martedì, settembre 29, 2009

Il Papa nella Repubblica Ceca

"Non basta apparire buoni ed onesti; occorre esserlo realmente". Benedetto XVI ha voluto ricordarlo alla folla dei fedeli presenti alla messa conclusiva del suo pellegrinaggio nella Repubblica Ceca, nella spianata del santuario di San Venceslao, alla periferia di Praga. Per il Pontefice, "c'è oggi bisogno di persone che siano "credentì e 'credibili', pronte a diffondere in ogni ambito della società quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la loro azione". "Questa - spiega il Pontefice - è la santità, vocazione universale di tutti i battezzati, che spinge a compiere il proprio dovere con fedeltà e coraggio, guardando non al proprio interesse egoistico, bensì al bene comune, e ricercando in ogni momento la volontà divina".

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giovedì, settembre 10, 2009

Zani: l’insegnamento è un diritto degli alunni e dei genitori

Parla il sottosegretario del dicastero vaticano: nella Lettera vengono rimessi a fuoco e comunicati agli episcopati aspetti già elaborati in testi ufficiali. Anche se resa pubblica molto prima della sentenza del Tar del Lazio, aiuta a chiarire il problema suscitato da quella decisione 
 
 Una lettera della Congregazio­ne per l’educazione cattoli­ca inviata nel maggio scorso alle conferenze episcopali del mon­do è stata rilanciata martedì dall’a­genzia cattolica Zenit in vista della riapertura delle scuole nell’emisfe­ro boreale e ripresa ieri dalle agen­zie, collegandola anche ad una re­cente sentenza del Tar del Lazio ri­guardante l’ora di religione. Per con­testualizzare il documento, « Avve­nire » ha sentito monsignor Angelo Vincenzo Zani, dal 2002 sottosegre­tario del dicastero.

 Di che tipo di documento si tratta?

 Non è un documento da intendersi nel senso classico del termine – che prevede, cioè, un lungo e comples­so percorso di elaborazione con
l’aiuto di esperti e di valutazione an­che da parte di altri organi della San­ta Sede – ma una semplice lettera nella quale vengono rimessi a fuo­co e comunicati agli episcopati lo­cali alcuni aspetti già elaborati in al­tri documenti ufficiali.

 Perché è stato scritto?

 Per tre ragioni fondamentali. Anzi­tutto perché, verificandosi un ri­cambio generazionale anche tra i vescovi, occorre offrire un servizio di aggiornamento a chi ha il delicato compito di governare e sostenere le istituzioni e gli operatori dell’edu­cazione nelle diocesi. In secondo luogo, perché attraverso i contatti con i vescovi di tutto il mondo ve­niamo a conoscere situazioni tra lo­ro estremamente diverse, dove le le­gislazioni scolastiche di ciascun paese danno all’insegnamento del­la
religione una collocazione istitu­zionale differente. In terzo luogo, perché il dibattito sulla presenza della religione all’interno del curri­colo scolastico è stato ripreso negli ultimi anni anche in sede di organi­smi internazionali, in considerazio­ne del carattere marcatamente in­terculturale e interreligioso che sta assumendo la società attuale.

 Dov’è che l’esigenza di questa let­tera era più avvertita e per quale ra­gione?

 Alcuni esempi. Recentemente, al­cuni paesi dell’America Latina o an­che il Canada, stanno rivedendo i propri sistemi scolastici con la pro­posta di nuove leggi e, in questo quadro, si pone anche il tema del­l’insegnamento della religione al­l’interno del percorso educativo. Ta­le argomento è, inoltre, avvertito an­che
nei Paesi ex- socialisti, come nei paesi dove i cattolici sono una e­strema minoranza e trovano nella religione dentro la scuola uno degli strumenti per far conoscere i con­tenuti antropologici e culturali de­rivanti dalla Rivelazione. Vi sono poi Paesi segnati da una cultura secola­rizzata, anche in Europa, che vor­rebbero eliminare l’insegnamento della religione.

