruppi di lavoro, approvati dalla Conferenza episcopale e ratificati dallo stato.
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giovedì, agosto 06, 2009

 Ru486

Emilia Romagna in contrasto con le regole Aifa
 « Il
metodo con cui dal 2005 ad oggi la Regione Emilia Romagna ha utilizza­to e somministrato la pillola Ru486 nelle strutture sanitarie pubbliche ci pare in con­trasto con le indicazioni dell’Agenzia del far­maco ». È quanto sostiene il consigliere regio­nale del Pdl in Emilia Romagna, Andrea Leoni, che in un’interrogazione alla giunta emiliano­romagnola ricorda come «l’Aifa, dopo avere da­to il via alla commercializzazione, ha sancito l’obbligo del ricovero ospedaliero così come pre­visto dalla legge 194. Da almeno quattro anni in­vece - prosegue - la Regione rossa promuove e applica in regime di day hospital la sommini­strazione della pillola, consentendo che la don­na gestisca e viva da sola, presso il proprio do­micilio, le fasi dell’aborto». Secondo il consigliere del Pdl si tratterebbe di «cosa ben diversa dai dettami della legge 194, ri­chiamati dall’Aifa e dallo stesso assessore re­gionale alla Sanità Giovanni Bissoni (che del­l’Aifa è anche membro del cda) secondo i qua­li il ricovero deve seguire tutte le fasi dell’abor­to e quindi, nel caso della Ru486, dalla sommi­nistrazione del farmaco alla certezza dell’avve­nuta interruzione della gravidanza». «L’asses­sore Bissoni – prosegue Leoni – dica chiara­mente se l’Aifa intende applicare il protocollo emiliano che legittima di fatto l’aborto fai da te a tutta l’Italia». E conclude: «La prospettiva del­l’aborto facile con l’uso della pillola diffusa dal­la Regione Emilia Romagna non solo è in con­trasto con i principi della legge 194 ma si è rive­lata un pericoloso inganno per le donne».

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