Ora di religione islamica nelle scuole?
Nei giorni scorsi il vice ministro per lo Sviluppo economico, Adolfo Urso, ha proposto di introdurre nelle scuole un’ora facoltativa di religione islamica.
La proposta è piaciuta a Massimo D’Alema (Pd) e al presidente della Camera, Gianfranco Fini, all’Idv, mentre ha ricevuto critiche da parte di ampi settori del centro destra e centro sinistra.
Forti critiche sono state sollevate dall’Udc e in particolare dalla Lega che, in nome della salvaguardia della identità cristiana del nostro Paese, si è spinta a chiedere “l’ora di religione cattolica obbligatoria per i musulmani” ( Luca Zaia, ministro dell’Agricoltura).
L’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii) “preferisce che gli istituti pubblici italiani offrano ai ragazzi delle diverse religioni un insegnamento di storia delle religioni, lasciando alle comunità religiose l’insegnamento confessionale della fede”.
Pollice verso da parte dell’Udc e del card. Esilio Tonini: “ capisco le buone intenzioni ma dietro queste proposte c’è pressappochismo. Ci vuole la massima prudenza nell’approccio con l’Islam”.
Ecco alcuni spunti per favorire la discussione e il discernimento:
1) Il Concordato non prevede un’ora di religione islamica, ma un’ora alternativa all’Irc, un’ora per lo studio libero, l’uscita da scuola.
2) Il Concordato prevede accordi fra due entità ben precise, mentre l’Islam è variegato e non ha un unico rappresentante che possa interloquire con lo Stato. L’ora di religione islamica sarebbe istituita o attraverso una decisione unilaterale dello Stato o con l’approvazione di parte del mondo islamico.
3) L’ora di Religione cattolica (IRc) è un ‘ ora confessionale con finalità culturali e quindi non può essere catechismo. Ecco perché è ammessa all’interno della scuola ed è aperta a tutti. L’ora di religione islamica non avrebbe queste caratteristiche perché più orientata verso l’istruzione legata al culto.
4) Gli insegnanti IRc sono proposti dal Vescovo che è garante, davanti al Dirigente scolastico (che ne approva l’assunzione) e alle famiglie degli studenti, della idoneità dell’insegnante, della correttezza dell’insegnamento proposto (ortodossia e rispetto delle finalità volute dallo Stato). Per l’Islam il problema si pone. Mario Scialoja, membro del cda del Centro culturale islamico Italiano, ammette che “sarebbe difficile reperire insegnanti qualificati che insegnino un islam autentico, corretto, aperto al dialogo, senza fondamentalismi”.
5) In quale lingua si impartirebbero le lezioni? Non certo in arabo, sia perché relegherebbe l’insegnamento a chi padroneggia la lingua, sia perchè nessuno potrebbe vigilare sulla bontà dell’insegnamento stesso.
6) Appare un’idea interessante e da studiare che potrebbe “ essere utile per sottrarre i bambini dalle madrasse (scuole craniche) dove si insegna il fondamentalismo islamico e si inneggia alla Jihad” (Souad Sbai, deputata Pdl). L’idea però dovrebbe andare di pari passo “ con la chiusura delle moschee irregolari – prosegue