 Quali sono i punti qualificanti?

 L’insegnamento religioso scolastico è un diritto dell’alunno e dei geni­tori perché contribuisce alla forma­zione dell’uomo anche nella sua na­turale dimensione religiosa, oltre che per la formazione dell’uomo e del cittadino; soprattutto nell’at­tuale cultura pluralistica, esso è u­no strumento di rilevante impor­tanza per trasmettere la conoscen­za
dei temi religiosi nei loro signifi­cati trascendenti, antropologici e culturali. Per la religione cattolica tale insegnamento, oltre a questi scopi, è importante sia per far co­noscere il suo profilo peculiare e specifico rispetto alle altre religioni. Per queste ragioni, l’insegnamento della religione cattolica, distinto e nel medesimo tempo complemen­tare della catechesi propriamente detta, dovrebbe essere impartito in qualsiasi scuola.

 Quali i nessi che può avere con la re­cente sentenza del Tar del Lazio?

 Fermo restando che la Lettera è sta­ta resa pubblica ben prima della sentenza del Tar, ritengo che nel pronunciamento del dicastero vati­cano vengano ribaditi tutti gli a­spetti necessari per far chiarezza sul problema suscitato dal Tar.

DI G IANNI C ARDINALE

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giovedì, settembre 10, 2009

GERMANIA
Berlino rende obbligatoria solo l’etica

 A Berlino dal 2006 tutti gli studenti dopo gli 11 anni possono seguire solo lezioni di etica, la cui obbligatorietà venne introdotta a seguito della morte di Hatun Sürücü, ragazza curda uccisa dal fratello che non tollerava i suoi atteggiamenti filo­occidentali. Quest’anno l’associazione Pro-Reli, formata da cattolici, protestanti, ebrei, musulmani moderati e sostenuta apertamente dall’Unione Cdu/Csu di Angela Merkel, ha promosso un referendum nella capitale per reintrodurre le lezioni di religione nelle scuole. Alla fine l’iniziativa non è andata a buon fine poiché non è stato raggiunto il quorum richiesto. Il 27 aprile scorso ha votato circa il 29 percento degli aventi diritto: il 51,3% dei votanti si è espresso per il no alla proposta di Pro-Reli; il 48.4% per il si. La stampa tedesca ha dato ampio risalto alla vicenda, sottolineando che a Berlino, da sempre considerata la città più laica della Germania, erano state raccolte ben 265.823 firme per promuovere il referendum. Il cancelliere Angela Merkel (Cdu) e il vicecancelliere Frank-Walter Steinmeier (Spd), entrambi residenti nella capitale tedesca, hanno votato a favore della proposta di Pro-Reli.
(V.Sav.)

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giovedì, settembre 10, 2009

SPAGNA
 Il fronte laico punta alla sua eliminazione

 A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico – e in attesa della prossima riforma della Legge Organica di Libertà Religiosa – in Spagna si torna a parlare dell’ora di religione.
  Scarsa considerazione, mediocri alternative. Nel paese iberico è sempre più difficile convincere i ragazzi a scegliere questa materia, perché il suo peso è molto ridotto nella valutazione finale dell’alunno e l’alternativa è non fare lezione o dedicarsi al « puro divertimento » . Lo ha scritto il vescovo della diocesi Siguenza- Guadalajara, monsignor José Sanchez, in una lettera pastorale intitolata: « Insegnamento della religione cattolica nella scuola » . Il documento critica « la mancanza di rigore di determinate persone, gruppi politici o ideologici, che si oppongono alla presenza della materia religiosa nella scuola statale, perché dicono che è la scuola di uno Stato laico » . Lo Stato – ricorda il vescovo – non deve scegliere opzioni per i suoi cittadini, ma « garantire che ciascuno sia educato in base alle sue convinzioni » . Ostacolando questa disciplina, si stanno « privando i giovani di oggi e le future generazioni di solide ragioni di vita » . Durante lo scorso anno gli argomenti di polemica non sono mancati: dalla riduzione dell’orario alle più varie interpretazioni regionali della legislazione. La scarsa preparazione dei ragazzi nell’ambito della cultura religiosa è stata denunciata anche dai professori di storia dell’arte, che hanno ammesso gravi difficoltà per spiegare la propria materia.
( M. Cor.)

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giovedì, settembre 10, 2009
Bagnasco: «Il cattolicesimo fa parte della storia italiana»
La conoscenza del fatto cristiano, del cattolicesimo, fa parte della storia italiana: l'insegnamento dell'ora di religione non è dunque catechismo ma riguarda la dimensione culturale ed è previsto dalla revisione del Concordato. È quanto ha detto oggi il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova. Il cardinale si trovava infatti nell'oratorio di Genova di Ponte Decimo per la firma di un accordo tra Regione e Curia arcivescovile in attuazione della legge regionale che prevede erogazione contributi agli oratori che si attrezzano per le attività dei ragazzi e dei giovani.Il cardinale ha spiegato che "la conoscenza della dottrina del fatto cristiano e cattolico è parte della nostra storia".

"Non è una dimensione catechetica - ha aggiunto - ma una dimensione culturale, quella che deve essere presente, che è presente, nel quadro delle finalità della scuola come recita la revisione del Concordato".Il presidente dei vescovi italiani ha ulteriormente spiegato che quella fra Stato e Chiesa è "un'intesa che parla molto chiaro, parla del valore della religione in generale, nell'educazione completa e integrale della persona" quindi "della dimensione religiosa cristiana e cattolica, la forma religiosa più tradizionale della storia italiana". "Strada facendo le cose bisogna ricordarsele perchè possono essere dimenticate oppure interpretate diversamente", ha concluso il cardinale.
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sabato, settembre 05, 2009
Cattiva stampa e videoindecenze:
giudicate voi, giudicate adesso
C’è più di un problema nel mondo dell’informazione italiana. Ma qui, oggi, vogliamo sottolinearne uno che rischia di non essere messo a fuoco nel momento in cui, giustamente, ci si interroga e ci si allarma sulla sorte della libera stampa nel nostro Paese. La libertà senza responsabilità non ha senso, e l’esercizio irresponsabile della libertà diventa inesorabilmente una maledizione per ogni comunità civile. E quella di chi fa e legge i giornali, di chi fa e ascolta e vede i radiotelegiornali, è – dovrebbe essere – una comunità civile. Noi di Avvenire – la «voce delle voci» dei cattolici italiani che Dino Boffo per 15 anni ha portato con libertà e responsabilità in edicola – ci sentiamo parte di questa comunità civile, ci sentiamo e siamo al servizio dei suoi membri più importanti: coloro che ci leggono, coloro che ci guardano e che ci ascoltano. Sono loro, prima di tutto, che giudicano del nostro grado di libertà e di responsabilità, della nostra pulizia e della nostra coerenza.

E noi – oggi che siamo stati trascinati in una battaglia insensata dalla premeditata aggressione compiuta contro il nostro direttore da quanti hanno esercitato una libertà senza alcuna responsabilità – vogliamo riflettere pubblicamente a partire da questo punto cruciale. Restando noi stessi. Sperando di essere ascoltati dai nostri colleghi giornalisti. Contando soprattutto su chi legge, guarda e ascolta coloro che "danno le notizie".

In queste ore, il presidente dell’Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca ha invocato un «passo indietro» e ha richiamato al dovere morale di usare i media con una «maggiore sobrietà di atteggiamenti». Si è rivolto ai professionisti dell’informazione. E ha argomentato: «La funzione dei giornali, delle radio, delle tv e del mondo web è talmente importante e fondamentale nella vita civile di una comunità che non può ridursi – peggio se per propria scelta – a un battibecco dai toni sempre più accesi e sempre meno comprensibili». Ha parlato di deontologia, Del Boca. E questo è l’altro nome della libertà responsabile.

Siamo così d’accordo con lui, noi di Avvenire, che da venerdì 28 agosto a oggi – con naturale adesione all’imput che ci veniva dal nostro direttore – non abbiamo consentito a chi aveva sferrato il menzognero attacco a Dino Boffo e alla libera voce di questa testata di "commissariare" le nostre pagine con una sporca non-notizia. Abbiamo continuato, invece, a scrivere dell’Italia e del Mondo, dando conto con chiarezza esclusivamente nelle pagine dedicate al dialogo con i lettori dell’inconsistenza di quella maligna campagna diffamatoria costruita – nei titoli e negli articoli del "Giornale" diretto da Vittorio Feltri – su una lettera anonima travestita da «documento del casellario giudiziario». E in quegli stessi giorni abbiamo fermamente e cortesemente declinato ogni invito a incrociare le voci – attraverso i mass media radiofonici e televisivi – con coloro che a questa inconcepibile e feroce gazzarra "punitiva" avevano dato il via.

Da cronisti e da portatori di opinioni ci confrontiamo senza timori e senza reticenze con ogni fatto e ogni interlocutore, ma proprio perché crediamo nel dialogo riteniamo che non si possa e non si debba mai recitare una finzione di dialogo. E così abbiamo scelto di non consegnarci ai caotici «battibecchi» soprattutto televisivi evocati da Del Boca e cari, ormai da anni, agli spacciatori di spazzatura.
Osavamo sperare che le nostre scelte facessero riflettere.

E che alla riflessione seguissero scelte giornalistiche conseguenti. Raccontare, ovvio, il "caso" violentemente aperto dal "Giornale", ma con tenace precisione, dopo aver verificato fatti, situazioni e fonti, nel massimo rispetto delle persone a torto o a ragione coinvolte. Molti colleghi, su tante testate quotidiane, hanno mostrato a noi e ai loro lettori che questo è ancora possibile nel nostro Paese. Un gruppo graniticamente inquadrato di giornali ha fatto esattamente l’opposto. E la magna pars dell’informazione televisiva pubblica e privata ha finito per amplificare le loro cannonate in faccia alla verità.

Le falsità e le deformazioni sulla persona di Dino Boffo hanno avuto – per giorni – uno spazio tv irrimediabilmente insultante. Di Avvenire e della sua linea politica è stata fatta anche in tv una interessata caricatura. E questo perché Feltri & Co. sono stati fatti dilagare sul piccolo schermo con le loro tesi e (man mano che la verità veniva a galla) i loro aggiustamenti di tesi. E quando non sono stati loro – gli sbandieratori di una ignobile lettera anonima – a occupare lo schermo, le notizie di chiarimento venute dalla magistratura di Terni sono state ignorate o sminuzzate. Confuse in un polverone di chiacchiere in politichese. Tutt’al più di querimonie su una privacy violata, quando c’era una verità di vita fatta a pezzi. Un’autentica videoindecenza.

Qualcuno dirà: gli assenti hanno sempre torto. Ma noi di Avvenire non siamo stati affatto assenti: non siamo andati in tv a impersonare la parte del calunniato che fa da comparsa nello spettacolo del suo calunniatore, che è cosa ben diversa.

Tutto questo è accaduto sotto gli occhi dei nostri concittadini, lettori e telespettatori. Tutto questo è sotto gli occhi dei cattolici italiani. Che giudichino loro – in edicola e col telecomando – questa libertà irresponsabile che, ancora una volta, nessun altro, neppure l’Ordine dei giornalisti, appare in grado di giudicare. Giudichino loro la stampa della falsità e della cattiveria. Giudichino le videoindecenze.
Marco Tarquinio
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